Porto Ercole è la prima colpevole di un’involuzione che porta in grembo vandalismo e degenerazione.

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Aspettate le quattro di pomeriggio (04.00 p.m) !! Prima si riposa” Ammoniva mia nonna quando perfino io, per passare quel lasso di tempo immobile tra la fine del pranzo e il pomeriggio di gran lunga più esaltante, giocavo a pallone sotto casa l’estate. Il timore di svegliare qualche vecchietto indispettito che affacciandosi dalla finestra avrebbe “minacciato” di parlare con i nostri genitori a noi altri ci lasciava impietriti, e trovava conforto soltanto nella buona educazione che attecchiva. Maledetta e inutile! Adesso quell’educazione non attecchisce più.. basta rivolgere la parola ad un qualsiasi bambino di 8 anni e vedrete dove vi manda se lo importunate. Le nonne svanirono, e i nipoti peggiorarono. Al loro posto inchiodarono dei cartelli di divieto inquisitori che forse avrete ben presenti: Vietato il Gioco del pallone

Ebbene sotto ad uno di questi, anni or sono, un illustre ignoto scrisse con un pennarello una scioccate verità: Allora ci droghiamo. Ecco la sottile linea immaginaria, dove finisce lo svago innocente e si impossessa del lasso di tempo noioso il vizio deplorevole.

A parer mio quello è il riassunto delle sorti di una località di villeggiatura, come mille ce ne sono, a me molto cara: L’Argentario ( Monte Argentario, Grosseto, Toscana, Italia, Europa, Mondo.). Più precisamente quel di Porto Ercole, la XXIII’ circoscrizione di Roma come mi è solito chiamarla quando scherzo. Ma l’esempio del particolare potrebbe meno esaurientemente rappresentare un fenomeno che rovina l’Italia intera. Io, 26enne romano, ho sempre vissuto nella città eterna, un po’ perché sono pigro, un po’ perché la mia discontinuità universitaria e il totale disprezzo per la burocrazia che la regola mi avrebbe concesso l’erasmus al massimo a Sassari. Non ho viaggiato troppo, ma nemmeno troppo poco per non poter asserire con una certa sicurezza che forse l’Italia è il paese libero più bello e noioso del Mondo. Ogni volta che ci rimugino sopra a questa storia, però,  l’immagine di quel cartello mi pesa nel cuore.

Ma torniamo al nostro paesino di villeggiatura preso ad esempio. Originariamente villaggio di pescatori di poco conto, nella seconda metà degli anni ’60, durante il boom, riscosse un certo successo per via della sua posizione geografica che offre apprezzabili scorci naturalistici, acque cristalline e isole spettacolari, tanto da richiamare l’interesse dei reali d’Olanda, che vi costruirono una splendida villa allo Sbarcatello.  In concomitanza con lo stanziamento della famiglia Agnelli, che si sistemava a Porto Santo Stefano, un determinato entourage accorreva a colonizzare, per moda e piacere, l’intero promontorio. Non ci volle molto per convincere quel fenomeno sociologicamente apprezzabile che risponde al nome di Generone Romano a levare le tende dalla più dozzinale e comoda Fregene, per stanziarsi all’Argentario, distante solo poche ore di macchina ( mezzo che ormai la moderna tecnologia poteva chiunque dotare) . Essendo empiricamente riscontrato che: il generone romano è proporzionalmente felice rispetto alla distanza che affronta per andare in vacanza, per presupposto percorso di emancipazione sociale alternativo, l’occasione era troppo ghiotta per essere sprecata. Da prima conquistarono il paese vecchio, riqualificarono i fortini di dominazione spagnola, e quelli degli Orsini, acquistarono le poche ville che c’erano e ne tirarono su dal nulla di nuove, come funghi, funghi da centinaia di milioni. Abusi edilizi e sgorganti colate di cemento approfittarono dell’impunità di quei famosi anni ’80 e smentivano paciosi ogni vecchio piano regolatore. Non si era tenuti a badare a tutte quelle menate sull’ambiente a quei tempi, forse. Se arrivava un potente che voleva fare il bagno là, si costruiva. Punto. C’erano tutte le basi per rendere la località una Costa Smeralda a due passi da Roma. E per un po’ forse fu anche così. Ma poi abbiamo visto la Costa Smeralda che fine a fatto, quindi non ci disperiamo.

