Ricominciamo dai fondamentali: L’orlo dei pantaloni

Questo articolo, che potrebbe essere catalogato come veramente inutile per l’umanità, tratta un argomento allo stesso tempo essenziale, che conforterà molti e aiuterà tanti, se avranno la pazienza di applicarsi. Signori, oggi parliamo di orlo dei pantaloni.

Tendenza che solo di recente ha preoccupato il grande pubblico, come per ogni genere di emulazione, è finita nel piano quinquennale per sfuggirci di mano; tanto che spesso ci troviamo davanti individui che non riusciamo a definire se abbiano addosso un paio di pantaloni lunghi orlati per qualcuno affetto da nanismo, o dei bizzarri pinocchietti da uomo. La battuta – Ma che hai l’acqua in casa? – Ormai è inflazionata come la Germania nel dopoguerra. Recente trovata poi è quella di aggiungere il risvoltino a dei pantaloni già abbastanza corti da mettere le caviglie in mostra. Questo abuso sartoriale è stato al centro di diverse campagne denigratorie, dai video virali che riprendevano dei militanti nel cimentarsi a togliere i risvolti eccessivi ai passanti di Milano, fino alla campagna del movimento di destra Lotta Studentesca, che per acquistare share cavalcando l’onda del niente si anche è ridotta alla campagna: “Contro il declino dell’Occidente” e l’hastagh #MaschioResisti incentrato sui risvolti dei pantaloni. Insomma il vero declino delle idee dell’Occidente.

Che siano estivi o invernali, eleganti o sportivi, chinos 5 tasche o con la piega, non si può ignorare ne sorvolare riguardo all’orlo, che definirei a tratti fondamentale e pietra miliare del buon vestire. A mio parere (supportato da tanti) un orlo può esaltare, come allo stesso tempo vanificare qual si voglia tentativo di vestire correttamente . Ebbene scendiamo nello specifico: l’orlo deve essere leggermente corto si, ma mai eccessivamente, deve sfiorare appena la scarpa se si tratta del pantalone di un abito da sera, o di uno spezzato. Si può mostrare una parte del calcagno se si tratta di un pantalone più sportivo. La prova va fatta sempre sulle scarpe che si pensa di abbinare più spesso al tipo di pantalone, per evitare brutte sorprese, e si tenga sempre conto di fare una prova da seduti. Dovrà terminare con un diametro compreso tra i 18,5 cm e 17 cm a discrezione e a seconda del carattere di chi lo indossa. Se si posseggono dei polpacci imponenti bisogna saper desistere e contemplare anche i 19 cm di ampiezza, per non riprodurre l’effetto leggings. Come dice sempre mia Mamma- E’ sempre meglio indossare qualcosa che ti sta bene addosso piuttosto che indossare qualcosa di costoso e basta – Ecco, nel caso dei pantaloni è quanto mai vero. Scegliete sempre dei pantaloni che valorizzino la vostra figura, e abbandonate marche e griffe. Prediligete la qualità di buon cotone e un taglio regolare. Commissionate gli orli se possibile, non al negozio quando li acquistate, ma ad una sarta che impari a conoscervi e ad accontentarvi. Lasciate sempre detto, li dove possibile di riportare la cucitura dell’orlo originale alla fine. I risvoltini di cui sopra sono accettabili solo in 2 casi: da 2 cm sugli abiti da giorno, e sui jeans solo se vi improvvisate calciatori in spiaggia d’inverno.

Se da un lato l’eccesso di orli corti ci dona divertimenti circensi ogni qual volta ci troviamo a passeggiare per la città. L’assenza di articoli come questo lascia ancora aperto il capitolo: Nessun orlo ai pantaloni. Rabbrividisco infatti quando sfortunatamente mi imbatto in qualcuno che indossa convinto dei pantaloni talmente lunghi da poterne fare due paia, con tutte quelle spiacevoli pieghe che comporta la lunghezza eccessiva, o nel peggiori dei casi, quel vago e goffo effetto a zampa.

A tutti voi, amici, fratelli, che ogni volta siete fieri di voi stessi quando entrando in sartoria con un paio 501, o un con un panta grigio ferro in mano, disponete con tono certo – Fammeli a 18 – e intanto immaginate già la scarpa di forgia squisitamente inglese esaltarvisi sotto, io vi dico – Non siete soli.

di Davide Bartoccini

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questo articolo è comparso sul magazine Polinice

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