“Ho ucciso Io il Piccolo Principe..” L’ultimo volo di de Saint-Exupéry

«Pilot did not return and is presumed lost» scrive sconvolta e restia una penna come tante penne, al comando di un ufficiale come tanti ufficiali. E’ la triste consuetudine che si compie.

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31 Luglio 1944

In una base alleata della Corsica, nei pressi di Borgo, un attendente come tanti attendenti compila un registro di squadriglia come tanti registri, in un giorno di guerra come troppi giorni. Sono le 14.00 passate, e anche il tempo concesso alle speranze è scaduto. Il Lockheed P38 F-5 partito di buon mattino per una ricognizione fotografica sulle coste della Provenza non è rientrato. E’ un altro pilota che non fa ritorno: presunto morto o disperso, l’ennesimo. Si chiama Antoine de Saint-Exupéry. Tutti gli uomini che combattono prima di essere qualcosa, sono qualcuno, e lui era uno scrittore. Si disgrega lì la normalità della consuetudine ripetuta così tante volte.

C’era una leggenda romantica e popolare sulla scomparsa dell’autore di «Vol de nuit», di «Pilote de guerre», di «Le Petit Prince» (1943, un anno prima): quella che fosse volato via, che fosse silenziosamente scomparso come il suo principe dai capelli d’oro. Come il racconto senza una pagina di un moderno Icaro in eterno volo verso il Sole, che tramonta solo per lui più di quarantatre volte al giorno, quando si sente triste. Ma la storia ci ha svelato quella verità che spesso disincanta. Antoine de Saint-Exupéry venne abbattuto al largo delle coste di Marsiglia. E’ certo. Lo ha ammesso, dopo 64 anni di segreto celato nel dispiacere, Hors Rippert, allora pilota della Luftwaffe tedesca. A dei ricercatori che lo intervistarono con la scusa di essere autori di un libro sui Messerschimitt disse:

Smettete di cercare la verità su Saint-Exupéry. Sono io che l’ho abbattuto”. Esordì così Rippert all’età di 88 anni. Aveva capito cosa cercavano veramente. Dei 28 abbattimenti riconosciutigli alla fine della guerra, uno più di tutti pesava su di lui: un peso insostenibile. Quando il sommozzatore Luc Varnell, il responsabile di un’associazione di recupero di aerei caduti, Lino von Gartzen, e il giornalista Jacques Pradel trovarono il relitto (rottami estratti dal mare, poi ricomposti, si trovano al museo di Le Bourget) e il bracciale che portava sempre al suo polso de Saint-Exupéry. La verità scansò l’ultimo dubbio a cui aggrapparsi.

Quando ho saputo di chi si trattava” – disse – “ho a lungo sperato che non fosse lui”.

Horst a quel tempo aveva 24 anni, Antoine 44. Il mondo li affidò a nazioni avverse che li allevarono nel revanscismo. Il fato li fece scontrare.

Il giovane asso da caccia Rippert lo vide spuntare improvvisamente sotto di se, da una coltre di nubi spesse, era in rotta verso Marsiglia: un Lightning P-38 con coccarde azzurre e rosse, e la croce di Lorena come emblema, quello della Francia Libera. Volava basso, troppo basso, Antoine. A 2.000 metri sorvolava la costa intento a fotografare le spiagge prescelte per l’Operazione Anvil probabilmente (poi rinominata Dragoon: lo sbarco alleato nella costa meridionale della Francia concertato con lo sbarco in Normandia) .

Ragazzo mio, sei un po’ imprudente e se non te la squagli in fretta ti impallino” – Pensò Rippert, manovrando senza fretta per metterglisi in coda con altitudine e sole a favore. Ma quell’aereo da ricognizione continuava a bordeggiare, senza dar minimamente segno d’essersi accordo del caccia avversario.

Mi sono lanciato nella sua direzione e ho tirato, non verso la fusoliera ma mirando alle ali” – racconta Horst – “Colpito! Lo zinco è esploso, e lui giù, dritto nel mare. Nessuno si è gettato con il paracadute, nessuno è ricomparso tra le onde”.

L’ho saputo qualche giorno dopo che era Saint-Exupery. Ho sperato, e spero ancora che non fosse lui.

Paradosso della guerra: “lo adoravo e gli ho sparato”. Un aereo anonimo come tanti aerei abbatte un aereo anonimo come tanti altri aerei. A dividerli un conflitto mondiale, ad accomunarli l’amore per il cielo, la passione per il volo, i pensieri di fronte ai tramonti silenziosi ammirati a più di cinquemila metri, o il rullaggio delle eliche al decollo che leva i capelli al vento.

“Ho sperato e continuato a sperare, assurdamente, che non fosse lui. A scuola avevamo adorato tutti i suoi libri, sognato con le sue avventure nell’emisfero Sud. Come sapeva descrivere il cielo, le paure e le emozioni dei piloti! Era leggendolo che molti di noi avevano scoperto la passione di volare. Se avessi saputo che in quella carlinga era lui, giuro, non avrei sparato. Su tutti, ma non su di lui!”

Quando nei giorni seguenti le frequenze alleate regolarmente captate dalle basi tedesche appresero che de Saint-Exeupèry era stato abbattuto durante una missione ricognitiva nel sud della Francia di Vichy, ed era disperso, Rippert e i suoi compagni collegarono i due episodi e intuirono dolorosamente che l’apparecchio abbattuto poteva essere quello scomparso. Subentrò la vergogna, le riflessioni sul senso assurdo della guerra, la debolezza del colpevole, ignaro e impossibilitato a rimediare. Quel giorno del ’44 il gruppo di giovani piloti tedeschi decise di mantenere il segreto. Nessuno doveva sapere che uno di loro aveva ucciso il poeta del cielo dal naso che pizzicava la luna. Insieme a lui avevano assassinato una parte di loro stessi, piloti d’avventura ispirati dalle sue eterne parole.

Le circostanze della morte di de Saint- Exupéry rimasero un mistero che alimentò a lungo la leggenda della sua scomparsa: quasi sulle impronte indelebili del il Piccolo Principe, pubblicato l’anno prima. Caduto sulle Alpi per un guasto al motore, suicida, scomparso semplicemente tra dolci sogni e miraggi dovuti all’assenza d’ossigeno per l’alta quota come narrava egli stesso in Pilota di Guerra (1940)?

Hugo Pratt,il celebre fumettista, disse di lui:

«Infondo cosa voleva? Voleva sparire? Il fatto è che è sparito veramente in una forma per così dire letteraria, romantica. Meglio così, che un uomo che decide di sparire o è sparito, non sia più ritrovato; diventa un fatto leggendario e diventa un mito per le generazioni future»

E per me così è stato. Una morte coerente per un poeta aviatore di cui il corpo non è mai stato trovato, come un personaggio di una favola che è volato via. Come il personaggio della sua favola, che riconosce i mali del mondo, e tenta di evitare il dolore che può provare chi ti ama e non potrà rivederti domani, o un altro domani : ” Questa notte..sai non venire. Sembrerà che io mi senta male… Sembrerà un po’ che io muoia. E’ così. Non venire  a vedere. Non ne vale la pena…”

Non è stato un serpente a portare via Antoine, ma a me piace comunque pensarla così.

” Non mi sembri così potente, non hai nemmeno le zampe.” – disse il Piccolo Principe – ” Posso portarti più lontano di un bastimento” – disse il serpente.

db

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