Stabilimenti, la marina di Cala Galera, i primi night, i ristoranti, gli alberghi; “Negli anni ’90 Porto Ercole era un altra cosa.” – lamenta un vecchio amico – ” ..per strada non si passava quanta gente c’era. Ferrari ovunque, barche bellissime, panfili, famiglie benestanti, eleganti ed educate (…) si respirava un altra aria: al ristorante, in spiaggia. Al King’s alla fine del porto si faceva piano bar, sopra al paese vecchio c’era un altro locale. La gente faceva la fila e spendeva bene, girava l’economia. Aprivano nuovi negozi e si investiva anche, negli immobili e nelle attività, anche se sempre con un piccolo freno: quello dei toscani locali, che non intendevano farsi da parte ma che non sapevano nemmeno accogliere in maniera adeguata i villeggianti e le loro richieste… Del resto è stata questa la rovina di questo posto. E lo vedi oggi più di ieri.” –  Oggi la crisi ha riportato i proprietari di quegli appartenenti lasciati vuoti per anni e anni a vantaggio di viaggi esotici, a dover sfruttare in qualche modo ciò gli costa così tanto per via di quel famigerato IMU. Le vecchie case di proprietà, che nessuno può vendere al prezzo commutato in euro che desidererebbe per via della pecunia di acquirenti, tornano ad essere il porto sicuro dove passare l’estate con i figli. E il dramma s’infittisce. Di generazione in generazione il generone romano ha tramandato solo due cose, proprietà e diseducazione: se sei un figlio di papà a Porto Ercole fai quello che ti pare, perché il trattamento che ti propinano e rozzo e infastidito – “come se non campassero con i “soldi nostri” – dicono i villeggianti – e allora dobbiamo rendergli pan per focaccia. La frattura città-campagna qua possiede ancora un fascino da inizio secolo, tranne che per l’arte del servire, che come si sa: se ben conosciuta è un arte tutt’altro che servile. I tutori dell’ordine, che dovrebbero servire i cittadini tutti in nome dello stato sovrano, finiscono spesso al soldo degli scostanti padroncini. Sanno che non bisogna forzare troppo la mano con i villeggianti: non puoi mai sapere il figlio di chi hai davanti, quindi cercano di dosarsi, ma comunque quando scoprono con chi hanno a che fare la musica cambia in un’istante. E anche se il Tirreno spara titoli da Bronx anni ’90, non succede mai niente. La musica quella vera intanto non c’è più. Il gattopardo italiano ben grasso da ciò che ha pappato nel ventennio passato non intende farsi da parte, spiaggiato qua e là impedisce ogni tipo di nuova attività e se la località muore a causa sua, che così sia. Il gattopardo portercolese non è lungimirante, è egoista, pigro, avido e orbo. E’ qui che un mix letale per il turismo macchinato dall’alto e ben concertato entra in scena:

– Multe a tappeto alle automobili che si controlla non appartengano a residenti autoctoni e proporzionale aumento di ausiliari del traffico e vigili urbani in alta stagione per sopperire all’aumento della mole di “lavoro”.

– Posti di blocco da “caccia all’uomo” per pattugliare le arterie vitali della viabilità del monte. Che nessuno osi muoversi per andare a cena altrove ordinando del vino locale per accompagnare le prelibatezze locali che la metà dei ristoranti in auge non acquistano per non rischiare di essere definiti almeno accettabili su TripAdvisor. La loro ragione sociale: ristorare e cucinare deve essere totalmente ignorata per tradizione e prepotenza.

– Metodica chiusura di ogni attività d’intrattenimento: ogni locale, discoteca, piano bar e simili deve letteralmente SPARIRE; che sia in punta di legge, ordinanza, cavillo, esposto e dispetto. Il silenzio spadroneggiare nelle notti dell’Argentario. Apre solo chi riempie abbastanza le tasche di chi può imporsi sullo scacchiere, ma trattandosi di un gattopardo, le cose presto si deteriorano nel vuoto della noia che attirano quei lugubri luoghi dalle poche pretese che definirei pressapoco arcaiche. Non ci si deve divertire all’Argentario punto. E se non lo contempla la legge, lo impone “qualcuno” come per mandato divino in terra (come il titolo tramandato dai reali di Francia).

– I negozi presenti, scontentati e indispettiti dal decremento di lavoro che la crisi ha portato, offrono merce vecchia e stravecchia a prezzi gonfiati, e attendono di svuotare i magazzini nelle annate del mai. Morire piuttosto che rinnovare.

