“Volevo scrivere qualcosa sui fatti di Parigi: ho scritto qualcosa sugli italiani che non possono fare a meno di parlane.”

 

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Forse avrei dovuto scrivere qualcosa – qualcosa – venerdì sera stessa. Quando ero seduto in un ristorante cinese perché una volta al mese ci sta. Lo smartphone che tutti sarcasticamente si chiedono dove andrebbe posto sul tavolo secondo il galateo: se alla destra con i coltelli, o di fronte, al posto di cucchiaini e forchetta da frutta ( in realtà in tasca), era tra illuminato nelle mie mani : +++Ansa: Attentato a Parigi, 18 morti +++.
Forse avrei dovuto scrivere qualcosa di più, subito dopo, mentre le altre notizie, che uscivano come proiettili, distoglievano le chiacchiere comuni di un venerdì sera qualsiasi passato tra amici.
Io dovevo essere a Parigi venerdì, ovviamente non sarei stato al Bataclan dati i miei gusti; ma sarei stato teso come tutti i miei amici che sapevo essere là, ai quali riversai subito un fiume di whatsapp preoccupati come una mamma : Come stai? – Dove sei? – Hai sentito? – Non uscite stasera dai. Intanto #PrayforParis ovunque. “Siamo barricati in un ristorante da ore e beviamo vino rosso, almeno sconfiggiamo l’ansia.” , “Abbiamo fatto tardi come al solito, quindi eravamo ancora a casa, e me sa tanto che adesso ci rimaniamo pure ( per nostra fortuna)“, ” Lo conosco il Bataclan, mi è capitato di andarci, io sto nell 11′ cmq.. “. Sui miei social network, come su quelli di tanti miei amici, intanto sventolavano le foto del vessillo francese, e tra il blu e il rosso della città di Parigi, il bianco del Re chino alla rivoluzione. Gesto incondizionato.
Forse avrei dovuto scrivere qualcosa appena tornato da una serata fiacca spesa tra gente dalle facce appese, in bilico tra il provare o meno imbarazzo nello stare davanti ad un posto alla moda con un negroni in mano, mentre per terra, loro coetanei, con lo stesso stile di vita e le stesse aspettative dal mondo, morivano strisciando nel sangue provocato dall’infamia che nessuno dotato di senno sa capire. Precedere la grande risposta che poi verrà diffusa “Bisogna andare avanti. Fare finta di niente. Non è che possiamo dargliela vinta così“. Avrei dovuto, ma mi sono addormentato davanti agli speciali di Sky in loop, alle 06.00. Senza scrivere niente.
E’ stato la mattina dopo, che scrivendo di altro, decisi di limitarmi ad osservare. Il silenzio sentito è d’oro nel frastuono di tutto quel nulla che le menti vuote sanno provocare quando sentono dal loro poco profondo il dovere ( per colpa di quel santo diritto) di dire sempre qualcosa ad ogni occasione.
I nostri giovani italo-francesi, tra chi ci lavora e chi sta facendo uno stage alla Sorbonne, o chi semplicemente era andato lì a Parigi proprio per trovarne o festeggiarne qualcuno, ci rassicurano per mera fortuna di stare bene su Facebook con l’app. Poi lo fa anche qualcuno che però era geolocalizzato a cento metri da casa mia a Roma. L’egocentrismo, che avrebbe sprigionato male parole in un altro milione di casi, passa in secondo piano rispetto uno stato di asfissiante apprensione: “So comunque contento che stai bene, amico mio”. Qualcun altro cominciava a lamentare qualcosa.

