Andrea Diprè e il sottobosco delle velleità tradite dalla realtà

E allora lui mi fa : “Ma perché non scrivi qualcosa su Giuseppe Sapio, l’ultimo idolo della Napoli che ha fame.”

E io, un po’ imbarazzato nel dubbio della mia ignoranza, gli rispondo : ” Chi sarebbe? ora mi documento.”

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Non ho fatto in tempo a googlare le prime tre lettere del cognome che già era uscito Giuseppe Sapio da Andrea Dipré per il sociale. Avete presente no? Quel cinquantenne sempre con il pezzo in tasca e la cravatta rosso carta da pacchi, quello che gira l’italia intervistando casi umani e baldracche, celebre per aver intervistato Giuseppe Simone, che altri non sarebbe se un ipotetico Giuseppe Sapio da grande probabilmente. – Dai Dai che lo sapete chi è –  Avete presente quel casssintregato sovrappeso e stempiato che è diventato noto al mondo per aver pubblicato un annuncio su youtube che invitava donne con mezzochilo di vagina ad albergare nel suo baccanale di provincia in cambio di sesso? – Ecco. Lui -.

“E vabe” mi dico rassegnato, partirò da qui nel mio viaggio alla scoperta del fenomeno Sapio. E che sia ancora un’altra volta Dipré il cicerone prestatosi a condurmi negli inferi del degrado umano, colui che ha incoraggiato e sdoganato la viralità  trash 2.0.

 E’ sconvolgente. Diprè sempre vestito allo stesso modo: abito grigio scuro cartonato e cravatta color coccarda pacco regalo, dopo 3 grammi di farina tagliata con lo xanax sfoggia quella sua tipica espressione tumefatta che lascerebbe dedurre o una risata a fior di pelle trattenuta per 6 ore, o l’imbarazzo di una scoreggia vestita, o di un embolo sopraggiunto al termine di un amplesso avuto con un clown. Probabilmente lo devono aver cercato a lungo per fare da Stuntman a Di Caprio nell’ultimo film, ma dati quei due chiletti in più si è limitato a consigliare Scorsese dal dietro le quinte.

Accanto a lui c’è un bambino, è alto come la cassettiera alle sue spalle, e non saprei giudicarne l’età perché è vestito come sarebbe vestito il manichino di un grande magazzino durante carnevale per mano di un commesso ubriaco con l’aiuto di un bambino down (che per inciso, se avesse avuto mano libera avrebbe saputo fare di meglio di Sapio  e del commesso), ma cosa molto più disorientante : è uguale a Justin Biber dopo aver girato SuperSizeme  da KFC però, ed aver imitato gli ultimi 10 anni di vita di Britney Spears. – Wow! Che storia. –

Mi accorgo immediatamente che non si tratta del vero Justin Biber, perché questo parla come il garzone di un ferramenta di Spaccanapoli e sopratutto perché il vero Biber, per quanto ne so, sta in carcere per aver giocato a Granturismo in California, con un altro pirla come lui incontrato al semaforo. Il pargolo tiene in mano un bicchiere con del latte, la telecamera zoomma e io riconosco gli stessi bicchieri di casa di mia nonna al mare, i bicchieri più brutti del mondo. Diprè fa un po’ di convenevoli svenevoli a modo suo, deve averci bevuto sopra alla roba che si è tirato per stare là, poi domanda cosa si stia bevendo il piccolo Giuseppe : – ” Foglietti con le critiche che mi scrivono nel latte” – Brutta storia Giusè, mo ti tocca ingozzarti pure co’ tutto sto papiro di cazzate che ti sto dedicando, e quanno te passa?

Appreso che il motto di questo giocondo figlio partenopeo è: ” Sorrido sempre Ciao!” (ecco questo spiega almeno l’espressione da demente che mantiene a forza come una paresi) smentisco il pensiero che mi attanagliava, dato che temevo quasi si fosse cagato addosso pure lui, o semplicemente che stesse imitando Diprè. Scopro che il bimbo è un sedicente Rapper, e dopo aver disturbato Eminem chiamandolo in causa, spara un paio di rime tanto interessanti quanto le scelte  degli abbinamenti cromatici dei costumi di scena di Formigoni fuori dal parlamento, praticamente roba da Broadway negli anni ’80. Ho detto costumi e non vestiti, perché ça va sans dire, nessuno mai si vestirebbe così al di fuori di una commedia scritta da transessuali fatti lsd.

Sono sconcertato.

Il conduttore si complimenta e si concede compiaciute ovazioni, di poco inferiori a quando ha intervistato quel rapper di colore adolescente “Gucci Boy”, che ha comunque tutto un altro passo. La star della puntata, che in seguito ho scoperto avere un profilo facebook con migliaia di fans e aver messo come professione non Cantante (che già sarebbe stata una parola importante) ma Justin Biber, si difende dicendo che anche se tutti gli chiedono di cancellarsi da Facebook lui non li accontenterà. E poi citando il dtt. Simone, concede il gesto dell’ombrello alle telecamere. Lo vedi che torna tutto, Sapio non è altro che un Giuseppe Simone da piccolo, ve lo avevo detto subito io. L’intervista finisce col fondarsi sui metodi da sciamano che il bambino usa per scacciare le critiche, una catena del cesso intorno al collo per buono auspicio, uno specchio d’antiquariato che funziona da riflesso magico, un cappello dei pokemon..Insomma mi sto rompendo le palle. Glisso l’intervista e mi butto sul suo profilo facebook, rimpiangendo Rosiario Muniz che dichiara di avere “la figa nel culo.”

