Finire a difendere il Fascismo in nome della libertà d’espressione

“Una mattina, mi sono svegliato.. E tutti fascisti non c’erano più.”

Scrivevo così all’alba di quest’ultimo discutibile ma apparentemente sentitissimo 25 aprile. Sono passati ben 70 anni. Ma le ideologie per quel che possono ancora valere, permangono, come uno spettro che si aggira per l’Italia. Mi ha sempre incuriosito come in Italia, dopo la liberazione del 1945 tutti i fascisti diventarono antifascisti. Mi ha sempre altrettanto incuriosito come l’apologia di reato, in Italia abbia sempre avuto un volto solo riguardo i totalitarismi, e sia quasi percepita come colpa più grave dell’evasione fiscale. A lungo mi sono interrogato sul come mai Whatsapp mi metta a disposizione la sempre utile bandiera della Repubblica Popolare Cinese, sotto il quale vessillo sono stati giustiziati decine di migliaia di dissidenti in nome del Comunismo, ma non mi permette di mandare a nessuno il buon auspicio di una svastika induista. Viviamo in uno strano paese. Dove la massa ignora i crimini del comunismo solo perché di recentissima divulgazione, eppure da noi i comunisti ci sono quasi arrivati. Dove ti puoi mettere una maglietta con la falce e il martello, e dove se auguri le foibe all’italiano medio pensa che sia una festa. Dove il Nazismo e il Fascismo sono la stessa cosa. Un paese dove fascista per l’intellighenzia è un insulto peggiore di stronzo. Dove gli “onorevoli”, che di certo non ne fanno più parte, dell’intellighenzia, passano la metà del tempo a dedicarselo questo insulto, da partito a partito, da un banco all’altro, nelle frecciatine che a turno si scoccano in Parlamento; che non è più un bivacco di manipoli.. ma si è ridotto piuttosto ad un bivacco e basta. Lo stesso parlamento dove si canta una canzone che si è tinta di rosso come Bella Ciao una volta ogni due, ma dove non venga mai in mente a nessuno di cantare Me Ne Frego, All’Armi, o anche solo pronunciare la strofa “Taciti e invisibili parton’ i sommergibili” perché si viene allontanati immediatamente dall’aula, per apologia. Se sei d’ideali fascisti non sei libero di dirlo in società. Se a una rievocazione storica indossi una divisa delle SS: arriva DIGOS e ti si carica. Se a Bergamo manifesti assieme alle sentinelle silenziose vestito come un nazista dell’Illinois, con il Mein Kampf in mano, che è pur sempre un libro: arriva la DIGOS e ti si carica. E non c’è spazio per la discussione delle motivazioni, anche se pure loro sono fans del Blues Brothers. E’ così e basta, ti si caricano. Non basta evitare la palesemente anacronistica riorganizzazione del disciolto partito fascista, bisogna estinguere la destra e la sua progenie. I bambini lo devono sapere, fin da piccoli, fin da piccolissimi. Fin dalla socializzazione primaria nella scuola – “CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE” – Qualcuno avrebbe detto. In assenza della specificazione del soggetto, il motto è comunque valido. Anzi è proprio quel che reclamano le maestrine di una scuola materna di Cantù. Hanno espresso così la loro flessibilità ideologica: “Fa il saluto fascista a 4 anni. O la smette o cambia asilo“. Emblematico caso contemporaneo di democrazia tout court. Quel saluto, si può fare solo allo stadio: lo dice la sentenza giudicata dal Tribunale di Livorno. Lo Stadio, l’oasi libertina per le apologie,il vandalismo e il fancazzismo. Zona franca dove le istituzioni scendono a patti con i capi ultras tra bracci tesi e pugni chiusi. Sei comunista, nazista? Aspetta che diventi grande e là saluti e fai come ti pare, ma a scuola non ti azzardare. Lì ti dobbiamo inculcare le idee che abbiamo scelto per te.

Del resto si sa, noi siamo sempre lo stesso paese un po’ pazzerello. Quello che il presepe a scuola non si fa più perché magari qualcuno passa e si sturba guardando Giuseppe o l’asinello imbalsamati. Quello dove dove nelle scuole crollano i tetti e mancano le porte dei cessi, ma si discute delle minoranze che non vogliono guadare in crocifisso. Quello dove la classe media intimorita grida Sparategli!Sparategli! Oddio gli avete sparato! Quello che ha consumato l’hashtag #JesuisCharlie, e dall’inneggiare alla libera espressione per protagonismo solidale è già passato e ripassato più volte alla libera oppressione, alla censura, al solito senso unico dell’unica democrazia permessa. Quella che non va mai discussa se non si vuole rischiare di passare inevitabilmente dalla parte dei cattivi. Ma a me di passare per cattivo, non me ne frega niente, e quando ho letto l’articolo del bambino di 4 anni attaccato perché batte i tacchi ed esibisce il saluto romano ai suoi insegnati se interpellato, ho provato una certa empatia, perché da bambino mi privarono di una cosa a cui tenevo per lo stesso motivo. Rieccola la mia solita, incorreggibile, innata indole di provocatore. E’ giusto che la scuola pubblica imprima i propri ideali a dispetto di quelli dei genitori che prima di questo sono cittadini e contribuenti?

