Fenomenologia del PR e altri drammi

Il primo ad utilizzare il termine PR, acronimo di Pubblic Relations, mi pare sia stato un parente di Freud. Blaterava qualcosa legato all “irreggimentare le masse a proprio piacimento e a loro insaputa”; lavorava nel settore dell’industria, e il suo massimo estimatore ed emulatore è stato Joseph Goebbels: uno che ha contribuito parecchio allo scoppio di un conflitto mondiale. Era il PR del Nazismo, diciamo.

Oggi il termine PR ha assunto una nota quasi dispregiativa nell’ideale comune, poiché i più lo associano principalmente a chi fa le pubbliche relazioni di una discoteca, o più generalmente le pubbliche di un qualche genere di locale. Riassunto in due parole: o un accollo quando hai risolto o ormai te sei imborghesito a tal punto che stai valutando se tingerti i capelli sale e pepe per pareggiare il tuo aspetto esteriore col vecchiume che c’hai dentro; o la tua unica speranza quando sei in fila come un pirla, non scopi da un mese, e speri che quella discoteca che confidi sia piena di figa ti risparmi il puttan-tour  a palle blu prima del cappuccio e cornetto di consolazione dopo essere stati rimbalzati. Vogliamo dire che è un lavoro? Si lo è, o meglio lo era. Anche se chi si è imborghesito lo negherà e lo ha sempre. È un lavoro duro, che spesso ti costringe a stare a stretto contatto con persone fuoriuscite dalla peggior risma dell’umanità: leccaculo, ubriaconi, drogati da ultimo stadio, mitomani, finti ricchi, scrocconi seriali, millantatori, gatte morte, minorenni arrappati, vecchi viscidi, vecchie infojate che aspettano solo la cucaracha, malavitosi, arrampicatrici sociali, rissaioli della domenica e casi umani. Tra un “che ce l’hai una consumazione” e un “Oi, oi mi fai saltare la fila” sbracciano come naufraghi implorando il tuo nome e poi ti ignorano per la strada. È un lavoro sottostimanto il Pr, si,e può anche provocarti un certo imbarazzo alle volte. Ma indietro può donarti una delle più lucide visioni dello spaccato sociale che ti circonda e di tutto ciò di cui è capace.

