La Notte prima degli esami è sempre così..

La Notte prima degli esami: me la ricordo bene quella di nove anni fa, la mia “notte prima degli esami”. La ricordo come se fosse ieri. Non avevo sonno e non sapevo un cazzo, come sempre. Fluttuavo nella placida tranquillità che accompagna l’incoscienza.
Il profumo delle notti di Roma a giugno era il più buono che avessi mai sentito. Mi lasciava attonito ad invocare la libertà di un’estate che mi pareva distante come la Luna, quella di Gianni Togni. La sapevo a memoria, io, Pierrot. Gusti vecchi, gusti orrendi, gusti miei. Scrivevo sul mio LiveSpace di Messenger, a nessuno forse. Chi mi avrebbe letto alle 4 a.m. del mattino? Ma sopratutto, chi lo leggeva Live Space? Nessuno. E allora? Scrivevo all’etere per parlare a me stesso, per confortarmi. Il cd masterizzato e scarabocchiato di una dedica con l’uniposca di quell’amica che lo aveva fatto nel frattempo inciampava nel “repeat” – “ Io mi ricordo.. quattro ragazzi e una chitarra.. come i pini di Roma.. Questa notte è ancora nostra.” – Ancora, e ancora, e ancora. Classicone. Venditti cantava e io mi sentivo protagonista di un momento storico, come lui al suo tempo. Come Giulio Cesare: “Il dado era tratto“. Dovevo dire qualcosa: Qualcosa ( ah ah ah).

Era giugno ed ero innamorato di non so chi. Di non ricordo chi: di una lei. E’ svanita nei ricordi, lei, persa nel tempo, persa nelle infatuazioni delle estati dopo. Accantonata nel passato. Innamorato poi? Forse no, o forse si. Ero innamorato dell’idea di saper amare. E quello, se dura, se regge il colpo di ogni fine, vale sempre. Vale più di tutto il resto. Fu l’unica che lesse quel post quella notte. Strano. Ero pieno d’aspettative per il futuro, l’università, il lavoro. Avevo tutta la vita davanti. E non sapevo un cazzo. Dio quanto se non sapevo un cazzo: meno di adesso. La primavera era passata tra un caffè e l’altro a parlare di quanto fosse bello essere arrivati al procinto della fine; davanti alla macchinetta nel corridoio della scuola, a scoccare quei 10centesimi. E giù di zucchero, che il caffè della macchinetta fa schifo.
Spensierato tra una sbronza a Trastevere, un ritardo cronico che attendeva un cazziatone matematico e un’aperta col motorino: quando il vento ti donava un brivido. Un Gin&Tonic in quel locale.. l’Area.. te la ricordi l’Area? Ti concedevi l’ebrezza d’essere un po’ più grande di te stesso e vagavi. Vagavo nella vita che sembrava fosse in procinto di cambiarmi per sempre. Sarebbe stato così? Lo vedremo. Ogni nostalgia ha il profumo della primavera, e la finestra spalancata di questa notte la porta tutta con se. Baratteresti un anno della tua vita di oggi per un’ora della leggerezza di ieri? Penso di si, io almeno una volta al mese. Per ricordare meglio, e morire più giovane dentro.
Mio fratello domani mattina ha la maturità, dorme abbracciato ad un cuscino, chissà a cosa pensa..

Buona fortuna. Buona fortuna a tutti

db

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