Dio del Cinema salvaci dalla grande bugia dei trailer

Giù le luci. La sala di un cinema di quartiere che proietta ancora film d’essai, al primo spettacolo di giovedì sera, è semivuota come una riunione di alcolisti anonimi posticipata al week end: prendono posto composti e spaiati solo quelli che ci credono ancora veramente.

I saggi del cinematografo suggeriscono ormai da tempi entrare in sala con almeno 10 minuti di ritardo, così si saltano a piedi pare tutte le pubblicità – e questo non è sbagliato ammetto – ma l’ho sempre reputata una forma di incurante maleducazione, e poi se hai buoni posti rischi di dover passare in rassegna l’intera fila con il tuo pacco o con il tuo culo: ve la ricordate la ‘questione d’etichetta‘ professata da Tyler Durden no? E allora avanti con i trailer che non vediamo più su Tele Montecarlo nello stacchetto ‘coming soon’.. Avanti, tentateci e fate del vostro peggio. È così che dagli anni ’90 in poi il Cinema è cambiato forse, è così che i film ci sembrano tutti belli senza leggere per forza la trama, è così che ogni volta che ci sediamo sulla poltrona rimaniamo sedotti per poi essere abbandonati nella delusione di un film bugiardo: non facciamo in tempo a rimembrare il titolo dell’ultima ciofeca di celluloide che erano riusciti a rifilarci, che già pregustiamo la delusione della prossima. Intanto titoli di testa.. nomi di ruoli marginali che solo gli addetti ai lavori conoscono e che nessuno ricorderà mai.. poi quelli dei primi attori; con le luci giù la mia mente esce dalla sala e da il ciak alle sue elucubrazioni:

“Eccolo, il grosso problema del Cinema : i montatori di ‘trailer’ sono diventati troppo bravi.. mentre gli sceneggiatori, i registi, e il pubblico da accontentare sono sompre più mediocri, anzi, fanno cagare.”

La media è abbastanza semplice, di 8 film che ci promuovono, 4 faranno schifo, due di questi sono pieni di attori famosi che si riducono quasi a fare dei cameo prolungati per vendere milioni di biglietti in cambio di cache da milioni di dollari – la vita ad Hollywood costa – 2 sono decenti – ma uno dei due non lo rivedresti mai, non lo noleggeresti, non lo rivedrai nemmeno quando lo daranno alla pay tv, ti addormenterai a metà – l’altro è mezzo bello, magari bello del tutto; gli ultimi due variano: o sono cartoni, o sono troppo intellettuali, o sono cinepanettoni o velleitariamente simili, o sono sono troppo settoriali.

Be’ bella media rincuorante. Allora mi viene da rimuginare quando pochi giorni fa ero fermo davanti ad un Blockbuster che oggi è diventato una sala giochi che vende scooter , caramelle e noleggia DVD. Penso ai vecchi fasti delle famiglie e delle coppiette di trentenni appena andati a convivere che passeggiavano con le mani in tasca tra gli scaffali, novità o vecchio classico? Azione o Romantico? Per attore o regista? Dove sono finiti quelli spettatori? Dove è finita la voglia di andare ad affittarsi un film e riportarlo con una settimana di ritardo? Cazzo.. ci si potrebbe scrivere una sceneggiatura solo su questo. E non me la bevo la storia che cinema e video-noleggi sono stati mangiati soltanto da Sky e Streaming.. forse all’inizio, non adesso che su Sky non danno mai uno stracazzo di niente e per guardarsi un film decente sulle reti convenzionali bisogno sta a attaccati a Rete 4 alle 2.00 di notte.. – Ma ci sta qualche grosso sindacato di metronotte e portieri d’albergo che fa pressione su Mediaset? No perché altrimenti sta storia non se capisce

Strapagare un montatore di scene per fare un triller accattivamente evidentemente deve essere molto più intelligente di scegliere una sceneggiatura migliore e allungare i tempi di regia, investire su qualcosa di semplice dev’essere più sicuro che sperimentare o rischiare con qualche strampalato sconosciuto come poteva esse George Lucas negli anni ’60.. Ma il cinema è arte, non merce: quando si mercifica l’arte essa cessa di essere tale. I registi piegati ai produttori si abbassano alla stregua dei venditori di videocassette, che purtroppo non esistono più neanche loro. Sorpassate, sorpassati..

Comunque.. il fim non era male, molto serioso, crudo e spossante: mi ha anche fatto commuovere. La miseria della realtà in cui viviamo ha lasciato un senso d’impotenza che solo dopo un film del genere si può compatire sinceramente.. tu che hai 8,50 euro da spendere per il biglietto di “Io, Daniel Black“. Ma del resto il cinema è una finzione che da più di 70 anni ci erudisce e combatte su fronti di cellulosa l’appiattimento culturale di  quelle generazioni che si sono ridotte a non sapere più cos’è un romanzo.

Tornato a casa, nel silenzio della notte che mi ha reso col passare degli anni un compiaciuto animale notturno, sono entrato sul classico sito di streaming, e ho sfogliato i titoli non per categoria, non per attore, non per regista; ma per anno. Tra la prima metà degli anni ’80 e la seconda metà degli anni ’90 avete la vaga idea dei cult e delle pietre miliari dei generi cinematografici che combutte di registi, sceneggiatori, attori emergenti  diventati degli dei sono state sfornate? Be’ se non ce l’avete andatelo a scoprire. Vi dico soltanto che nel 1994 Philadelphia non vinse l’academy come miglior film perché lo vinse Schindler’s List; che Denzel Washingtonnon vinse l’academy come miglior attore non protagonista perché lo vinse Tommy Lee Jones ne Il Fuggitivo, e probabilmente perché quello come miglior attore protagonista lo vinse ovviamente Tom Hanks in Philadelphia;  che Jurassik Park e Nel Nome del Padre vinsero uno poco, e l’altro poco più di niente. E che Forrest Gump, uscito anch’esso nel 1994 farà manbassa  solo l’anno successivo. “Non so se ci siamo capiti?!” Ammiccava un affascinante Jude Law in quel discreto remake di Alfie.

Insomma se quella faccenda che recita”Siamo fatti per il 90% dei film che vediamo” è vera, e nulla cambia, con la poca voglia che hanno le nuove generazioni di vedere film che la loro necessità di effetti speciali gli preclude, ben presto non saremo fatti di nulla.

Che poi tornando a quella sceneggiatura, non sarebbe male buttare giù due righe sulla storia d’amore che nasce tra uno sceneggiatore insonne e depresso e una ragazza con i capelli blu che lavora in una piccola videoteca aperta 24h; che studia psicologia e fa battute argute, che mastica gomme americane che fanno ancora le bolle e profumano l’aria di lampone.. sarebbe tutto così anni 90.. io amo gli anni 90.. e m’innamorerei troppo di una ragazza con i capelli blu.

 D.B.

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