“Ah anche voi qui al Quadraro?” Il fenomeno Torpigna si è invertito

Un tempo si diceva, parafrasando il padre illustre di tutti i cinepanettoni figli di quella troia del denaro – ” E adesso che i Torpigna ci hanno invaso anche Cortina?!  allora non lo so.. vendiamoci  la casa! Che ne dici Giovanni?

Si si è vero, levatame er vino. Però prima promettetemi di pensarci un attimo, solo uno, se non lo avete già fatto.

Mettetevi nei panni di uno che è nato a Roma Est, il nuovo punto cardinale che entrerà a buon titolo nel luogo comune. Ecco lui, con tutti i pro e i contro, non poteva assolutamente immaginare che con la nuova moda, il suo lifestyle avrebbe inconsapevolmente ingranato la marcia giusta. Un tempo la domenica si svegliava mediamente sfatto e spalancando le pesanti tapparelle di legno un po’ andate, vecchia scuola, davanti si trovava al massimo una vecchia in vestito a fiori, che stendeva i panni, intrepida e instancabile; magari un anziano signore in ciabatte che accompagnava il cane a fare il bisogno, come in  un romantico affresco di Califano. S’affacciava e vedeva che aria tirava quella domenica mattina in periferia, ne era rassicurato e fiero; la sua periferia, il suo feudo quieto e disinteressato, distante da tutto. Adesso invece s’affaccia e cosa vede? Vede me:  uno stronzetto di pariolino curioso, che non subisce il fascino del trasformismo ma adora prestarsi all’analisi della novità. Sto seduto là sotto casa sua, su una vecchia sedia di legno piegabile pittata pastello con un bloody mary in mano in attesa del mio brunch, accanto a tanti altri. Siede con me chi mi ha trascinato qui dicendomi che è un posto “delizioso e molto à la page, frizzante.. totalmente inaspettato”.

Forse mi ignora insieme a tutti gli altri, il tizio alla finestra. Si è già abituato a vedere il casino, o forse mi reputa un aberrante alieno devoto al mainstream che  però veste ancora in tweed. Eppure non può sapere quanto gli  sono vicino, mentre lo spio sotto i miei occhiali di radica e penso – ” Lo vedi eh? Pariolini , Pariolini dappertutto. Il fenomeno Torpigna si è invertito, vecchio mio.

Alzerei il calice per augurargli il buongiorno; caro verace e poco mattiniero sconosciuto di mezza età che indossa ancora la condottiera. Ma temo mi risponderebbe con un vaffanculo. Quindi distolgo lo sguardo su un altra finestra. C’è una coppia di fuorisede mezzi hipster (tanto pe’ cambià) che stanno decidendo se imbarcarsi o meno per Maccarese date le nuvole non troppo rade, e nella finestra dopo ancora c’è una signora che scende un cesto di vimini legato ad un filo… mi ricorda mia nonna in campagna. Ecco perché adoro la periferia, perché la gente si affaccia ancora dalla finestre per raccontarsi gli affari degli altri senza sentire il bisogno di alzare il telefono. Poco dopo passano davanti al nostro tavolo un gruppo di ragazze che conosco dai tempi del liceo, Falconieri a braccio teso (loro). Ci riconosciamo e tra i convenevoli e i sorrisi che suggerisce la circostanza, una se ne esce dicendo con tono da matrona romana – “Ah, anche voi qui al Quadraro?!“. “Ehggià”.

Un tempo la nostra domenica sarebbe iniziata con il completissimo all’Hungaria e l’ansia opprimente della scoreggia vestita fino a metà pomeriggio (Niente gazpacho aromatico e toast vegetariano), per poi proseguire in una villa romana, sempre la stessa, dove oggi rischi di farti dare del lei da qualche bambino che si rolla una canna, vuole farsi ridare il pallone, e poi si pomicia una turbobimba che ti faresti pure tu. Oggi no, per sfuggire a quel “mi scusi signore ci ridà la palla” sono venuto qui a farmi prendere per il culo sotto i baffi dalla cameriera con i piercing sui capezzoli e il doppio taglio esibito solo da un lato, e la matita a ferma capelli. Mi guarda con la stessa faccia che mi fa mio padre quando mi metto l’abito da sera senza calze. Deve avermi tanato che sono un pesce fuor d’acqua, una spia. In effetti la mia vita oramai mi suona tanto come quella pubblicità che passano alla radio: “vernissage, concept store, gnegnegnee.. “. La noia per l’anticonformismo forzato e ripetitivo li attanaglia e loro alla fine trovano la  felicità in un Esta-thè, ma a me l’estathè  mi ha sempre fatto cagare. Quindi mi bevo il mio bloodymary e osservo il brunch di moda al Quadraro, che come tanti altri posti che ignoravamo completamente , è delizioso, e lei lo sa, E pensa  che se non lo contaminassimo noi, i nuovi torpigna all’incontrario, lo sarebbe ancora di più. La moda non ha bisogno di noi, siamo noi ad avere bisogno della moda. E la delocalizzazione dei pariolini procede.. e si espande ovunque. Invadono il locali distanti con la musica elettronica, stuprano gli aperitivi letterari, collezionano gaffe nelle gallerie indipendenti e occupano gli appuntamenti dai tatuatori con i nomignoli galeotti. Forse perché ormai le nostre automobili hanno tutte il navigatore di serie, e perché le rondini d’inchiostro hanno bisogno di amici per spiccare il volo dove possano essere veramente apprezzate. Forse perché sono solo stati privati del loro vecchio conformismo da chi viene dalla campagna. E devono delocalizzare anche loro. Domani ne scriverò, per cercare di frenare qualcuno dal mettere piede qua.  Per non contaminare una nuova oasi. Ma potrei anche sortire l’effetto contrario. Infondo che mi importa, io non sono di queste parti, e se questo posto andrà più di moda di così, sono protno a scommere che non me ne vorranno.

D.B.

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