Tre metri sopra al cielo, dieci anni dopo, forse mai più..

E che vi devo dire.. L’altra sera tornavo da Ponza: e come fai a non essere aggredito dalla nostalgia, quando stai tornando da Ponza e hai quasi trent’anni? A tirare a chiacchiere, con il tramonto che scorre dal finestrino alle nove di una sera di giugno, mentre stai tagliando Roma, con il profumo della primavera, che ti coccola le narici, e i brividi che ti accarezzano la pelle.. che per la tua pigrizia è ancora piena di salsedine.. È un’istante finire a pensare a quando si era piccoli, alle bravate, all’ultima di luglio, agli amici scoperti, a quelli andati.. alla tresche. Poi lo stereo ti fa uno scherzo, e parte ‘Commedy of life‘ di Nina, un ritmo familiare sotto un testo così brutto che nemmeno Tiziano Ferro (che comunque canticchiavi) ha mai osato tanto. – Te la ricordi? Stava in 3 Metri Sopra al Cielo questa. Si che te lo ricordi. Come lo potresti dimenticare. Però stavolta non ti puoi trattenere, il luogo comune lo spari: Era meglio il libro. Per tornare a casa passi sul viadotto di Corso Francia, tu non lo sai, ma la tua mente osserva inconsciamente le scritte, scarabocchi d’amore frivolo e frettoloso – Dio quanto sei invecchiato -. Di lunedì di notte a casa non hai niente da fare, a parte levar via la salsedine, sbrigare qualche faccenda arretrata e affogare nei tuoi pensieri; allora entri su Amazoon, digiti un titolo che conosci bene, forse il terzo romanzo che hai letto per tua vera scelta, a 16 anni, quando quel sito neanche esisteva e il computer era fisso e grosso come una cassapanca. Investi 2 euro a 70 a cuor leggero per un libro usato. La tua copia consumata non sai dove sia. Ad intuito sarà seppellita della libreria di qualche stronzetta alla quale lo avevi prestato per fare il romantico, lei non te l’ha mai reso, tu non l’hai mai richiesto indietro perché nel frattempo avevi iniziato ad odiarla, e adesso non ti ricordi nemmeno come si chiama. Denigrare Moccia come scrittore è il qualunquismo del qualunquismo adori sciorinare – Dio quanto sei invecchiato -. Oggi il postino, che a differenza del film suona una volta sola e se non te sbrighi te lascia la raccomandata, che è una bella scesa, porta con se un pacco. Nemmeno te ne ricordavi, perché in realtà quando hai abilitato il pagamento dormivi, sognavi. Scarti una carta da pacchi dozzinale e spartana, bella così, e dentro c’è lui. Sorridi e qualcuno ti vede:

– Ma non lo avevi già letto? Dice tua madre, che lo ha letto anche lei, anzi, lo ha vissuto.

– Si – Rispondo docilmente.

– E allora perché di nuovo?

– Perché.. perché quando l’ho letto ero piccolo, ingenuo e innamorato, e me ne volevo ricordare.

db

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