– Nei bar e negli stabilimenti, dagli arredi paritetici e mai rinfrescati di 30 anni fa, vivono nel dogma “squadra che vince non si cambia”. Stesse sedie, stessi lettini, stessi ombrelloni, stessi orari di apertura e chiusura, nessun ammodernamento ne strutturale ne mentale. E se altrove, anche in Italia, le attività balneari cercano alla meno peggio di ispirarsi all’Ibiza di dieci anni, scimmiottandola in maniera comunque ridicola, a Porto Ercole non se ne parla proprio; la Feniglia è parco naturale quindi tanta spiaggia libera, tanti fagottari che distribuiscono sporcizia per ogni chilometro che la percorre e niente che assomigli ad un bagno della vicina Versilia. Delle concessioni demaniali qui se ne parlerà tra 10 anni forse, o forse tra 20 con i tempi dello stato. Se i servizi all’altezza dei bagnanti mancano, che si andassero a bagnare i piedi altrove ” la squadra qua non si cambia” sìè detto, anche se non si vince un cazzo da anni. Alloggiamenti di terza (con l’esclusione dei lussuosissimo Hotel Pellicano e Golf Argentario), camping e baraccopoli di poco ridimensionate contribuiscono ad allontanare quel tipo di turismo che potrebbe spendere ed investire. La parola d’ordine è favorire tedeschi e famigliole di provincia; con poche conoscenze e zero pretese: riempiono le paninoteche, si lasciano abbindolare volentieri con un piatto di pesce surgelato e una frittura di plastica, vanno a dormire presto con i bambini che numerosissimi ed incontinenti tengono regolarmente calda la temperatura dell’acqua per un miglio marino dalla battigia.

– Uno Ztl insensato e malvisto anche dai residenti stessi immobilizza un lungo mare già scarno e poco attraente fino a portare alle chiusura anticipata per orario, o chiusura definitiva dei battenti di molte attività. Anche i mezzi a 2 ruote sono incriminabili, e se ci entri quando è aperto non puoi comunque uscirne quando è chiuso. Un sequestro di persona in punta di fotogrammi di telecamera.

– La passeggiata del lungo mare si riempie di pendolari che non spendono un centesimo e i villeggianti si blindano in casa per non finire invischiati in qualche mal pensata e disprezzata manifestazione di quarta progettata da una Proloco inetta e attempata.