I primi PR, mostri sacri che si sono fatti le ossa negli anni ’80, mentre lo yuppismo incalzava. Erano quei tipi fighetti che conoscevano tutti; sempre alla moda, con la battuta pronta e un talento naturale per far girare i soldi. Gente che gli bastava occhiata per capire se un posto poteva andare, che avevano sempre il contatto giusto, e che gli bastava fare un giro per la strada per spostare. In provincia si facevano i chilometri per andare ad attaccare locandine qua e là nei paesi, manco fossero politici sotto campagna elettorale; in città stavano a contatto con la gente che contava, perché ne curavano il divertimento, ed erano anche rispettati, diciamo. I locali allora erano una novità, pochi e ben frequentati, o comunque rivolti ad un pubblico ben preciso. Nei ’90 i locali si moltiplicavano, e con loro i PR, sempre pochi ma buoni, poi il boom. Quando ero ragazzino io i PR avevano un arma sola, il cellulare: sms e chiamate per lavorarsi il cliente. A colpi di Star Tack e T28, tra promesse su cristalli liquidi e sole, passavano la giornata. Le prevendite firmate servivano a dimostrare quanti ne portavano, altrimenti c’erano i biglietti a strappo prevenuti. Essere un pr era anche un investimento. Ti facevi una ricarca al cellulare inizio settimana, e tra telefonate e messaggini piazzata alle persone giuste, te la sparavi tutta in attesa che il week-end portasse i suoi frutti, tu rientrassi della lira cacciata e ci guadagnassi su. Espressioni come “Ogni 5 un omaggio“, “Se ne fai 4 una bottiglia te la offro io“, “Ti metto in lista accrediti” diventavano frasi d’uso comune che il cliente ormai conosceva bene. Gli accordi per il divertimento si suggellavano con una stretta di mano all’aperitivo. Ci si muoveva all’uscita delle scuole degli altri, e nei cortili della propria, nei bar alla moda, o ai corsi dell’università. Perché l’età dei frequentatori dei locali calava ovunque. Però reggeva il colpo. “Se mi porti mezza classe tua, entri gratis tu.. e magari la ragazza che ti piace così ti fai bello..” – Eccolo l’inizio della fine. Di 10 in 10 si arrivava a 100, e di cento in cento si riempivano i locali. Qualche free drink agli amici o per oliarsi qualcuno, e la serata era andata. Il guadagno? Un percentuale sul prezzo del biglietto. Con l’avvento di MSN il pr non aveva più bisogno dell’investimento di base. Tra trilli e copia e incolla Poteva raggiungere il doppio delle persone a costo zero. Di qui l’inflazione del pr nei primi 2000. Quello che prima portava 10 persone ad un pr che si era lavorato di anno in anno 10 persone come lui, voleva diventare il Pr di se stesso. Sono io che entro gratis di sicuro portando i miei 10 amici, guadagno su di loro, sul loro tavolo, e se mai prometto l’omaggio a qualcuno.. i pr si moltiplicavano e soldi diminuivano per tutti: stessa torta tante fette. Su 100 paganti si contavano 10 pr, ci pensate? Se prima dovevi essere un fighetto che conosceva tutti per essere il pr di un locale, adesso bastava essere un disgraziato senza scrupoli con 10 amici più sfigati di lui, che voleva finalmente vivere il momento di gloria di alzarsi la corda all’entrata da solo. I quadrati, quelle aree di transenne che spesso fanno da filtro tra la folla e l’entrata, diventavano delle stalle.. Ogni scemo del paese voleva essere un pr, i pr scopano, i pr guadagnano soldi facili, i pr saltano le file. I pr diventano degli sfigati. Degli accolli disumani che vanno a caccia di fuorisede per irrigimentarli nei locali di quarta dove i più fighetti non vogliono più andare. I fuorisede allora diventano pr di loro stessi. Pr che si occupano solo di Campania, pr che si occupano solo di Calabria, la Calabria Saudita, come la chiama qualcuno. Si lavorano solo la loro gente, e si moltiplicano tra borselli e camicie orrende. Di soldi nei locali ne giravano ancora parecchi, spendere per tanti ebeti era un segno di emancipazione sociale. Cristallizzamoci. Lo champagne era un must e una miniera d’oro per chi lo piazzava ai suoi tavolari. Percentuali alte, fatica poca. Tutti contenti: i tavolari di versarselo addosso tra loro per fare colpo su qualche shampista che finiva a spompinarli sotto casa, i pr di vendergli magnum a 800 euro e di cuccarsi una provvigione del 30% dalle risate di un fesso che si sentiva figo a far ripetere il suo nome al microfono come fosse un bambino che si è smarrito ai grandi magazzini. Ecco che il tavolaro, che intanto finiva i soldi, diventava anche lui pr di se stesso – “La percentuale me la scalate dal costo del tavolo, e io non pago” – Così ogni fesso che aveva 10 amici più fessi di lui bloccava tavoli per champagnare, fare la cresta agli altri sul ‘DomPero’ e farsi spompinare gratis dalla shampa con la bava alla bocca che si incaricava dalla pista. Avete presente la canzone dell’alligalli? Ecco, se prima eravamo in 3 a fa’ i pr, adesso siamo 100 a fa’ pr. E così via. Praticamente la pista del locale potevamo riempirla noi, peccato che nessuno sapeva ballare. I PR sono come quelli che cita Pezzali in “Nella notte“: di solito reggono il muro con un bicchiere in mano. Sono incapaci al divertimento, perché corrosi dall’avidità. È un lavoro del resto, ve l’ho detto. Le lotte intestine per quest’inflazione di fessi che volevano fare i pr e si rubavano la pagnotta tra loro diventavano faide atroci tra brufolosi e stempiati che si raggruppavano sotto nomi anglofoni senza senso ma molto cool. Facebook diede il colpo finale. Uccise il mestiere. Se prima con MSN potevi raggiungere 300 contatti con copia e incolla, adesso potevi raggiungere 10.000 persone con un click. A ballare l’alligalli eravamo troppi, e la gente iniziava a scocciarsi. La figura del Pr? Uno stalker che ogni t’impalla la vita mandandoti 50 inviti  al giorno per i posti più disparati e che magari manco ti conosce. Ti ha aggiunto a buffo. Un instancabile rompicoglioni che ti posta locandine orrende di serate assurde. Un simpaticone che ti tagga su fotografie scattate a tradimento mentre con l’ascella pezzata che rasenta la cinta dei pantaloni e il sesto negroni in mano stai cantando “Urlando contro il cielo” abbracciato ad un cesso a pedali che non ricordavi di aver conquistato. Insomma, uno sfigato inopportuno che ti fa comodo al massimo due volte l’anno a inaugurazioni o chiusure, ma del quale faresti volentieri a meno. L’inflazione portata da Facebook ha prodotto l’illusione che chiunque, ma veramente chiunque potesse occuparsi di pubbliche relazioni: basta avere un computer e una connessione wirless. La parola d’ordine: sfruttare le risorse di un locale che va già di moda da se, altro che irregimentare e irregimentare. Basta avere 10 amici per sentirsi un organizzatore di locali. Steve Rubell? Chi cazzo è? Io sono un fuori corso dello IED e organizzo Alta Roma… Spostate ciccio. – Scusa, sei mejo te – Con la morte del mercato, e lo sgonfiarsi delle busta, i pr dell’ultimo momento capivano che ormai non valeva più la pena aspettare i conti alle 6 del mattino, ubriachi dei fumi dell’alcol che le invasioni barbariche avevano rovesciato per terra, per dividersi 50 euro con un socio e vedere quanto sono brutti i locali di giorno. Oramai nei locali non pagava più nessuno. Senza guadagno i pr diminuivano a vista d’occhio, le vecchie glorie riprendevano un po’ d’ossigeno.

Ma come riuscire a portare ancora gente  allora? Come irreggimentare le masse in locali dove non fa più status comandare, i posti tutti uguali dove la gente suda e sgomita in attesa di tentare di scopare quella o quello che hanno appena aggiunto su Instagram. La Fica. La dice è la risposta a 99 domande su 100. Ed ecco forgiata una nuova casta di fregnette da social network che abbindolano una quantità esponenziale di allocchi che va alle serate dove vengono piazzate strategicamente nella speranza di scoparsele. Chi se le scopa? Ovviamente quelli che gestiscono il locale e ce le piazzano. Non c’è trippa pe’ gatti. Solo tatuaggi Old School che fuggono nelle pose cagne nei selfie promozionali.  Eccole dove sono finite le teorie delle pubbliche relazioni. Tra le tette turgide e sempre in mostra di qualche rimastina con il pallino per la techno o nelle pose plastiche di qualche disgraziata col tacco 12 che profuma come un punto vendita di Sephora e vuole arrotondare le marchette. Se questa è la gente che irregimente le masse, che masse potete aspettarvi? Non c’è da meravigliarsi se la gente peggiora: le guerre si combattono con i soldati che si hanno. E oggi la situazione è questa qua.

D.B.

5631e3218fc825d5ac095a3d

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...