Le scelte obbligate

” Dovevamo portagli una macchina molto vistosa che ci aveva prestato per il viaggio, nel porta bagagli ingombravano lo spazio due passeggini, che tenevano occupata anche la nostra curiosita’. Nessuno aveva figli.

La sera, prima di cena, io e Big John sedevamo in salotto nel silenzio piu’ totale, dovuto un po’ all’imbarazzo dell’estraneità, un po’ alla differenza degli anni. Lui poggiava la testa, pesante e calva, gonfia di borse agli occhi di una vita vissuta senza sonni tranquilli, e segnata da una cicatrice antica, su di un polso robusto, cinto da un Frank Muller tempestato di brillanti. Sedevamo su divani contrapposti in una casa dal tipico arredamento di montagna, e per rompere il ghiaccio, che permeava l’atmosfera come se un quello chalet non ci fossero finestre, lui mi disse: “Che fai nella vita? Studi?” – Gli risposi di si con un filo di voce, che ero al penultimo anni di liceo. Bravo mi disse, studia! perché  se non studi poi la vita ti impone delle scelte obbligate, come a me.

Nello stesso istante si aprì la porta del bagno, il vapore della doccia calda e l’odore di un dopo barba fresco e costoso si diffusero in tutta la casa, come preludio del via libera – “Eccomi sono pronto, possiamo andare a cena.” – La conversazione fini’ li. Sinceramente a quel tempo, non avrei avuto la temerarietà di replicare.”

Racconti di malavita, pare.

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