Il loro “Orgoglio” è il nostro spasso, i pregiudizi lasciamoli alla grigia borghesia

ROOOOARR… No, non è un ciak della Metro Goldwyn Mayer, è che ogni volta che leggo qualcuno che, da una tastiera da del “leone da tastiera” a qualcun altro, in questo secolo dove ognuno purtroppo vuole dire la sua, mi viene spontaneamente da farne il verso.  Avrei potuto iniziare con “mio caro lei“, l’ingaggio delle distanze, ma piuttosto veniamo a noi.. Ho espresso nei giorni scorsi una mia personale opinione sulla LUISS Guido Carli, ho scritto in calce sulla mia pagina Facebook che:

“La ‪‎Luiss‬ sta laureando cretini più velocemente di quanto le madri riescano a rimanerne incinta. E ‪‎Renzi‬ è andato a blaterare il politicare del laureare per assicurarsi che sia vero.”

Non è necessario raccontarvi precisamente lo scompiglio. Io sono uno di quelli che apprezza molto lo spirito d’appartenenza, qualsiasi esso sia, ma lo aborro quando sfocia il fanatismo, e quello che ne è succeduto è stato un esilarante siparietto dove luissini devoti e laureati d’altre appartenenze, si sono battuti in punta di fioretto e voti cum laude per controbattere con la loro. Si è parlato della retta strapagata, del metodo gaussiano mal applicato, della fantomatica ambizione che i banchi  fatti in un legname particolare dell’ateneo di confidustria irradierebbero in chi vi siede, a differenza dei comuni banchi, e dei metodi di insegnamento di questo inattacbile esempio di eccellenza tutto italiano, che però scimiotta e idolatra particolarmente l’estero. Mi è stato dato prima del farlocco ispettore del MIUR, data la mia statistica ponderata sul tasso di laureati e di abbandoni vantato dalla LUISS in comparazione con tutte le altre università di Roma, sopratutto le pubbliche, e in ultima battuta anche del Concutelli.. Insomma, picchi di terrorismo nero per l’espressione di un idea.

Ma facciamo un passo in dietro: “Il nostro governo ha fatto più di quello che ha promesso(…) è quello il metodo vincente.” Queste le parole del premier Matteo Renzi che hanno fatto sbottare il mio sdegno, pensare al leader non eletto della nostra Repubblica che propone una menzogna simile ad un’aula piena di giovani ed illustrissime promesse di una futura leadership senza esser tacciato da alcuno, mi ha fatto pensare ad un pregiata catasta di futuri leccaculo, non di laureandi al master di School of Governament che potrebbero con la giusta istruzione e il giusto polso fare il bene del nostro paese un giorno. E da qui la mia provocazione; a cosa serve forgiare menti così eccellenti per vederle inermi e consenzienti in una situazione simile?

La mia battuta è stata immediatamente captata dall’egocentrismo frettoloso dei facente parte, che indotti dalla sommaria percezione della lingua italiana che nemmeno la Luiss ha saputo curare, sono stati portati a leggere una provocazione vaga come un’offesa peculiare. “Mi stai dando forse del cretino perché mi sono laureato alla Luiss?” No, potrei tuttavia farlo per questa domanda, dato che ho alluso ai tanti non a tutti. Ma sorvoliamo..

Su Twitter poi mi sono imbattuto in altri offesi, uno dei quali poi ha trovato nell’offesa la motivazione di scriverci su pezzo: “Il loro pregiudizio, il nostro orgoglio”. Bello il titolo, meno il pezzo. Si, perché sembra più un volantino pubblicitario dell’ateneo che un  manifesto d‘orgoglio. Con una particolare chiosa sulla bellezza dei giardini e l’ambiente sano che ne deriva: – “Ripartire dalla botanica urbana per i capitani di domani”- Un pensiero a cavallo tra Capitan Findus ed Ecologia e Libertà. Ma sono ingeneroso,  lo sò, perché l’inno alla bellezza del privato che ha scritto era commissionato da un giornale online che dovrebbe essere condotto da una specie di sotto categoria di forzisti malcelati che  però si spacciano per osservatorio della “galassia liberale”. Insomma, Giovani di Forza Italia che scrivono, il telescopio gli si sarà appannato.

