L’estate che smisi di mentire

Mi ricordo un’estate di cento anni fa, ero nel paesino natale dei miei nonni, la ridente Pitigliano, e infondo ai vicoli, tra le cantine di Morellino e Fragolino, giocavo con i bambini che come me andavano passare un po’ di tempo con i loro, di nonni. In attesa che qualcuno li chiamasse, sedevano sugli scalini dei palezzetti che dominavano il tufo, un po’ timidi, un po’ prime donne. Ricordo che uno di loro ci chiese quel pomeriggio se avevamo visto l’ultima puntata di “Pelle e Ossa” – Ve le ricordate quel cartone? La canzone faceva “pelleeee-pelle e ossa-solo polvere e brividi indossa” – Beh comunque; io non l’avevo vista, ma dissi di si a tutti, anzi dissi che l’avevo ‘già vista’, e lui allora mi incalzò dicendo che era impossibile: perché era la prima volta che proiettavano le nuove puntate. Mi aveva smascherato, non avevo possibilità di replica. Non ricordo come si chiamasse quel bambino, non lo incontrai più, non ricordo il suo viso, ma ricordo la lezione che lui e la vita mi lasciarono, e che tuttora rispetto ossequiosamente: mentire per farsi belli è una cosa davvero stupida.

D.B.

Pitigliano

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