– In fine “Fai qualcosa di nuovo che può funzionare?” Chiudi, e se non vuoi farlo con le buone sapremo prenderci la tua attività  e il tuo tempo per fartela comunque lasciare con le cattive. Il gattopardo ruggisce. All’Argentario la mancanza di servizi reprime ogni spirito di tornare, e allontana chi ci è cresciuto per sfinimento e rassegnazione, lasciando quei ricordi nostalgici ai tempi che furono e non torneranno. L’involuzione dei servizi non fa altro che spingere altrove chi con le sue tredicesime sostenta un paese che d’inverno per metà approfitta di sussidi e campa con i sovrapprezzi scandalosi dell’alta stagione. Ma questo non succede solo all’Argentario.. Un week-end una località simile a quella appena descritta può costare tra parcheggi, multe subdole e telecamere nascoste, alberghi di millanta categoria, recensioni autoprodotte ed ingannevoli su TripAdvisor una cifra compresa tra le 150/250 euro a giorno per persona. Spontaneo chiedersi se l’anno prossimo non valga la pena sconfinare per una qualsiasi altra nazione. Il cartello che troneggia all’inizio di questa lista poco avvincente di errori balordi e mala gestione del territorio che la patria ci ha concesso fa il suo ingresso nella scena. Dalla mancanza di svaghi e attività, dall’incompetenza e il lassismo nasce una noia sinistra che allontana chi può  sfuggirvi altrove, e scatena la rabbia repressa di chi rimane. Pari alle cronache ponzesi le notti imbavagliate dell’Argentario covano gli sfoghi dei più giovani vandali e bulli, che stremati da quest’austerità imposta, passano le serate ad ubriacarsi senza remore per poi sconvolgere un paese che vede le poche forze dell’ordine di stanza nel territorio occupate a racimolare i soldi per il comune multando chi entra o esce da quel porticciolo.  E’ uno scempio dicono i residenti, ed è vero. Ma non nutrire un animale in gabbia per un po di tempo, ed esso non farà che aumentare la sua fame di qualcosa. Alcool e droghe sono i soli palliativi che una generazione di disadattati per destino può impiegare nel paese delle proibizioni più bigotte del continente. Il resto della serata si passa allo sbando a sfasciare sedie e vasi, fino a dare fuoco alle cose e rischiare inconsapevoli la tentata strage. Assume un senso ben più sinistro che divertente quella guascona richiesta d’ascolto e ricerca d’attenzione che insozza il cartello: “Allora ci droghiamo!” e non per nostro volere, ma per colpa vostra; ci spingete voi con il vostro essere bigotti, perché non volete lasciarci giocare. E i nostri giochi potrebbero essere innocui. Se solo voi aveste la pazienza, l’intenzione, la lungimiranza di assecondarci. Ma voi non l’avete. Certo il discorso è appartenente insensato se giudicato a caldo. Vi sembra logico dare fuoco ad un paese perché ci si annoia? Certo che no, e non sarà certo il vandalismo di bambini viziati a spingere la sovrintendenza ad aprire una discoteca pirotecnica con tutti gli optional del caso. Ma si può ridurre una generazione sull’orlo della noia atavica tanto da spingerla a cerare il divertimento in tali bravate piuttosto che volerlo investire nel ballare, baciarsi, fare dei falò per guardare le stelle cadenti, fare i bagni di notte, creare insieme i bei ricordi per cui si avrà nostalgia da grandi? Tutti siamo stati giovani, anche i gattopardi sono stati giovani, anche voi, e tutti abbiamo il diritto di inseguire il nostro divertimento nella Costa d’Argento come nel resto del nostro paese, anche i nostri figli. Perché se non si calcola che i nostri figli si stanno scocciando di rimanere in Italia, si fa l’errore imperdonabile di non capire che glia fari andranno sempre peggio per tutti. La mancanza di divertimento, anche se può sembrare una previsione folle, non può far altro che allontanare (anche se solo temporaneamente) le nuove generazioni e le loro famiglie, che non prenoteranno più nei ristoranti e non occuperanno più gli ombrelloni, che non porteranno macchine da parcheggiare, e non faranno le grosse spese stagionali, che svenderanno i posti barca nei pontili, e lasceranno ancora più articoli sugli scaffali. Quando un posto è vuoto e poco frequentato, gli affitti delle case si abbassano, e senza entrare e occupanti non si può far altro che svendere le proprietà, pur belle e uniche che siano. Chi spera nei Russi non sa conosce il loro amore per il vero made in Italy, quello di qualità che può trovare a Capri, a Forte dei Marmi ( e sempre meno), chi spera nel ritorno degli Italiani ignora la totale estinzione della classe media, quella borghesia che produce e può spendere che diminuisce di anno in anno e quando può andare in vacanza privilegia l’accoglienza e le strutture adeguate ai tempi e alle richieste.

Come si può migliorare?

In questo groviglio di sbagli, mancanze di rispetto reciproche, zelo e sciatteria sembra facile parlare ma la soluzione potrebbe essere semplicemente un po’ di umiltà, un poco di intelligenza e spirito d’imprenditoria, che se non si possiede si trova e i buoni uscita della attività volerebbero in alto. Basta viaggiare un poco e guardarsi un po’ intorno. Idee giovani per rimodernare anche a spese ridottissime bar e negozi, concessioni per spazi dove consumare invece che controproducenti regolamenti che fanno capo alla capitaneria di porto di LaSpezia che difficilmente può percepire i problemi di una cittadina che dista 400 km come tante altre più vicine e distanti di lei e deficitano le attività di ristorazione.  E comunque incentivare il comune alla collaborazione, spronando le altre sfere a prestare ascolto. La modificazione degli orari dei varchi ZTL e maggiorazione di parcheggi all’interno della cittadina per rendere più appetibili passeggiate, e accessibili le mete. La ricerca di un direttore artistico che collabori con la Proloco locale per valorizzare il territorio e la sua storia, ma veramente! Non con i monumenti funerari ad appalto. Il recupero e la riqualifica di edifici in disuso e in posizioni eccellenti come l’ex fabbrica CIRIO e la scuola elementare di Porto Ercole (entrambi sul lungomare). La messa a norma di discoteche e night, dando la possibilità di svago a tanti giovani e meno giovani e richiamando l’attenzione di nuovi. Il rimodernamento degli stabilimenti su modello dei vicini bagni della Versialia. La concessione per nuovi e un controllo sulle norme di sicurezza e inquinamento nelle enormi spiagge libere. La valorizzazione dello splendido Forte Stella, tramite eventi, mostre, interazioni. Concerti adatti al pubblico. Un alleggerimento dell’invasiva pedanteria dei  continui controlli e dei posti di blocco che spaventano anche i più innocenti visitatori. Ricordarsi che i turisti sono delle persone prima che dei bancomat per il comune che li ospita. E in ultima istanza, un po’ di cortesia, e tanta voglia di migliorarsi e migliorare insieme: per creare, ricreare, una perla del Mediterraneo.