Ad onor del vero le critiche su facebook  ci sono, sono tante, minacciose, e spesso più interessanti dei contenuti criticati. Praticamente questo ragazzetto della provincia di Napoli oltre a dichiarare con la famiglia che sorride sempre ciao, non fa nulla, se non difendersi dalle critiche e vestirsi come un bulgaro che ha appena scoperto gli anni’80 prendendo come status symbol Ronal McDonald. I video sono patetici. lui  che si spalma cose addosso,  lui che cammina con pannoloni per incontinenti e parla in dialetto, lui che pomicia con una ganza in dei giardini pubblici da età del tardo abuso edilizio. Inizio a compatirmi. Sto guardando anche io un quindicenne che si è tatuato “belive” sul braccio, che ha come idolo il cantante peggiore che la storia della musica ricordi, roba che se fosse italiano vincerebbe Sanremo forse. Questa che fa più visiualizzazioni in un ora che La Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in un mese. Rifletteteci. La viralità che porta l’informazione alle masse nei nostri tempi è un’untrice di stronzate assetata di morte celebrale, preferirei scoparmi un monatto morto piuttosto che caricare i video su Repubblica.it. Che tanto tra oggi e domani ci finisce pure questo su Repubblica.it. Fidatevi di uno scemo.

Tra un insulto e l’altro, ogni tanto leggo commenti solidali e inviti che lo spronano a non mollare, manco fosse uno degli Abbagnale a fine gara; quindi la curiosità mi spinge sempre più nel torbido fondo della faccenda. Maledetto sociologo mancato che non sono altro, non capisco mai se la mia aspirazione accademica (mai onorata) è dovuta alla passione che provo per la mia stessa specie animale, oppure solo al volermi fare i cazzi degli altri ancora prima che decidano di farne una tendenza. Comunque, vagando tra i profili di chi lo lusinga con i migliori auguri scopro un sottobosco di imitatori e modelli nani, baldracconi che hanno appena finito di faticare la licenza media, parodie di criminali cileni con tagli di capelli improponibili anche per le sale biliardo di Scampia. Un decalogo di altri sedicenti cantanti, attori, modelle, fotomodelle, ballerine, sosia e presunti tali ecc. ecc. che a botte di 10mila, 20mila, 30mila like postano foto alla Rihanna, augurano il male a chi li biasima lucidando pistole come 2Pac e cercano il successo sui social-media come Fracesco Sole– Ma questo dev’essere l’inferno dell’etere mi domando, il male è cosi vicino? A son di pubblicità sono riusciti a mettere in ginocchio mezzo pianeta. Quando ero piccolo le cose più brutte che potevi trovare su internet le trovati su ROTTEN.COM, invece adesso.. Ecco dove finiscono quelli che non prendono al Grande fratello, da Amici, da uomini e donne, che non accettano nemmeno nelle comunità. Ecco dove si covano gli aspiranti deficenti che poi si lagnano se pubblicano su youtube i video degli scartati derisi su Xfactor, ecco chi è desidera i video del prediciottesimo. Eccolo il sottobosco delle file alle audizioni negli studi televisivi di prima, seconda, terza e quarta. Le periferie danzanti.

In un epoca di idioti che ridono appresso ai più idioti, dove si fanno soldi su critiche e risate di chi non ha niente e vive nel giogo della fame che la società gli impone, il cane che si morde la coda è costretto ad incominciare sempre da capo. Ed eccolo lì Giuseppe Sapio, il nuovo giovane fenomeno da Napoli. Uno come i mille di Morandi, che ci provano e sperano di farcela, ad arrivare in qualche tv di provincia a fare cabaret, per pagarsi da mangiare a suon di prese per il culo e sperare in un passaggio su Studio Aperto per fare felice mamma e nonna. Uno di quelli che piuttosto rischia un cappottone di botte tutti i giorni indossando un cappello da Pikachu, solo per un po’ di notorietà.

La notorietà: la droga degli anni ’70 è stata l’eroina, quella dei ’90 la cocaina, adesso c’è la notorietà come droga. Che ti uccide allo stesso modo: Ti consuma piano, e invece dei denti ti rode l’anima – Quanta miseria -.

E qualcuno  di loro potrebbe dirmi: “E tu, che ci stai a fare qua? Non la vorresti la notorietà? Non c’hai nemmeno la fame a casa che  ti bussa alla porta però. Che ne vuoi sapere Tu!

Non lo so infatti, a me ne cocaina ne notorietà m’hanno mai preso per le palle. Io avrei voluto morire in guerra, pensa che me ne frega dei seguaci de Instargram, che poi ” Essere famosi o belli su Instagram è come essere ricchi a Monopoli “, ma comunque. Alla fine non vi biasimo, ne vi compatisco. Vi prendo in giro, ma parlando di voi spingo altri a riflettere e parlarne a propria volta. Nell’infamia vi concedo un favore. E  congedandovi dai miei pensieri, cito il maestro De Andrè  che diceva : “Se non sono gigli son comunque figli Vittime di questo mondo.”

Spero non me ne vorrete, aspiranti..

db

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Un pensiero su “Andrea Diprè e il sottobosco delle velleità tradite dalla realtà

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