Time Frame

Slow hand, crawl space, Time comes, time escapes. Low light, creaking moon,

Your shape, gone too soon. Window, fords fail, See through, sealing fate. False hope, carry me through, Love takes, love consumes. Did you say it in a hushed tone, Or maybe I was dreaming? I’ve been hearing things you won’t say, I’ve been living in a time frame. I got caught up in your soft face, but did you ever reach out? I was living in a past life, I was stuck inside a time frame. Soft touch, cold embrace, Forced smile, forced to chase. Time stops, then proceeds, Your shape, all I need.

(Time Frame)

concept01

 

Annunci

Dunkirk di Nolan in due parole

A differenza di molti prima di lui, Nolan ha deciso di raccontarci la guerra senza parole, ma con il solo incalzare delle immagini; che si intrecciano a ritmo serrato e tolgono il fiato fino a raggiunge l’efficacia necessaria: quella che ti fa sentire sotto tiro, con i piedi zuppi e la salsedine nelle narici. Con Dunkirk non si posano mai gli occhi fuori dallo schermo; si incrociano le dita, si stima, ci si commuove di ciò che veramente è stato – Viene quasi da gridare ‘Hurrà!’, quando Tom Hardy fa ciò che vedrete.

I mezzi messi a disposizione per un ‘colossal’ sono esigui – va detto – e forse sarebbe da domandarsi il perché (…); ma l’effetto è ugualmente spettacoloso. Andate a vederlo.

E ricordate che la più piccola imbarcazione da diporto che in quei giorni sfidò la Manica era lunga solo 4 metri e mezzo: un gozzo chiamato Tamzine. Tamzine.

D.B.

21366737_10155683150229812_5862799537041085711_o

La modestia del migliore

Capita spesso di rincuorarsi con belle parole, nei giorni che compongono il bel mezzo della tempesta, e non se ne intravede la fine. Ma schiarirà. Schiarirà.

Dicembre 1957

«Ogni tanto sono colto da accessi di umiltà. Dico a me stesso che sono soltanto un abile intarsiatore di frasi e che, più che a convincere il lettore, miro a colpirlo con mezzi talvolta poco leciti; che sono più spavaldo che coraggioso. Eccetera.
Ma poi alla fine, invariabilmente, concludo che soltanto coloro che ne hanno molto dubitano del proprio talento. E così alle molte virtù che nei momenti di orgoglio mi attribuivo finisco con aggiungere, per umiltà, la modestia.»

Indro Montanelli, I conti con me stesso: Diari 1957-1978

18033061_772383242936869_5434819462182843817_n

La cartolibreria all’angolo è un ricordo lontano

 

A voi non fa un po’ male attraversare, lentamente e fuori ogni programma, la zona in cui avete vissuto?

E passando in rassegna le insegne – che ormai sono tutte cambiate – accorgervi che nulla è come lo avevate lasciato. La piccola cartolibreria, dove compravi di nascosto i ‘Mefisto’ da lanciare ai soldatini al parco, è un’estetista cinese; e il negozio di giocattoli sempre un po’ sfornito, è diventato un bar vuoto e asettico: fotocopia senz’anima e dozzinale di cento altre lavatrici di soldi mal guadagnati. Il negozio che sviluppava le fotografie dei viaggi con mamma e papà, adesso è un alimentari ‘bagladino’ – così li chiamano le vecchie, e pure noi, che non siamo più tanto giovani- e anche l’agenzia funebre, dove passavi con gli amici solo per ‘toccarti’ le palle ridendo e poi scappare via, è una clinica per iPhone con le lucine da albero di natale. La chiamano ‘globalizzazione’, dicono che mi devo rassegnare. Ma io lo chiamo strazio moderno di ricordi sereni. E soffro di un sentimento tetro, che qualcuno etichetta sempre, sbrigativamente, come semplice nostaglia, ma per me è qualcos’altro, è più un vuoto di emozioni lasciato da chi non ne avrà. Come le mie, come le tue.

P.S. insomma, l’ho presa bene sta’ passeggiata.

.

Iniziare dal dessert

Prendetemi per un perenne anticonformista se volete, ma io sono sempre stato un fermo sostenitore dell’iniziare i pasti dal dessert: per non rischiare, fosse mai, di non aver più spazio per il dolce, a dispetto di un inutile antipasto, o dell’abbondanza di un contorno che è scivolato nel piatto per conto suo. Datemi dell’anarchico e dello scostato, se volete. Guardatemi piccati al ristorante. Ma adesso, che ho quasi trent’anni, quando mi siedo a tavola faccio come cazzo me pare.

So’ le 20.09: cannolo siciliano. E poi, poi si vedrà.

D.B.

Schermata 2017-03-27 alle 23.16.10

Scrivere è..

Leggere qualcosa di bello fa venire i brividi, scrivere qualcosa di bello è cercare quei brividi negli altri.. è tutta qua, la faccenda dello scrivere: una passione abbastanza generosa.

Questo almeno secondo me.

30AC768100000578-3420922-image-m-124_1454089702290

Roal Dahl nella sua postazione di scrittura

La forza del nostro amore per la terra distrugga il Jihad

La forza di mille uomini siede a gambe incrociate sull’asfalto, non saprebbe cosa farsene di vergini in paradiso, non saprebbe cosa farsene di guerre sante o di preghiere; ha solo bisogno di un ultimo bacio, di un ultimo abbraccio.. di credere in un dolce arrivederci, e di sopravvivere alla domanda della quale nessuno in terra conosce la risposta: “perché“. La forza di mille uomini siede a gambe incrociate sull’asfalto; che l’intero Jihad la osservi in ossequioso silenzio, la sola forza di un uomo che ne vale mille dei loro.

db

Schermata 2016-07-15 alle 17.19.18

Il prossimo sindaco di Roma

Nonostante le delusioni per chi s’è venduto l’anima al diavolo, per i marziani che c’hanno visitato, per i ciecati sgamati e i finti rincojoniti, per le mamme photoshoppate costrette al sacrificio e per i massaggiati sacrificali costretti ad annassene, io ve lo dico un mese prima.. La Raggi piace alle testate internazionali, Marchini piace in maniera trasversale: dal generone romano all’intellettuale perdi giorno de Capalbio, passando per l’ormone allietato della casalinga de viale Marconi. Io a Roma ce vivo, al ballottaggio vince l’Italia Moderata; vince il mantenimento dello status quo. Quindi l’avete capito come va a fini’. Arfio t’aspetto, voto di scambio t’aborro, Roma ti spero.

db, 2 maggio anno domini 2016

13083097_10154081331750833_1216219102370704861_n