Sognando le Air Zoom: storia di mille pomeriggi di poste ai Parioli

In fondo a Via Rubens, breve e tortuoso viottolo sui Monti Parioli, scandito da crateri quasi lunari e intitolato al pittore fiammingo Pietro Paolo, si trovava, nascosto dietro la serranda di quello che forse era stato immaginato come un box auto, un negozietto senza insegna con un nome che non lasciava spazio ai dubbi: Be Cool. Disordinato e pieno di vestiti fighetti, era gestito da un gigantesco uomo barbuto la cui pazienza spesso vacillava nel perpetuo peregrinaggio di ragazzini che due volte a settimana si affacciavano sull’uscio della porta solo per domandare se fossero ‘arrivate’ – No? E quando? Quando credi arriveranno? Allora ripasso. Ripasso.

Puntuali come orologi fermi due volte a settimana, passavano, sempre alla stessa ora, sempre con la stessa faccia, sempre con la stessa speranza. Ma cosa cercavano tutti quei bambini sperduti? Ebbene la leggenda voleva che lì, proprio in quella remota succursale di uno show-room del centro che vendeva vestiti provenienti direttamente dagli States quando non esistevano Ebay e voli Low-cost, sarebbero prima o poi arrivata una partita di Nike Terra Sertig, per gli amici: le Air Zoom. A testimonianza del prodigio già manifestatosi in passato, un paio di quelle bramate scarpe troneggiava su di una mensola, erano verdi laccate: le chiamavamo le verdi ‘Ramarro’. Erano bruttine sì, non erano affatto del colore che desideravamo; erano un 46.. e noi portavamo almeno cinque numeri in meno – Dio quante volte gliele facevamo tirare giù per provarle sperando che da una settimana all’altra i nostri piedi fossero cresciuti. Almeno un po’. Ma niente da fare, loro erano 46, noi eravamo dei quindicenni, e volevamo a tutti i costi un paio di ‘zoom’ per ballare l’hardcore; e ci accontentavamo anche solo di potercelo raccontare a scuola, che eravamo andati da Be Cool e che avevamo provato le ‘ramarro’, che ci avevano detto che forse.. la prossima settimana.. dall’America ne sarebbero arrivate qualche paio. Noi aspettavamo. Speravamo.

L’altro giorno, per caro, ho trovato in balcone una pila di vecchia scatole di scarpe da buttare; una di queste era scoperchiata, e custodiva proprio un vecchio paio di Air Zoom verdi e bianche. Le elevo rimosse dalla mia mente; forse sognavo; forse si erano materializzate dall’inconscio che cova i miei desideri. Oggi le ho un po’ restaurate, le ho un po’ coccolate – C’è chi potrebbe dire che sono solo un maledetto paio di scarpe da ginnastica, e che io sono solo un maledetto patetico nostalgico; ma cosa volete saperne voi, del profumo del freddo di Via Rubens in quel momento indimenticabile nella nostra vita?

di Davide Bartoccini

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