Perché il sensazionalismo del benpensare non è bastato ad Ignazio?

Pensava fosse che un gioco, ma non poteva immaginare che non ci fossero abbastanza benpensanti a dargli retta per giocare insieme a lui con le vite dei romani; errore di calcolo per Marino e la sua giunta dunque. Non è bastato trascrivere con testardagine le unioni gay con tanto di foto studiate a tavolino e ben recitate, quelle con bambini belli e sorridenti, come se fossero a conoscenza del problemi relativi al caso. Non è bastata la spettacolarizzazione di opere inutili da contrapporre alla mancanza di iniziative valide. Non è bastato a distogliere l’attenzione dall’incompetenza il “sensazionalismo” con il quale  vengono celebrate le sporadiche iniziative prive di senso e contestualizzazione come le ripetitive iniziative  volte alla solidarietà nemmeno richiesta della comunità ebraica di Roma, tanto da farlo passare per un accanito Savo di Sion, o come le ristrutturazioni di fatidiche scuole elementari nelle periferie più sconosciute spesso a dispetto di strade arterie vitali del traffico rimaste bloccate svariati mesi dopo un acquazzone. Non è nemmeno bastato andarsene a passaggio al gay-pride per accaparrarsi il plauso delle lobbies gay, che oltre a non essere eterosessuali vantano ahimè gli stessi bisogni degli altri cittadini, vivere in una città funzionale. I dati parlano chiaro: 8 romani su 10 bocciano Ignazio Marino.  Non ci sono abbastanza benpensanti, ecco cosa non ha funzionato, oppure ce ne sono abbastanza, ma non hanno abbastanza tempo da perdere per essere ciclisti o improvvisarsi tali, perché lavorano, non si allenano per il Tour de France facendo casa-ufficio. Non sono abbastanza adoratori del tribalismo delle culture nomadi e della pratica delle elemosina in richiesta  continua, un deja-vu con le ciabatte e il passeggino vuoto a ogni vicolo del centro. Non sono abbastanza gay da pensare che basta contentare 16 famiglie gay per giustificare le mancanze rispetto al resto delle incombenze di un primo cittadino. Non sono abbastanza Mussoliniani da apprezzare la pedonalizzazione del centro storico che somiglia più ad una punizione dantesca o peggio ad un embargo per i cittadini “romani” che non lo abitato. Non sono abbastanza distratti da non accorgersi che neanche la Polizia Municipale di Roma Capitale sopporta più il rischio della rivolta popolare per imporre le sue assurdità. Insomma i benpensanti romani non sono abbastanza o non hanno tutti voglia di stare dietro alle baggianate di un Genovese che evidentemente oltre a non conoscere minimamente la città dove vive da “soli” dieci anni, non è palesemente in grado di fare il sindaco. Ignazio non ha capito che essere un freak in bici non basta per farsi adorare da gente che per vivere a differenza sua deve comunque lavorare, almeno per guadagnare i soldi che paga di Tasi e Multe, che per lavorare malcapitatamente spesso è costretta a spostarsi, e per spostarsi avrebbe bisogno di mezzi e infrastrutture che  sfortunatamente mancano. Lui però, l’illustre chirurgo con il vizietto della politica non se ne cura e va avanti per la sua strada. Finché si parla di ROM a cui elargire i soldi dei contribuenti a sfavore dei medesimi, Musei per la Shoa o scampagnate studentesche per onorare una memoria che preesisteva al suo arrivo, e iniziative saltuarie e non incisive per le periferie, Marino è sempre in prima linea. Però appena si parla di qualcosa di serio, tutto sfuma, si assopisce. Basta andare sulla sua Fan Page ufficiale di Facebook per assaporare il preludio della fine, puntuali gli insulti e gli sfoghi dei cittadini che spesso danno luogo a siparietti esilaranti quando, i pochi estimatori del sindaco più inetto che Roma ricordi, lo difendono con frasi fatte e invettiva anti-fascista alla quale anche lui è sempre pronto ad attingere, anche forzatamente e spesso scevro di pertinenza. Qualcuno mormora siano addirittura contatti finti, creati apposta per soppesare la valanga di insulti che la pagina conta di giorno in giorno, un’operazione sotto copertura per salvare un lembo di pelle dagli sputi.  Del resto se si interroga un addetto del suo ufficio stampa la risposta è: ” Bhe alla fine poteva andà peggio”.  Quindi svegliati Ignazio, perché non stiamo negli Usa. DAJE.. che per inciso non si pronuncia Dagée.  Ebete.

 

Con il plauso di parecchi, squisitamente tuo e speranzoso di non vederti più molto presto

 

db

 

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