USS ITALIA : l’eterna portaerei di terra in mezzo al Mediterraneo

Forse qualcuno si ricorderà Sigonella. Il cerchio di carabinieri intorno alle Delta force che accerchiano sulla pista l’aereo della Egypt Air già accerchiato dalle forze di sicurezza dell’Aeronautica militare italiana perché a bordo si trovavano i cinque terroristi palestinesi dell’OLP che avevano dirottato l’Achille Lauro; e santo Bettino Craxi puntava i piedi, e diceva a Regan che non se ne parlava di consegnare i terroristi agli USA perché: erano sul suolo italiano. Momenti di gloria italiana sconosciuti ai più. Momenti rari ma intensi. Momenti che in politica estera andrebbero ripetuti, ma di Craxi, ahimè, non ce ne sono più; di politici di quella caratura, non di quella trasparenza, s’intenda. Erano i tempi dell’Atlantismo e della Cortina di ferro. Quelli dei Tornado della NATO sempre sulla pista: con le testate nucleari tattiche incollate alle ali, i motori sempre caldi, e i cecchini americani che tenevano sotto tiro le teste dei piloti con fucili di precisione, sia mai qualcuno intendesse abbandonarsi ad un colpo di testa. Erano i tempi della Guerra Fredda. Sigonella, Lentini, Sicilia, è sempre la: una base aerea italiana, in piccola parte di dominio dell’Us Navy. Una di quelle tante basi che rende l’Italia la più grande portaerei di terra della Nato sempre schierata nel bel mezzo del Mediterraneo. Fin dai tempi di greci e romani, posizionata strategicamente nel continente. Forse qualcuno ricorderà anche la risposta di Massimo D’Alema al presidente degli Stati Uniti, Bill Cliton, che intendeva usare le basi italiane per bombardare le forze di Milosevic in Kosovo senza coinvolgere direttamente l’Italia in uno sforzo bellico:

“Presidente, l’Italia non è una portaerei. Se faremo insieme quest’azione militare, ci prenderemo le nostre responsabilità al pari degli altri paesi dell’alleanza”

Così fu; e col senno di poi, possiamo anche rimpiangere la caratura politica di un D’Alema. Prima Iraq, poi Libia primo round. Il 19 febbraio è iniziato il secondo, e gli F-15 americani alzatisi in volo dalle basi alleate nell’Inghilterra meridionale hanno sferrato il primo bombardamento ai danni della fazione islamista tripolitana che si contende la Liba con il governo di Tobruk. Troppa distanza, rifornimenti in volo per raggiungere l’obiettivo e troppo rischio per i piloti. Ci vogliono i droni, lenti (400 km/h max speed) e con poca autonomia, e per questo servono basi più vicine al target per farli decollare e colpire. Ci sarebbe quell’isola dove un tempo si stanziarono anche i greci, un’isola che gli americani conoscono così bene, perché da lì hanno iniziato a liberare l’Europa: la Sicilia. E Sigonella è sempre là. Il governo italiano, membro NATO parte della coalizione internazionale anti-IS, permette dunque l’uso della base per le missioni dei droni americani, ma alla condizione di concedere di volta in volta l’Ok per le missioni che intendono lanciare gli americani dal nostro territorio.

“L’utilizzo della base di Sigonella da parte degli statunitensi verrà di volta in volta discusso e autorizzato, in coerenza con le linee di politica estera e di difesa e con la strategia italiana che il governo ha più volte esplicitato al parlamento”

Ha dichiarato il nostro Ministro della Difesa Roberta Pinotti. Si prepara un’escalation militare? Prenderemo parte attiva alle operazioni prendendoci le nostre responsabilità o invocheremo come al solito “L’Italia ripudia la guerra” dell’Articolo 11 della Costituzione? Non ci sarà escalation rassicura il governo: e la caratura politica si congeda in un lancio del sasso per poi nascondere la mano. Mica si può partecipare sempre, meglio una Libia si e una Libia no. Al massimo una Libia forse, se si pensa all’ENI. Certo è curioso, proprio nella settimana in cui scopriamo che Berlusconi, amico di Gheddafi e poco incline a determinate richieste europee, veniva monitorato dalla National Agency, dando adito tra l’altro alle ipotetiche teorie di un reale complotto ai danni della nostra sovranità nazionale, l’Italia torna portaerei di terra. Chissà che piani ci sono per il futuro? In fondo la primavera si avvicina, gli sbarchi di clandestini continuano, e se le coste della Libia sono abbastanza vicine per essere raggiunte dai droni, quelle della Sicilia sono altrettanto vicine per essere raggiunte dai militanti del Daesh, che leggono Twitter e a differenza di molti italiani: guardano il telegiornale.

di Davide Bartoccini

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