J’accuse: basta alle pischelle che si modificano le foto. La pubblicità ingannevole fa male al loro amor proprio e alle nostre erezioni.

Oggi è domenica, e non un cazzo da fare; dunque vorrei sviscerare con voi una volta per tutte la faccenda ‘pischelle che modificano spudoratamente le foto su Instagram’ perché veramente arrivato il momento di dire BASTA. Forse qualcuno si ricorderà di quella volta che scrissi: ‘Ho talmente tante fregne su facebook che non voglio più usci’ de casa.. Perché quando le incontro per strada manco le saluto: torno a casa e per riattaccare bottone gli scrivo un inbox “Ei, mi sa che ho incontrato tua zia” .. Finisce sempre che non mi parlano più.’ Ecco, la situazione con Instagram è letteralmente arrivata ad una fase di stallo.

Perché qua non si tratta più di divulgare, o semplicemente mettere come foto profilo, solo ed esclusivamente foto dove si è venuti eccessivamente bene – da qui il sistema della media ponderata che applicavamo ai bei tempi noi uomini: il voto reale che va 1 a 10 è la media delle prime 5 foto profilo più quello della prima foto in costume che trovi – ; cioè, quella è anche una scelta abbastanza ovvia, è regolare, è consentita dalla convenzione di Ginevra per il worldwideweb. Lo fanno anche gli uomini, lo facciamo tutti; anzi non ho mai capito il masochismo  di chi sceglie per avatar una foto dove fa cagare, anche se lo stimo profondamente. Perché chiariamo un punto:  un conto è spararsi un book fotografico con la luce giusta che magari avete trovato per caso in cucina, e scegliere la migliore su 66 per poi postarla con una frasetta del cazzo, rubare un po’ d’attenzione e convertirla in auto stima; un conto è piasse e piacce pel culo: mistificare la realtà, approfittare della nostra ingenuità, ingannare se stessi e gli altri, ingannare le nostre erezioni ipotetiche e preparare il terreno per le nostre défaillance future. Qua non si tratta più di push-up di Intimissimi che dopo a una join venture con la NASA tramutano una ‘primetta’ in una 3ª importante – che poi vola via non appena riesci a sganciare il gancetto nella foga della passione – ; qua non si tratta più del trucco del sabato sera che misto alla sbornia tua ti fa credere di esserti caricato in macchina Violante Placido ma poi te risvegli accanto a una che somiglia di più al padre dopo essersi fatto i colpi di sole; qua non si tratta più della fotina con la duck-face fatta per noia e ricerca di attenzione; qua si tratta di prendersi gioco di se stessi e degli ormoni altrui, di non accettarsi e per questo di stendere una rete di trappole e tranelli, di costruirsi un’identità parallela come una spia da guerra fredda, di deflorare l’arte della fotografia stracciando prospettive e sovvertendo la forza di gravità o l’anatomia umana per farsi pubblicità ingannevole.

Sinceramente non credevo si potesse arrivare a tanto finché una mia amica non mi ha mostrato l’inconfutabile e schiacciante realtà di alcuni suoi prima e dopo. Applicazioni per levigare la faccia, gonfiare gli zigomi, le tette, cambiare il naso, per allungare braccia e  gambe, per snellire il bacino – ma dico, ma che stiamo scherzando? – per illuminare gli occhi e scurire la pelle, per levare le persone dallo sfondo, e poi, per concludere in bellezza, quelle per piazzarsi una scarica di like farlocchi a far volume. Cioè qua non si tratta più della ritardata che per un momento di gloria va su Snapchat e se mette la coroncina in testa e poi vomita arcobaleni (che ancora devo capi’ il senso nascosto, son sincero), non si tratta di piazzarsi le orecchie e il muretto per essere spiritosa e magari per fare finalmente outing che è una cagna: qua si tratta di sostituire gli onorabili 12mila euro di chirurgo plastico, 3 anni di cross-fit e 5 di dieta con 3 ore di tutoria de photoshop.. e insomma, a me non me pare regolare.

Ora, questo è un fenomeno esclusivamente a uso e consumo femminile – spero – ma pensate se lo facessi io: che peso 60 chili bagnato, ho un nasino delicato che mi chiamano il ‘tucano’, non vado il palestra dal ’98 e la prova fisica più faticosa in cui mi esprimo annualmente sono un paio di doppiette a letto o una nuotata da una barca all’altra per scroccare il caffè. Facciamo conto per un attimo che invece di limitarmi a non mettere delle foto dove sono venuto di merda, che mi pare onesto, mi alzassi di 5 centimetri, (arrivando a superare il metro e 80 senza scarpe, che sogno..), se magari mi gonfiassi i pettorali e le braccia, se mi gonfiassi placidamente il pacco con generosa abbondanza: come se nei boxer vi riposasse un’anatra all’ingrasso per il foie gras, ma dico.. a voi donne ve sembrerebbe regolare?  Perché a me mica tanto.

A freddo finirei per dire che, per la legge del contrappasso o per un approccio più pragmatico, noi uomini dovremmo fare finta, di base, tutti, di essere ventenni in carriera  e milionari: così da scoparci a mani basse tutte quelle che su Instagram si prendono la licenza di spacciarsi per fotomodelle da Harper’s Bazaar (please, no derive femministe)Solo che il breve idillio sfocerebbe il più delle volte in uno che fa finta di avere una Ferrari che si schioppa una che fa finta di avere 3 chili in più di tette e 6 chili in meno di culo.. Però ecco, de base non mi sembrerebbe molto regolare manco questo; nn ci vedo un progresso che vada oltre l’utilitarismo che attraverso la menzogna conduce in prossimità dell’amplesso.

Dunque la riflessione si fa più filosofica e pone in essere la domanda: ma dove è finita la bellezza della spontaneità? E chi l’apprezza? Siamo veramente caduti così in basso? Ci siamo veramente lasciati corrompere tutti quanti dalle immagini che ci vogliono vendere film e cartelloni pubblicitari; anche se sappiamo benissimo che Di Caprio c’ha la panza e la foto di una modella d’intimo prima si essere stesa sulla colla da affissione di un enorme cartellone abusivo, passa 24 ore sul computer di un mago di photoshop.. Noi vogliamo comunque provare ad eguagliare la finzione? Ok, siamo tutti dei coglioni utopici, però non stimiamoci così poco da renderci addirittura patetici. Perché quando i corpi nelle foto assumono quelle pose plastiche ed innaturali che deformano la realtà, quando finiamo a praticare più sexting che sesso per non smascherare quella finta identità che ci siamo  creati e che viene custodisce gelosamente, chiusa in casa, vivendo solo attraverso i social, siamo una sconfitta per l’umanità, siamo vittime della nostra epoca; e la nostra epoca fa veramente cagare, perché è un costoso e avvilente surrogato della vita vera, tra filtri per le foto, applicazioni inutili, divani comodi, e grandi sogni infranti.

D.B.

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2 pensieri su “J’accuse: basta alle pischelle che si modificano le foto. La pubblicità ingannevole fa male al loro amor proprio e alle nostre erezioni.

  1. Preoccuparsi dell’insicurezza altrui è indice di altrettanta insicurezza. Se esco con un uomo non mi accerto che nei pantaloni abbia un’anatra. Se voglio un’anantra vado in uccelleria, se voglio un uomo non lo cerco online. Dovrebbe essere lo stesso cambiando il genere sessuale. Saluti

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