Ricordo di un volo di Balbo

Su una ringhiera orlata di ruggine e fregiata d’ali, un cartello senza pretese avverte che si sta per entrare nel Parco delle Crociere. L’asfalto è contorto è squassato da enormi radici di pino che insieme alle buche da percorrere a zig-zag, regalano ai bambini enormi pigne dalle quali estrarre pinoli. Nonne vigili e accaldate in vecchi vestiti dalle fantasia a fiori osservano e si compiacciono. Alcune signore, ancora più vecchie, siedono all’ombra su rozze sedie plasticose e spaiate. Una sedia a rotelle, messa da parte per il prossimo viaggio, spicca sotto l’effige di bronzo che ritrae una formazione di idrovolanti: Savoia Marchetti S.55 che sorvolano l’Oceano Atlantico. Per terra negli angoli, piatti di carta con quella che loro – come mia nonna – chiamano ancora ‘pastasciutta’, attendono da giorni l’attenzione di un gatto randagio e spensierato che si crogiola al sole.. proprio là, sotto la tomba di Italo Balbo. Il silenzio è rarefatto ma intenso. Mentre osservo le gesta incise sul marmo di trasvolate oceaniche volte al nuovo mondo e di pionieristiche azioni tra le nuvole, un bambino rompe ed esulta – ‘Guarda come vado in alto con l’altalena nonna!’ – Prova a volare come tutti a suo tempo, e il pensiero accarezza e riscopre il ricordo. Il gatto rotola al sole, l’immondizia è immobile e sparsa. Nessuno è interessato alla mia visita, unica e devota. Sono deluso della mia solitudine. Mi rendo conto che non c’è spazio per nostalgici saluti romani, e nemmeno per accennare inchini a quel vuoto e malmesso mausoleo, che solo il cielo sorveglia immobile da parecchio tempo. Dove sono finiti gli uomini? Dov’è finito l’amor di patria e dove sono le fanfare coperte dagli applausi? Non odo nulla. Solo silenzio. Forse un lontano ciarlare di noia, e di nuovo quel bambino, quello che teme di spiccare il volo. Vorrei essere disgustato e triste per questa mancanza.. Ma profondi brividi mi pervadono mentre taglio il Parco delle Crociere e rammento chi sono, chi siamo: italiani, popolo di poeti, di eroi, e in questo caso, di trasvolatori.

Dalle acque di questa laguna, il Maresciallo Balbo spiccó il volo alla volta di Chicago. Seduto al comando del suo S.M 55, nell’estate del 1933, da contatto, solca le onde tenui e sale in aria.. Mancano 19.000 chilometri all’America.

D.B.

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