In Germania Lui è tornato, ma in Italia è ancora tabù.. Signora mia

Quando annunciarono l’uscita in Germania del libro di Timur Vermes, poi divenuto best-seller con più di 2.000.000 di copie vendute, ‘Er ist wieder da‘, io invitati i miei contatti, di norma pigri alla lettura, ad accorrere appena possibile nelle librerie per procurarsene una copia (edita da Bompiani). Postai dunque per l’occasione una esilarante sequenza in slow-motion del fu cancelliere del Reich Adolf Hitler, mentre era intento a gesticolare come un forsennato a Monaco, ma Facebook non gradì, e nonostante la chiosa riportante le pacifiche e numerose recensioni riguardo il successo di questo romanzo fantasioso e geniale, mi bannò per 48 ore. Quando quell’estate, seduto in riva al mare, lessi che Hitler appena risvegliatosi attraverso la penna di Vermes in una Berlino come la conosciamo oggi, domandava come prima cosa ad un bambino con la maglia di Ronaldo dove fosse Martin Bormann.. Scoppiai in una roboante risata: la prima di numerose altre. Chi mi osservava quel giorno probabilmente mi prese per pazzo, data la mia acconciatura così simile alla copertina del libro: un ciuffo di capelli contornati dall’alta sfumatura, e i miei sottili baffi, che seppur biondi, nel centro si scuriscono e di volta in volta preoccupano o affascinano i passanti.

 In questi giorni nelle sale italiane proiettano il film di David Wnendt, adattamento di “Lui è tornato“, ma pare evento particolare, poiché nonostante il ciarpame vario che ovunque nelle sale viene proiettato per settimane e settimane, al film è stata riservata una proiezioni di soli 3 giorni – dal 26 al 28 aprile – per questo, o forse per altri validi motivi, molti di voi non lo vedranno. Ed è un peccato. Non tanto perché meriti un encomio alla regia, o perché il Führer interpretato da Oliver Masucci sia superiore per somiglianza a Bruno Ganz o all’inglesissimo Alec Guinness (che nella seconda guerra mondiale sbarcò con gli alleati in Sicilia); ma perché porta sul grande schermo un esilarante siparietto da candid camera e una riflessione sincera, e se vogliamo anche spaventosa. Se Lui tornasse in Germania quanti sarebbero pronti ad acclamarlo come ne 1933?

«Al vertice del Paese c’era una donna tozza, che infondeva lo stesso ottimismo di un salice piangente.»

Scrive Vermes per bocca di Hitler, o dice Hitler per bocca di Vermes, ma la gente intervistata, conscia dello scherzo e della macchina da presa, di rado non concorda. Qual’è il primo problema in Germania? Gli immigrati, rispondono 3 tedeschi su 5. Ed è così che il film sviscera grandi realtà contemporanee: la Germania, come tanti altri paesi, ha un problema a somatizzare l’immigrazione, non confida nella leadership della propria classe politica e trascorre la maggior parte tempo a guardare ciarpame in televisione invece di informarsi.

«Ciarpame, ciarpame.. In televisione, un’invenzione che denota essa sola di cosa è capace l’uomo, invece di mostrarvi l’oblio che si avvicina, vi mostrano gente che cucina.»

Spara ad alzo zero Hitler, che si è fatto una cultura sui 50 anni di storia che si è perso dormendo come un barbone in un’edicola. Parla fuori copione in un talk-show in prima serata, e il pubblico applaude esaltato. Come dargli torto? Tra MasterChef, MasterChef Junior, talent vari e le interviste dei talk, che preparate a tavolino, di canale in canale, invece di fare in formazione, fanno politica in base a cosa i piani alti comandano di discernere dall’ospitata di turno (fotocopie di fotocopie) per accontentare gli spettatori che con la loro flaccida e altalenante attenzione li beneficiano dell’audiance.

«Vogliono costruire il quarto Reich e poi non sanno costruire una libreria di Ikea.»

Inveisce il redivivo cancelliere della Germania nazionalsocialista dopo aver incontrato i vertici dell’NPD, un misto tra CasaPound e la nostra Lega; non dissimile dal patito di estrema destra che sta stravincendo in Austria (l’Fpoe di Hofer). La verita è che la timorosa Germania, che ha tremato per 60 anni solo all’idea di ristampare Mein Kampf – una mistificazione letteraria degna espressione della penna di un caporale boemo – quando Lui ripropone i discorsi di Monologe im Führerhauptquartier, pende letteralmente dalle sue labbra. E questo è preoccupante. E inammissibile. E spaventosamente reale. Ovviamente non mancano i lati più crudi di questo sgradito ritorno. I casi di evidente ribrezzo nei riguardi dell’ex dittatore però danno ancora più valore alla realtà. Cosa impedisce dunque a questa riflessione di Vermes di essere proiettata in Italia per più tempo di Sharknado: un film dove un tornado fa volare squali che mangiano gente al volo per la città..? Si è parlato in questo caso di sospensione dell’incredulità, ma che forse la gente abbia meno paura degli squali volanti e dei tornado, di quel che potrebbero suscitare le parole di un imbianchino austriaco con una divisa impregnata di benzina che dopo aver attraversato un buco spazio temporale si sveglia in un parco per bambini e parla alle nostre nazioni strette da crisi, austerità, e immigrazione? Si temeva forse un adunanza di Fasci da combattimento in fila ai botteghini con pop-corn e manganelli? Potrebbe essere lo spunto per un sequel italiano, un’ispirazione al contrario: ‘Spezzeremo le reni alla Maschera‘ o ‘Quando c’era Lui i treni erano puntuali‘ (con il patrocinio di Ferrovie dello Stato?).

La scelta poi di farlo uscire proprio a ridosso della sempre dibattuta festa della Liberazione dal Nazi-Fascismo, e di far terminare la proiezione nel giorno in cui venne fucilato Mussolini, appare curiosa coincidenza, o provvidenziale spunto di riflessione a sua volta.. Ma non affacciamoci su moralismi, demonizzazioni, negazionismi, o apologie, e non rimbocchiamoci le mani per fare troppe seghe mentali a chi evidentemente non ha ancora maturato una libertà intellettuale così pura e superiore da lasciar proporre al grande pubblico una satira brillante, e come tutte le satire efficaci, pericolosa, che in un finale ad effetto vi lascerà dopo le risa, un sincero di amaro in bocca. Se non fate in tempo ad andare al cinema, e non avete avuto la pazienza di dedicarvi alle 400 pagine del romanzo, cercate su Google. Per questa volta lo streaming vale, per lo meno da noi, signora mia.

di Davide Bartoccini

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