E qui che torniamo al “mio caro lei“. Nonostante nei nostri giovani vent’anni ci stessimo scambiando battute sotto un informale uccello azzurro, l’autore di questo articolo (a me messo all’attenzione da un suo collega) mi apostrofava di essere, prendendo le distanze, una persona irrispettosa dei sacrifici di chi strapaga le rette, e di essere una persona che non ama l’università. Ebbene, su una cosa ci ha preso: non amo l’università, e non è propriamente un segreto. E ci ha preso pure sull’altra: non rispetto certi sacrifici, ne ho il diritto. Io non rispetto proprio  chi fa dei sacrifici comprando delle scalate sociali ai figli, non lo ritengo adeguato. Ci sono tanti atenei dove per conseguire gli esami si pagano rette più ragionevoli, dove i genitori che ripongono speranze nei loro figli possono investire sacrifici meno onerosi per vederli raggiungere i medesimi risultati. E dove si manifesta il merito. Non posso proprio farci nulla se io non rispetto il giogo che certi individui si mettono per far parte della società. Non siamo più animali.

Mi è stata citata l’ambizione che la Luiss imprimerebbe nei suoi orgogliosi cadetti; l’ambizione è quella che si vede fuori dalle città universitarie o davanti alla piazza del Verano, forse e neanche così spesso.. L’ambizione si vede riflessa nello specchio, e non costa 6000 euro l’anno. Di questo sono certo. Non la si trova certo nel silenzio ossequioso davanti alla favole del Presidente del consiglio, o nei bar affollati di fuorisede che fanno 3 anni di happyhour perché tanto i corsi li passano con gli esami a crocette. L’ambizione non ha prezzo, e di certo non si compra con una retta maggiorata e una corsia preferenziale per finire il corso di studi nelle sessioni straordinarie – No signore.

Ma questa ovviamente, è una mia personalissima e opinabile opinione. Io ho sempre preferito farmi regalare viaggi e bei vestiti piuttosto che lauree, almeno non ho le tasche piene di quell’ipocrisia tutta borghese che oggi discute di scuole e atenei  frequentati e domani perpetrerà una lotte di classe controproducente e scaduta, avvicendandosi con chi la laurea gliel’ha pagata. Con questo non voglio apparire come un sessantottino o un terrorista come mi è stato additato, ne come uno che odia chi va alla Luiss per qualche rancoroso complesso; 4 dei miei migliori amici e 2 dei miei soci, oltre che una mia preziosa collega si sono laureati alla Luiss. Li stimo, li ho sempre stimati, e penso che loro provino lo stesso sentimento nei miei confronti, nonostante non faccia parte della loro elite di menti eccellenti. Li stimo per quello che sono individualmente, non per l’intestazione dei titoli che hanno. E loro forse mi stimano perché conoscono il rispetto che ripongo per due cose fondamentali a questo mondo: La meritocrazia e la dignità. Entrambe qualità che la società non prende troppo in considerazione apparentemente. A chi mi dice, – “..quello che vuoi, ma la Luiss ti proietta subito nel mondo del lavoro, ti inserisce e ti fa prendere in considerazione dalle grandi aziende o per ruoli di rilievo (…) ” Rispondo che evidentemente nel Mondo vige la meritocrazia fittizia. E loro non nutrono interesse nel scardinarla. I sistemi che sottostanno a quello che la nostra società ci sta dimostrando come essere il modus operandi giusto, il solo ed unico, il più amabile e il più attraente, il più pratico: sono ipocriti. L’evidenza dei fatti non fa altro che palesare che per far scommettere qualcuno su di noi dobbiamo appartenere ad un entourage privilegiato, se non corrotto. Non dobbiamo dimostrare per forza qualità superiori agli altri. Non sono necessari estro o diversità. Le personalità sono limabili e accantonabili per asservire meglio il sistema. E questo viene dimostrato tutti i giorni, nelle università, nel lavoro, nello sport addirittura. Anche a livelli pseudo amatoriali. Si vende futuro a chi dimostra di sapersi piegare alle regole del gioco. A chi sa stare alle inique pretese della società.

Io modestamente faccio parte della parte peggiore di questo paese forse, chi vorrebbe dire la verità. E vorrebbe dirla anche a chi domani deve scegliere come investire 5 anni della sua vita, farlo riflettere se vuole scegliere un laureficio che ti inserisce del mondo del lavoro e basta, oppure se vuole forgiarsi nel disagio degli anni trascorsi nelle enormi e mitologiche realtà pubbliche, mal finanziate e deprecabili, senza giardini e senza bistrot, senza ministri e corsi smart, con la sola passione per la professione. Scommettendo solo su di se, sulle proprie capacità, sulla dedizione, sulla passione, sull’educazione e si anche quella propria lotteria genetica (come tanti laureandi luiss).. ma a costo di perdere rovinosamente. Niente sconti. Del resto mantenere lo status quo rimpiazzando i raccomandati di ieri che odiamo oggi, con quelli di oggi, che qualcun altro odierà domani non ci porterà da nessuna parte. Sapevatelo.

 

Perdonate il luogo, ma degli altri spazi dove collaboro nessuno mi sembrava più adatto.

Ps. Tutto quello che scrivo sono anche solito affermarlo davanti a 10, 100 o 1000 uomini, senza riserve.

