Topolino, il vecchio e il mare

Tre piedi alle mie spalle una sedia di ferro strascica a fatica sul pavimento, un uomo silenzioso è arrivato tardi per il pranzo, puntuale per ritrovare la sua solitudine. È vecchio e abbronzato, i due occhi di un azzurro intenso che sormontano in naso sottile sembrano biglie di vetro giocate da bambini, la barba e i capelli, entrambi bianchi, ricordano un personaggio fuoriuscito dai pensieri di Hemingway, fossimo altrove, forse Hemingway stesso. Il vecchio è appena vestito, calza buffe ciabatte di platica rosa e ha 3 numeri di Topolino freschi di stampa sotto al braccio. Ha scelto la sedia rivolta verso il mare di un tavolo in disparte. La sedia strascia di nuovo, affaticato dalla prodezza poggia i gomiti sul tavolo vuoto e prende placidamente posto nel ristorante semivuoto. Le biglie celesti scrutano il mare piatto, un cenno approssimativo richiama l’attenzione del cameriere che senza domandare incassa la comanda, sempre la stessa: una bottiglia di Capichera e una porzione di patatine fritte. Il vecchio colma il bicchiere, scosta le patatine con il gomito e poggia un albo di fumetti scelto a caso dalla pila al centro del tavolo. Mentre beve un lungo sorso tremolante le biglie si poggiano sulle imprese del topo di Walt Disney, sembra parecchio interessato, sfoglia le pagine che divora come le patatine che non sta mangiado, e all’ennesima battuta di carta ingoia un altro generoso sorso tremolante. Il vecchio è un uomo enorme, sarà un metro e novanta per svariati chili, ha una pettinatura folta e tutto sommato elegante, nonostante sia lasciata andare. Topolino in mano sua fa lo stesso effetto di un bambino con un enorme paio di occhiai da sole.. È per questo che ogni giorno tutti lo fissano, ma lui non se cura, mangia una patatina e si perde nelle storie di Topolinia tutti i giorni da non si quanto e non si per quanto altro ancora. Le biglie azzurre si concedono una pausa dalla lettura che le aveva rapite e tornano a fissare il mare di un colore che a confronto delude. L’esercizio della congettura bussa nella mente come un ubriaco che ha perso le chiavi e muore di sonno: “chi è quel vecchio uomo che legge Topolino? Un vecchio capitano d’alto mare che ha perso la brocca? Un milionario o un mendicante? Un pazzo o un genio disinteressato? Un benzinaio o un marchese in disgrazia? Chi è?” Ordino un altro caffè per beneficiare ancora un po’ della sua compagnia inconsapevole, sono rimasto solo anche io. Lui legge, legge, beve e legge, il Capichera è finito, le patatine sono tutte là, devono essere una copertura che sostenga il buon costume e contenga le apparenze. Chi è quell’uomo? Mi alzo per pagare il conto e faccio quello che tutti i presenti vorrebbero fare. Mi avvicino al cameriere che conosceva a memoria la comanda per chiedere qualcosa sul conto di quell’uomo. Ho la battuta pronta e una sete di curiosità traboccante. Intascati i soldi del resto, guardo il cameriere pronto a liberare la voce della curiosità, ma dopo la prima parola rompo, cambio rotta, e quel ‘chi è’ affonda in un abisso di fantasia che voglio tenere stretto con me – Viene spesso quel signore? – Spesso, ordina sempre un bottiglia di Capichera e legge.. è sempre da solo, pare che viva in Perù e non sta più tanto bene con la testa.. – Forse, forse sta meglio di noi.. In fondo a guardarlo, sta solo facendo quel che gli piace, c’intravedo del genio.. non le pare?

di Davide Bartoccini

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