Immaginandomelo retto come una baionetta, con i suoi piedini uniti.. Sorrido e rifletto. Scrivo, e mi indigno. Chissà perché il mio spirito reazionario si accende sempre e solo quando riscontro la privazione di una qualsiasi libertà. Difendere il fascismo in nome della libertà d’espressione. Ho dovuto corrompere il correttore automatico del Mac per poter scrivere questa frase.

Accademicamente il Fascismo è considerato il primo totalitarismo (imperfetto) del XX’ : antidemocratico, monopartitico, emissario di leggi razziali, inquadratore di prole, che di libertà di pensiero e d’espressione, oltre che della vita, ne ha privati parecchi, indiscutibilmente troppi, e ci ha anche trascinato in una guerra persa in partenza. Ma è forse per questo che a distanza di 95 anni ci si permettere di giustificare un analogo tipo di proibizione? E’ in nome di questo che dimostriamo in maniera così palese come non la sa si possa pensare diversamente dal sistema? Ghettizzare a prescindere, senza ascoltare, senza aspettare. Approssimare, giudicare, evirare. Questo induce la società del benpensante, e lo dimostra attraverso la minaccia: separare dagli amichetti un bambino di 4 anni se non smette accogliere l’insegnate con il saluto che prima del Duce fu dell’Impero Romano.

Le maestrine per farsi forti assieme ai genitori di parte, hanno imbracciato come un moschetto l’obsoleta Costituzione Italiana, la Legge Scelba 20 Giugno 1952 n.645 , e dando luogo ad una fanatica prevenzione si sono fatte implacabili garanti d’essa. Di quella stessa Costituzione che si cerca da tempo di cambiare, e che da tempo andrebbe cambiata. Proprio perché, forse, ci si accorge che nata proprio dalle ceneri dell’Italia che fu fascista: per volere e necessità, e per questo non è abbastanza libera da lasciarci scegliere come vorremmo la nostra rappresentanza oggi. Poiché quando venne scritta, nel ‘47, dopo lo sfacelo, non ebbe il coraggio d’essere migliore del passato che la portava in grembo. Ci si volle tutelare per il futuro. Invece di essere una costituzione per, fu una costituzione contro. E tutto ciò che nasce contro di per se già non incarna propriamente la libertà.

Certo il padre del suddetto bambino, un tipo che come risposta alle domande sulle abitudini ambigue del figlio ha sfoggiato i muscolosi bracci ricolmi di svastiche inclinate: non dev’essere un cultore ne della costituente ne della libertà d’espressione, ma questo non toglie il fatto che sia lui, che suo figlio, dovrebbero essere liberi di pensare ed esibirsi nella maniera che reputano più appropriata nei limiti della libertà altrui. Mantenendo in base alla Scelba, se proprio si vuole, la loro combriccola di un numero di persone inferiore alle 5, lì dove tengano già delle riunioni antidemocratiche. Insomma, se il bambino invitasse 4 amici a casa e si salutassero tutti a braccio teso, compreso il padre.. arriva la DIGOS e se li carica. Diverso, ad esempio, è il caso di quel mattacchione di americano che discusse con l’anagrafe del New Jersey per aver chiamato il figlio Adolf Hitler, nome che in futuro avrebbe potuto causare al pargolo dei problemi non indifferenti. Nonostante abbia sentito nomi più brutti: Chanel Totti. Eh, il nome purtroppo è una cosa che ti appioppano a tua insaputa, come quando decidono di metterti al mondo. Ma ecco, non è perché i miei genitori sono cattolici che io sono cattolico. Infatti, anche se sono battezzato, non lo sono più, e il presepe comunque me lo possono pure fare in camera.. Amen. Per il medesimo motivo, non sarà perché il padre gli ha insegnato a fare il saluto romano, che il figlio rifonderà i NAR, e non è altresì detto che il nipote del Pupone si chiamerà Gucci o Scatolo Totti. Bisogna rassegnarsi alla pazienza del rimettere tutto nelle mani del libero arbitrio.