 

db

 

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2 pensieri su “Il loro “Orgoglio” è il nostro spasso, i pregiudizi lasciamoli alla grigia borghesia

  1. Guarda, io frequento la Luiss e in quanto a posizione di pensiero sull’argomento mi trovo a metà tra te e i Luissini: mi spiego: sono d’accordo con te quando descrivi luissini. Dovrebbero essere la nuova, la migliore intellighenzia del paese eppure vedendoli da vicino non sono nient’altro che figli di papà capaci di vendere la propria dignità per un “autografo da Renzi”. Purtroppo la verità è nel mezzo: i miei colleghi (e l’ho scoperto solo entrando alla Luiss che fosse possibile una cosa del genere) sono dei figli di papà (e qui non ci piove), ipocriti, finti, ambiziosi fino alla fine e senza dignità…ma, colpo di scena, la maggior parte di loro sono eccellenti negli studi se non addirittura dei veri e propri geni e te lo dico per esperienza. La mia e credo anche la tua difficoltà ad accettare tutto ciò risiede proprio nel fatto che troviamo inconcepibile che soggetti del genere possano essere geniali e schifosamente stupidi allo stesso tempo. Io ci sono dentro grazie agli sforzi dei miei genitori e sono tutt’altro che un genio. Gli esami sono difficili e spesso anche tanto e a mio parere confrontando con tutti gli amici che frequentano università pubbliche (in prevalenza facoltà di economia alla parthenope di Napoli) anche più difficili. La parte che non mi è piaciuta del tuo articolo è stata quando hai detto “Ma questa ovviamente, è una mia personalissima e opinabile opinione. Io ho sempre preferito farmi regalare viaggi e bei vestiti piuttosto che lauree, almeno non ho le tasche piene di quell’ipocrisia tutta borghese che oggi discute di scuole e atenei frequentati e domani perpetrerà una lotte di classe controproducente e scaduta, avvicendandosi con chi la laurea gliel’ha pagata. ” e parte seguente. Mi ricordi un gruppo di anarchici del mio paese da cui provengo sempre pronti a lottare contro “la classe capitalista” e i ricchi…vai a vedere nessuno di loro andava bene a scuola o era una mente eccelsa e guarda caso ora tutti a dire che i capitalisti sono quelli cattivi invece di ammettere le proprie “mancanze” nei confronti di chi è riuscito a fare meglio di loro…della serie i poveri sono sempre comunisti e i ricchi sempre capitalisti. I laureati Luiss fanno schifo come persone ma sono esattamente ciò che fa bene all’economia (purtroppo). Tu ti ritrovi nella classe anti-capitalista non per tua scelta (come cerchi di dire a te stesso) ma ti ci sei ritrovato; nessuno ti obbliga a diventare come i luissini ma impegnarti per diventare un elemento di forza per il futuro del paese invece che stare con le mani in mano a contestare il “capitalista corrotto” non lo concepisco. Per il resto sono abbastanza d’accordo in tutto l’articolo.

    • Ciao Mauro, guarda hai assolutamente ragione a citare la validità di tanti tuoi colleghi, che riconosco fuor di dubbio, e che ho riconosciuto difatti a tanti miei amici e conoscenti che potresti incontrare tutti i giorni tra le aule e i famosi “giardini”. Non ti nascondo di non essere mai stato uno dei primi della classe, anzi.. ho sempre concesso più impegno a spiccare nella sovversione, più che negli studi di cose tediose e già sentite. “Conoscere le regole per infrangerle meglio” dicevano.. Il mio concetto anti-capitalista, che non trovava qui lo spazio per essere raccontato per intero, ma è presente solo tra le righe, non contesta il capitalismo in se, anche se è indubbio dato il corso della storia, che sia destinato a crollare per mano dell’ incapacità, dell’ egoismo, della virulenza dei rammolliti che lo compongono ( come fu per l’aristocrazia del resto). Non vertendo in alcuna difficoltà economica, anzi.. devo solo contraddirti in questo punto: io questa forse momentanea posizione anti-capitalista l’ho scelta, per coerenza ideologica e idealistica. Non mi ci sono affatto trovato per nascita o per sventura. Sarebbe molto più facile per me non pormi tutti questi problemi di utopica risoluzione e farmi i miei aperitivi in santa pace, essere un altro dei 22.000 avvocati di Roma, o un revisore di conti.. Ma c’est la vie, ognuno deve portare la sua croce, la mia evidentemente sarà quella dell’anarchico di paese. Del resto cos’è la nostra capitale se non un grande paese, provinciale e chiuso in se stesso, privo solo del desiderio di “lasciare” la provincia?

      Grazie per aver speso del tuo tempo a leggermi, buon proseguimento.

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