Quante declinazioni della parola ‘nulla’ che ha coniato sto’ secolo.

D.B.

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Diario di un fallito

« Leggerà i miei libri in primavera un giovane tenente prima dell’assalto, in piedi sul colle sfiorato dai venti. (…) di come girava per New York uno sconosciuto di nome Edička, sorridente e imbronciato, di come invidiava i ricchi, se ne stava in disparte, modestamente, stringendo i denti e impugnando di nascosto il manico del coltello nella tasca… Di come piangeva, tornano in albergo, piangeva per la solitudine e l’energia – tutto potrà leggere il mio giovane tenente. E capirà che c’era qualcosa in comune tra me e il mio berretto e l’elmo piumato del giovane re di Macedonia Alessandro, fra me e la splendida mattina, quando Cesare, piccolo e fulvo, osservava il Rubicone, e Che Guevara, sistemandosi il basco, scendeva dalle montagne per cadere in trappola nella vallata boliviana. C’era qualcosa in comune, anche se creperò sconosciuto nella merda, un piccolo scrittore sconosciuto del XX secolo, fucilato da infame oppure travolto da un automobilista anonimo.»

da Diario di un fallito , Eduard Limonv

svobodanews_limonov

Tutto è noioso e triste

Tutto è noioso e triste! E a nessuno stringere la mano in un momento di pena dell’anima …
Desiderare? A che serve desiderare sempre [e sempre in vano?

Gli anni – tutti i migliori – passano!
Amare.. Ma chi amare? Per poco [ – non vale la pena

ma amare per sempre è impossibile.
Guardarci dentro? Lì del passato non rimane traccia:
lì quanto gioie e pene è un nonnulla.

E quanto alle passioni? O prima o poi il loro [dolce affanno
svanisce se ci chiama la ragione
E la vita se guardi intorno rimanendo freddo [e attento..
una cosa stupida e vuota..

1840, Lermontov

Anche io odio il capodanno

«Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.»

E ogni anno leggiamo; e ogni anno ricadiamo; nell’obbligo collettivo indotto dal conformismo, affogati dalle masse e terrorizzati dall’essere unici e soli. Rimanervi [soli] nel ultimo minuto dell’anno che passa, e fuori il mondo bisboccia. Per carità. Stringiamo i ricordi d’ingenua letizia che conserviamo da anni, senza poterne stringere di nuovi: mai nulla vi è più somigliato [siamo cresciuti]. Noi non siamo tutti Gramsci – per fortuna o per disdetta -; ma siamo anime pronte alla rivoluzioni dei costumi. Tediati dalla consuetudine avvizzita che sentiamo non appartenerci più.
Allora eccolo il nostro proposito per il nuovo anno: che non vi siano più propositi previsti, che non sia più il paragone a spingere le nostre azioni, ma la libertà d’essere noi stessi. Liberi dai retaggi, dalle scadenze, liberi dalle costrizioni, liberi dalle feste comandate e dai piani programmatici imposti da questa società morta dentro che si trascina fuori in abiti da festa.

Ecco dunque a cosa leveremo i calici questa notte: alla libertà.

D.B.

Di questa legislatura mi mancherà..

Di questa legislatura mi mancherà Laura Boldrini,

la sua guerra sincera alla lingua italiana, quella più arcigna mossa nei confronti della storia; la sua imparzialità integralmente assente, la sua onniscienza vacua, che ha tenuto a spaziare su tutto: dall’architettura, alla sessualità, all’orticoltura, alla religione, alla TAV al VAR al TAP alle regole d’accuso nel Tressette a Pizzico; l’ignomia con la quale ha trascurato il paese nel quale lei, miracolato femminino sacro, ha assunto ruolo di rilievo senza averne alcuno.

Di tutte le sue riflessioni ponderate, che ha sempre dispensato generosa, con dittatoriale slancio, e perentorio laconico timbro di voce, ricorderemo una cosa e una sola: MAGALLI, MAGALLI (2), MAGALLI (3). Quando il sogno, era possibile.

 

D.B.

La guerra dei bambini

Avere un cuore da bambino non è una vergogna. È un onore. Un uomo deve comportarsi da uomo. Deve sempre combattere, preferibilmente e saggiamente, con le probabilità a suo favore, ma in caso di necessità deve combattere anche contro qualunque probabilità e senza preoccuparsi dell’esito.

Ernest Hemingway

Summer 1903 A young Earnest Hemmingway holding a long barreled gun and standing on the bow of a boat in a field at Wallon Lake. Copyright unknown, please credit The John F. Kennedy Presidential Library and Museum.

Prima pagina, primo paragrafo, prima regola: della risposta agli inbox

“Comunque vedi qual’è il dramma; io adesso risponderei anche a quell’imbox, nella speranza che anche lei sia come me, nel letto, da sola, a non far niente. Magari per intavolare una brillante conversazione notturna che ammicchi al flirtereccio. Ma non lo faró. Non lo farò perchè la legge del contrario – prima pagina, primo paragrafo, prima riga del manuale dei finti fighi che però mettono le palle in buca – è collaudata e paga; e a noi, non tocca altro che sottostare alla realtà. Il mondo appartiene ai calcolatori, ai bugiardi, ai finti fighi. Chi reagisce d’impulso, di solito, ha sempre il naso o il cuore rotto.”

D.B.

Sa mica dove vanno l’inverno, i pappagalli?

Mi domandavo che fine facessero, con questo tempo becco, tutti quei pappagalli fuori posto; allora dissi: ci passa mai dalle parti di Villa Pamphili? Su, vicino a Monte Verde Vecchio.. Dove ci sono tutti quei pappagalli, sa?
– Sì, e allora?
– Be’, sa, i pappagalli, quelli verdi e gialli che ci svolazzano a fiotti? In primavera ec­cetera eccetera? Che per caso sa dove vanno d’inverno?
– Dove vanno chi?
– I pappagalli. Lei lo sa, per caso? Voglio dire, vanno a pren­derli con un camion o vattelappesca e le portano via, oppure volano via da soli, verso sud o vattelappesca?

D.B.