Le idee che hanno casa del bambino sono discutibili quanto quelle che muovono l’apprensione delle sue maestrine dalla penna blu ideologica, che saranno probabilmente della stessa cricca della mia insegnate d’italiano, storia e geografia delle medie; quella che ogni tre per due cantava ” Bandiera la rossa la trionferà” in classe – brandendo in aria un’ombrello chiuso ogni qual volta attaccava i sermoni sul sindacato – e che mi puniva regolarmente perché non volevo ascoltarli . “..Sei fascista Bartoccini, il peggior male del mondo”- Bah. Saranno della stessa cricca della professoressa di storia, che ogni qual volta la discussione si riduceva a quel siparietto di luoghi comuni da “Caterina va in Città” di Virzì invece di moderarci, ci etichettava prima di darci il voto. Saranno della stessa cricca della mia professoressa d’italiano della maturità, che in comunella con quella di filosofia mi proibì di portare d’Annunzio agli esami. Non poteva nemmeno essere contemplato un collegamento della tesina Kierkegaard e Heidegger, perché non facevano, e non dovevano tassativamente fare parte, del programma: quel gran programmone. Insomma, quella gente là. Quella delle maestre delle elementari che chiamarono a casa mia dopo avermi sequestrato la Croce da Cavaliere di prima classe, una medaglia nazista che avevo comprato per somigliare al personaggio di un film – ” Suo figlio non si deve permettere di indossare una medaglia con la svastica a scuola, anche se gli altri bambini non sanno cosa voglia dire.” – Quella gente là: quella mal pagata per indottrinarti silenziosamente, quella che le idee vanno bene se sono uguali alle loro. Altrimenti..

Una volta un tale mi disse che in Italia, nelle seconda metà della Prima Repubblica, fecero un tacito accordo tra le parti, e spartirono così i poteri tra destra e la sinistra: la destra si sarebbe tenuta il ministero dell’Interno, la polizia, il Sismi, Gladio, Stay Behind e le forze armate. Il potere d’azione in caso di.. E alla sinistra sarebbe toccata la Cultura, l’emittente pubblica , la pubblica istruzione per il prima e la pubblica amministrazione per il dopo. A quel tale risposi che sì, una scelta simile, nell’assetto politico di allora, poteva anche apparire come favorevole per la “destra”, che così aveva il controllo delle armi, ma che per come sono andate le cose, e per come si è sviluppato il mondo moderno, se si intendeva mantenere viva un certa ideologia che altrimenti sarebbe stata sterilizzata senza quartiere, forse bisognava proprio scambiarsi di posto. Le armi, in questo secolo, combattono le guerre che l’opinione pubblica appoggia, e l’opinione pubblica è figlia dell’istruzione che riceve.

Ed eccoci qua invece, in un paese dove i nostri insegnanti sono tutti figli del sei politico di quel ’68 che criticava anche Pasolini, quello – dei figli di papà – diceva lui. Dove per produrre cultura bisogna essere di sinistra, o per credo o per cause di forza maggiore. Dove si ignora, o si vuole dimenticare, che comunque l’unica riforma della pubblica istruzione decente l’ha firmata il governo Mussolini ( la Riforma Gentile). Dove la presidenta della camera, eletta con la riffa, ammicca al partigiano di turno promettendogli che se non riuscirà a tirare giù quell’obelisco che porta la scritta MVSSOLINI DVX, farà quantomeno togliere il nome. Cancellare la storia come vezzo di una garante della democrazia. Ella desidera, ha detto, cancellare da Roma tutti i segni del regime, perché è una di quella la. E perché no? Buona fortuna madama. Sarà esaltante assistere dopo quello dell’obelisco all’abbattimento dell’intero complesso sportivo del Foro Italico, delle statue, degli stadi, del Ministero degli Affari Esteri che ne è ancora sede, di tutto il complesso museale ed espositivo dell’EUR, e del riallagamento l’Agro-Pontino magari. Questo e altro per felicitare Lauretta Boldrini. Questo e altro per felicitare tutti coloro che credono fermamente che per redimere una nazione bisogna ( o bisogni?) cancellare la sua storia e il suo passato. Eppure fa tanto falò dei libri proibiti dal Terzo Reich. Bha! La democrazia è sempre una questione di punti di vista: lo dicono anche i piloti dei B-52.

E tutta così la gente che teme che qualcuno possa soverchiarla con la condivisione di idee, è tutta così la gente che usa fascista come un insulto ma secondo i medesimi ideali canoni di pensiero si comporta. Per questo non mi troverà mai concorde. Eppure io sono il primo a sbellicarmi dalle risate guardando la Guzzanti che imita Vicky di Casapaund. Il primo a disapprovare quell’indottrinamento ridicolmente confezionato per gli alienati che militano in certi “movimenti”: con i loro slogan xenofobi, omofobi, e con tutti quei vecchi e stravecchi cavalli di battaglia populisti e dogmatici, che possono ancora fomentare solo la borghesia più ignorante d’Europa. Sono il primo che ama cantare Guccini, sono il primo che si vergogna per averlo pure votato Berlusconi, quando cercava l’applauso sparando anacronisticamente la parola “comunisti”. Sono lo stesso che oggi, ha provato profonda empatia per quel bambino, perché ricordo quando alle elementari provarono a costringermi con la forza del sistema a cambiare quella che era solo l’ipotesi di un’idea.

di Davide Bartoccini

 

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