db

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9 pensieri su “Porto Ercole è la prima colpevole di un’involuzione che porta in grembo vandalismo e degenerazione.

  1. Porto Ercole era Ponte Milvio. Ora è rimasto solo il reddito alto dei turisti e gli eredi delle case dei nonni. Locali sempre quelli. Negozi idem (c’è ancora Industriecologiche ho detto tutto). Solo più romani e più traffico. Tutti poser o soggetti usciti da un libro di Moccia. Era degenerata pure dieci anni fa, ma ultimamente ha perso il fascino maremmano wild. Meglio Santo Stefano o Orbetello a sto punto. O Capalbio se riesci a fare la erre moscia per una sera intera anche durante la sagra del cinghiale a Borgo Carige. Ma la vera degenerazione è 15 km più a Sud. A Montalto la civiltà maremmana regala chicche imperdibili, te la consiglio specie a ferragosto. Lì capisci perché l’umanità è spacciata. Poi se al ritorno capiti x sbaglio al Pigneto o a San Lorenzo…ecco lì l’umanità non è spacciata. È finita.

  2. Tante cose giuste come tante assurde…..un esempio che racchiude tutto: i figli viziati e annoiati che danno fuoco ai locali sono i vostri, da qui cerca di prendere aggiornamenti e correzioni su tutto il resto. I Signori Romani sono finiti che ci vuoi fare!!!!?

    • Non intendevo alludere a nulla di diverso cara amica. Noi che siamo ancora i ‘figli’ cercheremo di insegnare ai nostri il rispetto per i luoghi dove siamo cresciuti.. per ora, si fa quel che si può.

  3. Ma si è un po’ esagerato, bello scrivere non c’è dubbio, ma sembra tanto di uno che ha preso una multa e se l’è presa un bel po e che ha scambiato Porto Ercole per un altro posto…ma che l’umanità è spacciata forse è quasi vero a giudicare da certi villeggianti che frequantano il paese nei mesi esitivi, per fortuna in questi posti di provincia ancora rimane qualche famiglia alla vecchia maniera e da 50enne vedo certi comportamenti molto diversi tra i giovanissimi ma sempre più rari, di sicuro quello che da fuoco ad un divano per le strade del paese non è figlio di un portercolese, mi spiace, forse hai incontrato pure le persone sbagliate?
    La sciatteria, le bassezze d’animo, le inettitudini bah, sono qui, sono li, sono ovunque, e se vuoi cambiare le cose ci vuole tempo, tanto tempo, sopratutto se vuoi rimediare a sbagli reiterati di un passato manco tanto remoto, di sicuro certi atteggiamento “romani” non sono d’esempio e il peggio è che qualche paesano li sta imitando nelle loro forme peggiori.
    Per i tuoi suggerimenti invece ti assicuro che molti sono già in atto, ma alcuni sono impossbili qui e ovunque le leggi sono uguali dapertutto. La Cirio è una proprietà privata non c’è nulla da fare anche se ogni anno provano e riprovano a proporre idee nuove sono immbobili, fermi, non fanno nulla se non cambiare il tetto che era fatiscente, ma a meno di espropriarla non c’è altro che si possa fare.
    Forse, detto in generale, stiamo abusando della libertà e della democrazia.
    Un saluto
    Se ritorni al paesello cercami cosi ci facciamo due chiacchere, hai visto mai che facciamo qualcosa insieme per questo paese?
    Condivido la tua ammirazione per la frase di Bukowsy: La gente è il più grande spettacolo del mondo.

  4. D.B, Ho vissuto Porto Ercole per i primi 30 anni della mia vita da turista ed in questi secondi 30 (28!) da residente quindi posso vedere le cose con il giusto distacco e poter dire …. hai ragione!

    • le multe non si fanno mai ai cani ma esclusivamente ai proprietari incivili che trasgrediscono le norme fatte apposta ( da altri ) per una civile convivenza.

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