Plastica

«La bellezza. La bellezza era l’unico merito concessole dal caso. E lei lo spendeva con una certa disinvoltura; e con una certa vanità lo consumava. A noi non restava che ammirarla, bramando di farci l’amore un giorno o l’altro; per poi essere già tristi nell’orgasmo, fermi lì, nelle pose plastiche tra le lenzuola disfatte, a rimuginare nell’istante stesso ciò che sarebbe venuto poi. L’annullamento del piacere. La consapevolezza che tutto sarebbe svanito nel ricordo. La presa di coscienza che traspariva dai suoi occhi nell’immediato e distaccato dopo. Di quello che sarebbe stato il suo incubo futuro, o forse il suo incubo già presente e ricorrente: assistere all’inevitabile svanire di quel merito, suo, unico.»

D.B.

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Mono no Aware

«There is a Japanese term: Mono no aware. It means basically, the sad beauty of seeing time pass – the aching awareness of impermanence. These are the days that we will return to one day in the future only in memories.»

Quadrophenia - Mods

Nei libri tu, io, le barbabietole

«Non sarò mai capace di darti quello che hai sottolineato nei libri: barbabietole da zucchero, che non saprai che fartene, un fiorente settore terziario e importanti industrie siderurgiche. Ma quello che non hai mai avuto il tempo di sottolineare nei romanzi sì; quello che prendere una matita in quel momento avrebbe rovinato tutto; quello che poi quando ci ripensi, nelle notti di malinconia, per ritrovare la pagina ti tocca rilegger metà libro, e un po’ ti rode ma un po’ no, perché è come la vita che alla fine è un po’ così: che le cose belle alla fine tocca ripassartele prima di fare un bel passo, come la geografia.»

D.B.

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I giovani fascisti

Infine, caro Calvino, vorrei farti notare una cosa. Non da moralista, ma da analista. Nella tua affrettata risposta alle mie tesi, sul “Messaggero”, (18 giugno 1974) ti è scappata una frase doppiamente infelice. Si tratta della frase: “I giovani fascisti di oggi non li conosco e spero di non avere occasione di conoscerli.” Ma: 1) certamente non avrai mai tale occasione, anche perché se nello scompartimento di un treno, nella coda a un negozio, per strada, in un salotto, tu dovessi incontrare dei giovani fascisti, non li riconosceresti; 2) augurarsi di non incontrare mai dei giovani fascisti è una bestemmia, perché, al contrario, noi dovremmo far di tutto per individuarli e per incontrarli. Essi non sono i fatali e predestinati rappresentanti del Male: non sono nati per essere fascisti. Nessuno – quando sono diventati adolescenti e sono stati in grado di scegliere, secondo chissà quali ragioni e necessità – ha posto loro razzisticamente il marchio di fascisti. E’ una atroce forma di disperazione e nevrosi che spinge un giovane a una simile scelta; e forse sarebbe bastata una sola piccola diversa esperienza nella sua vita, un solo semplice incontro, perché il suo destino fosse diverso.

Pier Paolo Pasolini, Scritti Corsari.
8 luglio 1974. Limitatezza della storia e immensità del mondo contadino. Su “Paese sera” col titolo “Lettera aperta a Italo Calvino: P.:quello che rimpiango”.

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Corri!

Struscia sull’asfalto, la pelle ingenua
duole la ferita, ma va via.

Corre sulla strada, la pelle dura
cade, la crosta nera
e va via.

Corre, cade, soffre,
sul brecciolino, sulla pista, sulla vita
La pelle folle,
Corre..

D.B.

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A ognuno i suoi..

Di solito nel confronto con i prepotenti, ci piace rifarci ai nostri idoli intellettuali. Sempre gli stessi. Pochi e consumati. Che siano Montanelli, Jünger, Mishima, o il piccolo Feltri, i ribelli. Che sia citare Brasillach , nel giorno della sua condanna a morte. Un onore.

Coloro che hanno fermi miti, non devono saltar di palo in frasca tra i portatori di progresso, che nel mutare d’idee e mode, per antonomasia in perenne movimento, rimangono di rado marmorei bastioni di pensiero. Mai visto un progressista appellarsi a Gramsci se non una volta l’anno. Nell’ultimo giorno dell’anno per giunta. Mai visto un politico di sinistra rifarsi diffusamente a Calamandrei, o a Berlinguer, se non per dire che erano al suo funerale. A piangere. Conservare le idee significa non mutare mai. E se è vero che sono gli idioti coloro che non mutano mai d’idea. Per una volta, apparire idioti, non è poi così male.

D.B.

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Scriv..ere

«Scrivere. Cosa scrivere. Cosa vuol dire, scrivere? Scrivere è una debolezza. è parlare con se stessi rivolgendosi alla carta, è danzare sopra i tasti senza avere chiara una risposta. è confessare, alla passione, la tua unica richiesta. Libertà. Scrivere è come scoppiare. detonare, sputare fuori l’emozione. Disinnescare l’implosione mentale. Raggiungere – mai – il significato. è sconfessarsi e poi giurare, è raccontarsi. cercare la soluzione. divagando, parafrasando, adulando, rincorrendo il senso. è tentare. di stupire, di convincere di stregare di intenerire di colpire di far piangere di mettere un punto. Scrivere é un errore. di pensare di ambire di sperare che qualcuno che non sei te, lette le tue parole, possa dire: sei come me. Non mi abbandonare.
Scrivere è restare. lasciar traccia di se, impronte di se; passaggio di se, di un pensiero che stupido o vano o monotono che sia non voleva giacere là nel tuo rimpianto. scrivere è egoista. e presuntuoso e saccente e autoreferenziale e noioso e bugiardo e coraggioso. è donare. qualcosa che si ha dentro, che sta la la per uscire e lo devi fare: esternare, condividere, confessare, spiegare sparare proiettare nel mondo che temi anche per un istante solo non possa sapere: io sono, ero, sarò qui. ascoltami. ho qualcosa da dire. per sempre. e lasciami provare. con queste semplici, stanche, consumate parole. che non so come altro fare, a vivere. senza scriverle. senza tentare. senza provare a spiegare.

Scrivere.
A volte, è morire.
nell’attesa di chi legge; se sul suo volto sappia dimostrare, con una lacrima, un sogghigno, con l’espressione del timore di non averti a un palmo, che ciò che hai scritto, sfidando in calce il ridicolo e il tutto, possa.. valere. Qualcosa. scrivere è un errore. che se hai mai provato lo sai, cosa può voler dire. È come tirare fuori una parte di te e lasciarla sbranare.
da un odio, da un amore; dalla gente, dal mondo intero che ci passa sopra alle tue parole.. e della tua passione non sa che farsene.

E smettere, sarebbe un vero affare.»

D.B.

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