Bellerofonte, amico mio

«Ti sei sempre illuso amico mio, di essere diventato ciò che sei per te stesso. D’essere arrivato dove sei, di traguardo in traguardo, per sola tua ambizione. No. Invece no ti dico. Non è per noi stessi, per amor propio, che abbiamo lottato, che abbiamo saltato il muro, che abbiamo scommesso tutto o scalato l’alto monte. Non è per noi stessi che miglioriamo.

Quello che sia siamo è il risultato del rifiuto e dell’ abbandono. Noi siamo il meglio che potevamo e volevamo essere per splendere negli occhi di chi non voleva saperne di noi. Di chi guardava altrove. Siamo sangue e sudore della necessità di essere accettati dall’amor perduto o mai corrisposto. Siamo le vittime del bene assente; del non bastarle, del non piacergli. Dell’esserci bastati. Noi siamo il merito spronato dal niente. E quando ci guardiamo alle spalle. Con la nostra bella nostalgia. Quando viaggiamo nel tempo e ci interroghiamo; non perdiamo troppo tempo a complimentarci con noi stessi; ma a ringraziare. A passarli in rassegna nelle notti insonni, uno per una. A pensare: meno male che ci sono, che ci sono stati. Voi che non ci avete mai accettati per quello che eravamo. Oggi vi ringraziamo per quello che siamo. Nella vostra ombra abbiamo imparato a sorgere, giorno dopo giorno, come un’alba raggiante. Forgiati. Nel carattere e nel fisico. Maturati e cresciuti. Padri, madri, amanti e amori passati. Cotte adolescenziali per la più bella che non sapeva della nostra misera esistenza, e datori di lavoro bastardi. Pensavamo di poter bastare. Eravamo quello che potevamo dare. Tutto. Ma abbiamo scoperto che non era abbastanza. Allora siamo usciti un giorno, senza saperlo, senza nemmeno accorgercene, e per loro non ci siamo mai più fermati. Non ci siamo mai arresi. Credevamo per noi stessi, ma sbagliavamo di grosso vecchio mio – e forse in fondo lo sapevamo, che non era per noi, era per meritarci il bene che non volevano concederci. Occhi pieni di stima e lunghissimi abbracci.

Ora possiamo dirglielo. Ovunque siate, fantasmi e ricordi, voi sappiate, voi crediate, voi vogliate o non vogliate, avete sempre lavorato per noi. Per renderci quello che siamo stati capaci di diventare. Fieri, indomiti, soddisfatti ma ancora in marcia, a caccia della chimera. E adesso, nel silenzio della nuova alba che ci spetta, è là. La vedo la Chimera. L’afferro già.»

D.B.

cmcapture25

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