Tutti postano su Instragram foto di loro a Parigi, di loro a Louvre, di loro abbracciati a baciarsi come ragazzi lungo la Senna o sotto la Tour Eiffel. Disegni della stessa racchiusa in un cerchio a simbolo di pace compaiono ovunque. Io tacevo. I più solidali applicavano il filtro bandiera Francia sulle loro foto su Facebook. Foto di loro sorridenti, tristi, fidanzati, con le tette che occupano 3/4 dello spazio dell’avatar. Foto che non centrano un cazzo con il senso di raccoglimento. Ma comunque in un certo qual modo raccolte. Molti iniziano a lamentare qualcosa. Ipocrisia, protagonismo, egocentria, papiri di pensieri vuoti, prestati, sgrammaticati, tediosi, strappalacrime, inutili, cinici, spietati, contro questo e contro quello: contro chi ricorda sempre la morte consumata dai mass-media ma non si cura della vita.

“I cinici sono tutti moralisti, e spietati per giunta.” Montanelli.

Ho scritto qualcosa, mentre osservavo e continuavo ad aspettare.
In questo secolo la nostra sfortuna che ognuno sente il diritto di dire la sua. E’ come prima in fondo, ma purtroppo adesso tutti hanno i mezzi per poterlo fare, democrazia della cazzata. Io ho preso in prestito le parole di una grande penna. Per volare sopra i litigi di parte tra banali piagnoni con la loro macabra voglia di partecipare allo strazio a tutti i costi. Esseri presenti al funerale senza invito, disturbati nel raccoglimento planetario da gente che piuttosto di essere anticonformista è capace di mettere a dormire l’anima invece di mordersi la lingua. Puntuali politici italiani. Quelli delle grandi exnofobie, dei muri, delle ruspe, dei valli mediterranei, dei muri ungheresi, del ” a casa vostra” e del “ve l’avevamo detto” cavalcavano l’onda e approfittano della lacrima facile. I giornalisti di parte, l’altra, accorrono scribacchiando di getto qualcosa e danno loro degli “sciacalli”. Ma chi è più sciacallo? Lo sciacallo o lo sciacallo dello sciacallo? I giornalisti, che hanno la fortuna di beneficiare dell’attenzione di migliaia di persone, potrebbero scrivere qualcosa di meglio, qualcos’altro. Qualcuno iniziava a lamentarsi seriamente.

Gli Islamici non sono tutti terroristi, ma i terroristi sono tutti islamici“, #Notinmyname, cartelli e hijab, si legge mussulmani con due s, terzomondisti ovunque, benpensanti ovunque. Riciclo continuo di foto di bambini siriani sotto i bombardamenti. Riciclo continuo di foto di Putin: Putin che dice cose serie, Putin serio e basta, Putin che dice borate, Putin a confronto con le democrazie occidentali. Foto di Mussolini, foto pro Salvini, foto contro Salvini. Condivisione di articoli a profusione dell’accaduto. Moira Orfei muore mentre il circo mediatico è impegnato a giocare con le nostre opinioni sul terrorismo. I meno distratti mettono la foto della regina del circo con il filtro Francia.

 

Perché quando c’è stato l’attentato a Beirut nessuno ha messo la foto di Beirut? Perché Facebook non ha messo il filtro Beirut? Eh perché? Zuckerberg si salva in corner dicendo che “l’applicazione Safety Check” per questi eventi non era ancora supportata prima degli attentati a Parigi. Qualcuno inizia a lamentare che al mondo ci sono morti di serie A e morti di serie B. Si è svegliato presto. Io scrivo dei jet francesi che vanno a bombardare Raqquah con una certa soddisfazione, mi sento una persona cattiva, ma sono sincero e vorrei essere lì sopra. L’impotenza di bomba da centinaia di migliaia di dollari che cadono nella notte. La faccenda dei morti di serie A e serie B si consuma nelle discussioni: tutti finiscono per condividere le foto di un attentato in Kenya di147 giovani cristiani. Le home si intasano di solidali kenioti che lamentano il fatto che nessuno stia parlando della situazione in Kenya. Io scrivo che è tutto molto bello, ma che se si interessano al Kenya come dicono, saprebbero che l’attentato è di 7 mesi fa.Tanti like, impotenza, e ancora tanta ipocrisia ovunque.

