Estratto di “QUELLA GENERAZIONE PERDUTA”

Ecco un estratto che forse avrete già avuto modo di leggere tratto dal mio romanzo in stesura “Quella Generazione Perduta”

“..il silenzio, la paura ansiosa e latente in un’inerzia ghiacciata .Ci tiriamo occhiate furtive per cercare nel volto di chi ci siede accanto ciò che ci teniamo dentro, che non possiamo confessare, per sentirci ancora uomini, per non sentirci codardi, per rassicurarci che ci siamo tutti. Giovani terrorizzati coraggiosi bambini che hanno già smarrito l’arroganza di chi va a giocare alla guerra. Di botto il telefono.. RINNNG-RINNNG. Non più la dolce Emily a cercarti, non è per te, non è più un invito a teatro, non chiamano più per andare a prendere una pinta al club.Il telefono squilla e il cuore d’un tratto si ferma.. RINNNG. “Rispondi per Dio”, pensi! Che questo calvario finisca adesso, che questa apatia cessi, e mandateci a morire dove vi pare. Ma ditecelo per la miseria, o ne moriranno più d’infarto qui seduti con un té in mano che abbattuti da quei picchi Grigi e gialli. RIINNG. Finalmente qualcuno alza la cornetta di quel vecchio, scassato, stramaledetto telefono della malora. Chi ha risposto deglutisce quasi paralizzato, adesso fissiamo tutti lui , poi ancora silenzio, è snervante. – “Yes Sir” – finalmente – ” DECOLLARE, DECOLLARE IMMEDIATAMENTE”- . E’ l’ordine, è lui, è sempre lo stesso.Ma non ti ci sei abituato. Il cenno a chi ti siede davanti dura l’istante di dirsi addio tra due fratelli di madre diversa, che si conoscono da un mese che è durato una vita. Ogni volta tra le sedie contrapposte ritrovi lo sguardo di un fratello diverso, e speri di non perderlo, e di riportare a casa la pelle, così che lui non perda te. Odo il rumore secco di una sedia che per lo scatto cade a terra.. e provo invidia per lei che resta, quella scomoda, fradicia, maledetta sedia. E poi la corsa fino a gli apparecchi. La squadriglia corre fuori dalla baracca come una squadra di rugby fuori da uno spogliatoio, tutti insieme, uno accanto all’altro. Adesso la paura è passata, l’ansia è svanita e quel percorso tra il campo e il mio aeroplano non è durato, è già perso. Dove avevo la mente in quei cento passi di prato assolato? Era altrove, era tra le nuvole, si le nuvole, era già li, come al solito, nelle nuvole. Giubbotto salvagente Mae-west, paracadute e cinghie strette, ora mi sento protetto, come da una calda coperta, come se rimbalzassero i proiettili intimiditi da questa gomma tinta di giallo. Sono nell’abitacolo, mi guardo a destra, mi guardo a sinistra, ed è come rivolgersi a due specchi, chi mi contorna non mi è simile, mi è uguale. Gli Aerei sono allineati e pronti. “Ci siamo” mi dico tra me e me. “CONTATTO!” e quei motori Rools Royce rispondono puntuali al mio ordine. Rombano, scoppiano di voglia di alzarsi in volo per me, le fiamme fuoriescono dai bocchettoni sulla fusoliera, l’elica vortica impaziente…via i blocchi. Chiudo gli occhi, e mi lascio trasportare. Senza accorgermene, sono già in quota.”

Tratto da “Quella Generazione Perduta” di  Davide Bartoccini

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2 pensieri su “Estratto di “QUELLA GENERAZIONE PERDUTA”

    • Buonasera Fabio,
      Sono lusingato da questo apprezzatissimo complimento. Il romanzo spero di terminarlo presto, e per l’uscita..bhe, quella è questione di talento (si spera) o di fortuna nel trovare un editore ben disposto ( sopratutto). Se nessuno dei due dovesse manifestarsi, mi assicurerò di inviartene una stesura non ufficiale, così, tanto per tenerti compagnia. Grazie per l’incoraggiamento

      cordialmente

      db

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