La modestia del migliore

Capita spesso di rincuorarsi con belle parole, nei giorni che compongono il bel mezzo della tempesta, e non se ne intravede la fine. Ma schiarirà. Schiarirà.

Dicembre 1957

«Ogni tanto sono colto da accessi di umiltà. Dico a me stesso che sono soltanto un abile intarsiatore di frasi e che, più che a convincere il lettore, miro a colpirlo con mezzi talvolta poco leciti; che sono più spavaldo che coraggioso. Eccetera.
Ma poi alla fine, invariabilmente, concludo che soltanto coloro che ne hanno molto dubitano del proprio talento. E così alle molte virtù che nei momenti di orgoglio mi attribuivo finisco con aggiungere, per umiltà, la modestia.»

Indro Montanelli, I conti con me stesso: Diari 1957-1978

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La cartolibreria all’angolo è un ricordo lontano

 

A voi non fa un po’ male attraversare, lentamente e fuori ogni programma, la zona in cui avete vissuto?

E passando in rassegna le insegne – che ormai sono tutte cambiate – accorgervi che nulla è come lo avevate lasciato. La piccola cartolibreria, dove compravi di nascosto i ‘Mefisto’ da lanciare ai soldatini al parco, è un’estetista cinese; e il negozio di giocattoli sempre un po’ sfornito, è diventato un bar vuoto e asettico: fotocopia senz’anima e dozzinale di cento altre lavatrici di soldi mal guadagnati. Il negozio che sviluppava le fotografie dei viaggi con mamma e papà, adesso è un alimentari ‘bagladino’ – così li chiamano le vecchie, e pure noi, che non siamo più tanto giovani- e anche l’agenzia funebre, dove passavi con gli amici solo per ‘toccarti’ le palle ridendo e poi scappare via, è una clinica per iPhone con le lucine da albero di natale. La chiamano ‘globalizzazione’, dicono che mi devo rassegnare. Ma io lo chiamo strazio moderno di ricordi sereni. E soffro di un sentimento tetro, che qualcuno etichetta sempre, sbrigativamente, come semplice nostaglia, ma per me è qualcos’altro, è più un vuoto di emozioni lasciato da chi non ne avrà. Come le mie, come le tue.

P.S. insomma, l’ho presa bene sta’ passeggiata.

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Iniziare dal dessert

Prendetemi per un perenne anticonformista se volete, ma io sono sempre stato un fermo sostenitore dell’iniziare i pasti dal dessert: per non rischiare, fosse mai, di non aver più spazio per il dolce, a dispetto di un inutile antipasto, o dell’abbondanza di un contorno che è scivolato nel piatto per conto suo. Datemi dell’anarchico e dello scostato, se volete. Guardatemi piccati al ristorante. Ma adesso, che ho quasi trent’anni, quando mi siedo a tavola faccio come cazzo me pare.

So’ le 20.09: cannolo siciliano. E poi, poi si vedrà.

D.B.

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Scrivere è..

Leggere qualcosa di bello fa venire i brividi, scrivere qualcosa di bello è cercare quei brividi negli altri.. è tutta qua, la faccenda dello scrivere: una passione abbastanza generosa.

Questo almeno secondo me.

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Roal Dahl nella sua postazione di scrittura

La forza del nostro amore per la terra distrugga il Jihad

La forza di mille uomini siede a gambe incrociate sull’asfalto, non saprebbe cosa farsene di vergini in paradiso, non saprebbe cosa farsene di guerre sante o di preghiere; ha solo bisogno di un ultimo bacio, di un ultimo abbraccio.. di credere in un dolce arrivederci, e di sopravvivere alla domanda della quale nessuno in terra conosce la risposta: “perché“. La forza di mille uomini siede a gambe incrociate sull’asfalto; che l’intero Jihad la osservi in ossequioso silenzio, la sola forza di un uomo che ne vale mille dei loro.

db

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Il prossimo sindaco di Roma

Nonostante le delusioni per chi s’è venduto l’anima al diavolo, per i marziani che c’hanno visitato, per i ciecati sgamati e i finti rincojoniti, per le mamme photoshoppate costrette al sacrificio e per i massaggiati sacrificali costretti ad annassene, io ve lo dico un mese prima.. La Raggi piace alle testate internazionali, Marchini piace in maniera trasversale: dal generone romano all’intellettuale perdi giorno de Capalbio, passando per l’ormone allietato della casalinga de viale Marconi. Io a Roma ce vivo, al ballottaggio vince l’Italia Moderata; vince il mantenimento dello status quo. Quindi l’avete capito come va a fini’. Arfio t’aspetto, voto di scambio t’aborro, Roma ti spero.

db, 2 maggio anno domini 2016

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