Bud Spencer, il mito americano antiamericanista

E’ stato un risveglio triste oggi quello senza Carlo Pedersoli alias Bud Spencer, dipartito all’età di 86 anni per insegnare ‘a mangiare fagioli agli angeli’, come molti hanno scherzato a dire, ma forse più che altro dipartito per insegnare che la bontà d’animo e l’indomabile volontà di difendere i più deboli, nonostante la svalutazione che questi tempi corrotti vorrebbero farne, rimangono ancora le più affascinanti delle virtù.

A leggere i coccodrilli unanimi di giornali e fans, l’ideale del grande uomo che arriva quando ci sono guai da risolvere e si immola con l’idealtipica banda di smargiassi che si approfitta del numero per sottomettere i più deboli, è forse la qualità che tutti noi abbiamo sempre adorato nel gigante buone che calzava un 47 di piede e superava i 150 chilogrammi. Per quel pubblico nazionalpopolare che pensava “..e mo ve la fa vedere lui vela fa vedere..” è stata forse una delle più grandi liberazione e delle più sincere rappresentazioni di rivalsa. Un antitesi della rappresentazione fantozziana con il quale si alternava delle prime serate d’estate. Rappresentante emerito del perenne desiderio che uomini simili esistessero veramente, e si manifestassero, a scuola negli angoli bui, al lavoro con i capi prepotenti, tra le autorità, nella vita vera. Speranza che qualche super uomo incorruttibile mettesse fine alle ingiustizie come sul piccolo schermo con quell’antenna ancora da allungar e regolare. Io come mio nonno, e mio padre tra noi, abbiamo ammirato il grande Bud dare sganassoni ai cattivi che volavano come piatti nei nostri ‘televisori grandi’ da salotto. Tre generazioni di affezionati fans, tre generazione di devoti estimatori della giustizia. La storia fuori dalla finestra passava, e noi sempre lì, di replica in replica. ” Nonno.. mi senti? stasera fanno un film con Bud Spencer sul 4″ – “Sono già sulla poltrona.. Mo gliela fa vedere Bud.” Gliela fa vendere ai cartelli della malavita, gliela fa vedere ai prevaricatori con i loro scagnozzi, gliela fa vedere a quei prepotenti di americani. Una strana contraddizione, quel Bud Spencer. Nome d’arte americano, campione tutto italiano. Non sarà un caso infatti, che i film più apprezzati dal pubblico italiano al di fuori del filone ispirato allo Spaghetti Western, sono forse stati ‘Bomber’ e ‘Lo chiamavano Bulldezer’ di Michele Lupo.. Mito americano antimericanista, quando contro quello smargiasso del sergente maggiore Rosco Dunn, fantastico personaggio interpretato dal sud africano Kallie Knoetze. Quando in pieno atlantismo l’Italia era costellata di basi americane, con il loro soldati e la loro potenza oltreoceanica, con le loro bombe nucleari, e i loro caccia nei nostri cieli facevano un po’ come gli pareva (perché ieri lo sapete.. era il 27 giugno). Lui, a difesa del classico gruppo di italiani allo sbaraglio, prendeva in mano la situazione e lo metteva sempre al posto suo, Rosco Dunn, e tutti suoi. Una volta sul campo da Football, una volta sul ring – Che libidine, che doppia libidine -. E’ forse una delle più grandi contraddizioni di Bud Spencer: il mito americano antiamericanista. Lo specchio dell’Italia che forse lo ha tanto adorato proprio perché era come lui, un paese combattuto..cresciuto tra il mito americano e le sue isoovertibili consuetudini ” Tu vuò fa l’ americano mmericano! mmericano! ma si nato in Italy! ” cantava Carosone, partenopeo come Pedersoli, di soli 9 anni più giovane.

Tu vuò fa l’americano.. per tre generazioni. Tu può fa l’americano Bud, ma scoprire quanto sei Carlo per molti oggi è una bella sorpresa.Tutti sul divano di casa, abbracciati al ricordo di chi non c’è più, a vedere l’ultimo grande eroe nazional popolare italiano.

di Davide Bartoccini

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