La cannibalizzazione e il romanticismo del cult all’italiana

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C’erano una volta Steno e i suoi piccoli Vanzina, c’erano gli ultimi Monicelli e Corbucci – quell’altra categoria – c’era il primo magico Neri Parenti, quello di Fantozzi contro tutti e Fratelli d’Italia, c’erano Verdone sotto il segno del Leone, Sergio; e poi c’erano i loro caratteristi, immensi, indimenticabili, irriproducibili: Ennio Antonelli alias Manzontin, Mario Brega, Guido Nicheli, Franco Lechner alias Bombolo e Angelo Bernabucci alias Finocchiaro.. e quanto abbiamo pianto quando ci ha lasciati. C’era la post-commedia all’italiana che prendeva la forma del cine-panettone, e diventava un cult a posteriori, che piaccio o no, generalmente no, a chi di cinema mastica parecchio, e quindi subito richiama una di quelle battute scontata, volgari, infantili, triviali, perfettamente adatte al filone: mastica, mastica-zzi.

Verdone o Villaggio, De Sica e Pozzetto, Montesano: figli d’arte o di cabaret, cresciuti a pane e Mastroianni, sognando Sordi e quel bullaccio di Walter Chiari, ridendo con sua maestà Du Curtis e inchinandosi ad Aldo Fabrizi: erano loro i protagonisti di quei film che tra la fine degli anni ’70 e la fine dei ’90 ci hanno insegnato a ridere seduti sul divano accanto ai nostri genitori, in quella prima serata che veniva annunciata da qual tale, Battiato ( sorrido un po’) , che cantava ” .. cuccuruccuccù Palomaaa“. Al sicuro tra le loro braccia, nell’emulazione del loro divertimento, interpretare la battuta attraverso il loro riso, non per forza attraverso il suo vero senso, e piano piano imparare, imparare a capire la comicità, anche quella più trash, quella che spesso nell’allusione al sesso destava quel pizzico di vergogna. Noi la comicità l’abbiamo iniziata da lì, priva dei vezzi intellettuali che ci siamo saputi dare, sincera e popolare. Ma chi quei momenti non li ha vissuti in diretta, oggi cosa ne sa, e sopratutto cosa ne vuole veramente sapere? In questo secondo momento di gloria dovuto al mainstream attraverso i social della battuta c’è chi veramente si è rimboccato le maniche per mettersi in paro, me compreso, e tra vecchie videoteche, puntate in notturna di Stracult ( grazie ad un giustissimo Marco Giusti) e dvd rimasterizzati in pochissime copie acquistati online ha scoperto riscoperto questo filone di comicità nel suo secondo momento di gloria, ma si parla di una minoranza. La maggior parte dei nuovi fans infatti arriva solo dopo al film vero e proprio, perché è vittima e carnefice nella cannibalizzazione del cult indotta e permessa dal web: e così muore precocemente il romanticismo di queste vecchie pellicole tanto amate. Spezzoni dei momenti fondamentali tagliati con l’accetta e spiattellati su Youtube, fotogrammi con le battute migliori che diventano virali sui social e rendono viste e riviste battute e sketch ancora prima di essersi avvicinati al film, titoli che entrano a far parte del mito nell’immaginario comune senza esser mai stati consumati interi. Spogliare dal contesto fondamentale il sigolare ed esaltate exploit comico per ridere sempre di più nell’unica modalità che conosciamo: quella zapping, tralasciando forse la parte più significativa e importante di quei film che sono un importantissimo spaccato culturale e sociologico: uccidere il contesto che messo al centro della sceneggiatura ci ha donato grandi piccoli capolavori da esaminare con la massima attenzione per essere apprezzati al pieno delle loro possibilità. Da lì nasce la nobilitazione non sempre accettata di film che vengono troppo spesso etichettati come cinema immondizia. In ogni cine-panettone, che se pur peggiorando nel tempo in parallelo con la società e lo spettatore che durane le settimane natalizie accorre e accorreva per vederlo nelle sale – palese dimostrazione di schiavitù del botteghino, e di soverchiamente di un product-placement che prima era ad uso e consumo del regista per dipingere uno stereotipo, e invece ora quasi lo comanda come parte di una multinazionale – sono nascosti come piccoli canditi indimenticabili siparietti, giganteschi attori da una battuta sola, sfondi immensi che non esistono più.. ricordi che noi troppo giovani non possiamo ricordare, ma che vorremmo tanto. Come fermarsi al “Io so io.. e voi non siete un cazzo” del Marchese del Grillo, quando oltre a Sordi c’è il Don Bastiano interpretato da Flavio Bucci, sullo sfondo dello Stato Pontificio minacciato da Napoleone , come fermarsi alle ‘olive greche’ di uno dei maggiori capolavori di Verdone, Borotalco, senza assaporare il momento in cui un giovanissimo Christin De Sica balla in mutande ‘On Brodway’ dei Drifters in un convitto (irrompendo per giunta in una fantastica colonna sonora tra Dalla e gli Stadio), come accontentarsi del Pomata che si finge la governante del Conte de Simoni in una splendida Roma anni ’70, quando il vero applauso parte mentre Luciano Bonanni grida ” Vai col tango..“.

Certo è vero che noi, cultori del genere, abbiamo nel corso delle centinaia e centinaia di proiezioni degli stessi film sviluppato, un po’ per darci una cifra distintiva dalle nuove leve, un po’ per amore incondizionato, abbandonato la solita risata con la devozione per il particolare, per la piccola comparsa, per la pronuncia e non per la battuta in se: ed è proprio per questo che incitiamo il nuovo pubblico a impiegare tempo per apprezzare questi film nella loro completezza, non consumarli dunque a spezzoni solo per essere edotti della battuta che tutti conoscono. Saremo un po’ troppo romantici, folli forse a dedicare tanta devozione a semplici commedie, noi che come cantavano gli Audio2 ci piacciamo ancora “contenti di vedere i vecchi films”.. Ma speriamo che qualcuno raccolga il messaggio, registi e spettatori..

Sperando sempre che prima o poi i cari Neri e Carlo, e i mitici fratelli Vanzina tornino a regalarci le gioie per le quali non smetteremo mai di ringraziarli, continuiamo a guardare e riguardare accoccolati sul divano i loro vecchi capolavori; e anche se siamo soli e distanti, continuiamo a sentire sempre quel calore intorno a noi, quello dei nostri genitori che stimavamo tanto, attraverso i quali abbiamo imparato a ridere, e nell’immagine della loro spensieratezza serale ci sentiamo al sicuro come bambini.

Davide Bartoccini

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