Secondo estratto di “LA GENERAZIONE PERDUTA”

Un’altra paginetta del mio “La Generazione Perduta”

” Eccolo il mio. Vola fuori formazione in fuga verso la costa da dove è venuto; quel maledetto. Picchia verso il mare perché dev’essere agli sgoccioli con il carburate. E’ solo. Che diavolo significheranno quei nasi gialli che solo alcuni hanno? Dev’essere un ufficiale forse? O forse è un asso. Di sicuro è un crucco. Un‘occhiata a destra e a sinistra mi danno un briciolo di sicurezza che nessuno possa piombarmi alle spalle e abbattermi durante la caccia. Viro di colpo e picchio su di lui, giù verso il mare.

– “Eccoti, eccoti! Merda quanto sei veloce! ” – ..

..Dista pressapoco 500 mt da me. Mi ha visto. Inizia manovrare come un pazzo e sgattaiola per cercare di fregarmi; do manetta e continuo a picchiare. Mi riguardo intorno, nello specchietto, a destra, a sinistra: guardingo e impaurito ma totalmente pervaso d’eccitazione. Abbasso gli occhialoni di nuovo, speravo di tirare dritto fino a casa, ma non ancora. Gli vado appresso. 400 mt , 300: sono in corsa. Lo punto come una freccia, alzo la sicura dal bottone delle mitragliatrici con il pollice impacciato dai pesanti guanti di pelle appiccicati dal sudore e sparo per la foga due raffiche a vuoto nel cielo vuoto – “Buono. Aspetta. Devi saper aspettare..”- rimprovero me stesso parlando a bassa voce o dentro di me. Si butta giù a vite con il coraggio della disperazione, vado dietro a lui, sfugge dalla croce di collimazione, buca le nuvole, si alza, si abbassa. Ormai stiamo ballando a 50 mt dal mare. Il cielo non ha nascondigli sicuri, non ha buche, non ha porte, non ha muri, è spaventosamente vuoto. Vira ancora – “Ci sono, ci sono!” – 200 mt. Scarico un’altra raffica picchiando su di lui, buco l’acqua; zampilli si alzano dalle creste delle onde ad ogni colpo mancato, e lui, ci danza dentro. Un’altra raffica; continuo a stargli dietro. Troppo troppo bassi. Sfioriamo il pelo dell’acqua e un brivido di terrore scorre nel mio sangue che arde di una ferocia assassina che non posso vedere; che non posso controllare. Mi pervade come un riflesso incondizionato del corpo: imbarazzante e inguaribile. Non sono un uomo ora, sono un animale: un predatore che non patisce la fame, ma caccia solo per la crudeltà e il piacere che gli riserva questo gioco. 100 mt, anche meno, lo vedo così bene. Anche la coda è gialla, come il muso. Sul timone spicca la svastica inclinata. Si alza un poco, si riabbassa, e io sempre su a lui. Punta su, ed entra perfetto nella croce di collimazione del mirino senza saperlo, la centra piena su di se. Premo il grilletto con fulminea violenza, ero pronto, troppo pronto. 4 secondi di raffiche centrano la sua stupida e svantaggiosa salita; i traccianti lo raggiungono in un baleno, come saette, i proiettili lo crivellandolo.

È un istante magico. – “L’ho preso! L’ho preso per Diana” – Grido alla radio. Non sto nella pelle. Fumo nero esce dalla sua fusoliera. Lo scarto a sinistra, e anche se so che non dovrei, lo seguo nella caduta. Lo osservo. Il pilota deve essere morto, nulla si agita nella minuscola cabina, che non si apre e si allontana sempre di più. Punta dritto verso il mare e io gli giro in tondo in tonneau con lo sguardo dello sfidante vincitore. Si schianta in mare accompagnato da un tonfo sordo come la morte: lei che non sa sentire ragioni, quando si presenta. Prendo quota, sgancio la maschera d’ossigeno e mi pulisco il mento matido di sudore. Ho abbattuto un BF-109 e gli altri mi hanno visto. Ne sono certo. All’ordine di rientro seguono congratulazioni e complimenti – ” Diavolo come l’hai buttato giù, l’hai preso in pieno! In pieno per la miseria!” – Sorrido compiaciuto e annuisco guardando il resto della formazione che vola alla mia sinistra; poi mi giro dall’altra parte; fisso il mare, la scogliera così bianca, il mare grigio mosso dalle sue increspature di schiuma. Non voglio che nessuno intraveda il mio sorriso distante che si fa sempre più amaro, che diventa piatto. L’adrenalina che come sempre dopo scompare, lascia il volto che ho adesso, la mia espressione desolata, profondamente desolata.”

di Davide Bartoccini

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Oggi è l’anniversario dell’inizio della Battaglia d’Inghilterra

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