I telegiornali parlano di una mia coetanea dispersa dopo il Bataclan, lo fanno perché fa notizia e per creare empatia e catalizzare le emozioni delle masse. Raccontano la sua vita da ragazza sana, e la bella persona che probabilmente era. Poi comunicano che è morta. Le hanno sparato alle spalle mentre cercava di scappare. Disgusto e altra ipocrisia, altre condivisioni, altra impotenza. Barbara D’Urso da denunciare al tribunale dell’Aja.
Mentre un bravo giornalista di oggi lancia un appello per rimandare il Giubileo che è stato anticipato, perché la città dove sono nato “non è affatto pronta”, tutti disturbano un brava giornalista di ieri: Oriana Fallaci. Chi le concede ragioni postume per le sue opinioni su Islam e Medio Oriente, chi la deride dicendo che era una conta balle. Persone che l’hanno letta? Meno della metà di chi ne parla. Persone che l’hanno capita? Forse meno di un quarto di chi ne parla.
E’ martedì, e molti stanno tornando alla consuetudine scialbe delle loro vite di quartiere, come dopo Hebdo. Che sia stato accertato che l’aereo di linea russo è caduto per una bomba dell’IS, se ne parla poco, eppure l’aereo lo prendono tutti. Io tra un mese ne prendo uno per Beirut. Facciamo i dovuti scongiuri.

 

Alla fine della fiera, tutti inneggiano alla pace solo quando non serve. I giovani italiani si combattono nelle battaglie campali sui social network senza esclusione di colpi e senza nessun impegno civile concreto. Leggono poco e parlano troppo. Sparano a zero su USA e Israele, non conoscono la storia, parlano di complotti, di sionismo, ma non vanno oltre. Si sentono buoni a dire che i musulmani non sono tutti cattivi, si sentono utili a condividere le loro opinioni scarne e ad aspettare il momento giusto per ricominciare a curarsi solo dei fatti loro per non apparire troppo superficiali. Lettori impegnati della domenica non sanno rispettare il minuto di silenzio. Mi domando se siano pronti a perdere un amico per un attentato? Se siano pronti a vedere le loro fitta scosse dalle esplosioni, se avrebbero sprecato tutti quei fiumi di parole supponenti, se sapessero che domani tutto questo potrebbe piombare su di loro. I giovani italiani sono ancora divisi in casa rispetto ad un dramma che deve trovarci uniti e coesi. Si combattono tra loro perdendo di vista quella realtà più grande di loro che incombe sul mondo intero. E mentre Hollande si appella a questo comma 7 dell’articolo 42 del trattato costitutivo del UE per trascinare la NATO in una guerra vera, e i bombardieri strategici russi danno fuoco all’est della Siria in nome di Assad, aspettano la prossima macabra occasione per cantare la morte; e io continuo ad osservare cosa dicono e pensano questi giovani italiani, e a tirare le mie somme, perché alla fine quando si combatte una guerra, la cosa più importante, è potersi fidare del compagno che si ha accanto per non morire e per non lasciare che lui muoia. Chissà quanti si sarebbero affacciati dalla finestra per salvare la vita di quella ragazza incinta che pioveva da un palazzo sotto i colpi degli AK-47. Chissà.

di Davide Bartoccini

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3 pensieri su ““Volevo scrivere qualcosa sui fatti di Parigi: ho scritto qualcosa sugli italiani che non possono fare a meno di parlane.”

  1. Un bell’articolo, colmo di alcune considerazioni interessanti. Un peccato che si faccia un po’ fatica a leggere a causa di alcuni refusi (irrilevanti, fintanto che passa il concetto) e alcune frasi che avrei costruito in maniera diversa. Buon lavoro!

  2. mi ha chiesto:—ma chi sono,cosa vogliono,perchè,mentre ammazzano tutti,si ammazzano da soli,chi vincerà?-
    mio piccolo umano dagli occhi seri.
    —non lo so,non lo so,non lo so,non lo so—.

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