STORIA DI UN WEEKEND ROMANO FINTO MONDANO

E’ giunto al termine un altro mio lungo e soporifero weekend fintomondano romano, e vorrei tirarne le somme con voi, affezionati lettori. Tutto ha inizio venerdi sera, dico venerdì ..perché ormai di giovedì sono tornati ad uscire solo filippini e peruviani, e a meno che non vogliate banchettare con loro nella splendida cornice di Piazza Manila, tra cibarie di rosticceria e utilitarie turbomodificate e luminescenti, vi tocca aspettare 24h di più per iniziare ad annoiarvi nella capitale, a meno che non abbiate scoperto il Goa quest’anno..in tal caso gOalizzatevi  pure a scatto ritardato (di mente, o di mentalità, e chi vole capi capisca).

Dicevamo.. è venerdì, dopo una cena in uno dei monotoni ed inflazionati ristoranti omologati  “alla moda“, dalle ampie vetrate che permettono, per la gioia di chi li frequenta verso l’ora di cena più per farsi vedere che per mangiare, di essere riconosciuti anche da chi passa li davanti in macchina.  Met, Mat, Flap, Flop.. Osteria del, Antica trattoria dal: uno vale l’altro, tanto i menù sono tutti uguali. Solo una cosa andrebbe tenuta a mente : “Che a magnà sempre in vetrina ce se sbiadisce“. In caso di ristrettezze uno se la può cavare mangiando un Wooper da Burger King, perfetto per chi vuol risparmiare senza stare troppo leggero, che tra l’altro va a sposarsi perfettamente con il detto: Parla come magni.

Si sfugge così anche a quelle tavolate ormai sbiadite di gruppi pieni di crepe rattoppate troppe volte dal comune disinteresse per la chiarezza. Quelli che si ostinano ad organizzare cene più per mancanza di prospettive e alternative, che per il piacere di scambiare idee. Quelle idee che restano sempre cosi noiosamente uguali e banali, come i commensali che se le portano appresso. Sempre più logore, sempre meno discutibili. Mi auguro presto di vederli tutti in una Cassa da Morto-aro, almeno potrò verificare se ci si mangia bene, nel silenzio. Finalmente senza le risate ochesche di tutte le veline mancate e la sparate fallite di manichini  addobbati male. Pagato un conto faraonico per una tagliata al grana e rucola, un noioso semifreddo al cioccolato e una bottiglia di vino che possa anestetizzare il dolore che provo continuamente nel vedere cosi tante Hogan interactive tutte insieme, e la spregiudicata e continua fantasia di LV, che instancabile presiede  ad ogni tavolo. Saliamo sul SUV (che l’italiano indignato adora, perchè se hai il suv vuol dire che evadi, e quando quando passi ti può insultare) parcheggiato in terza fila, lampeggiante,per andare a Non-bere qualcosa in centro. La Roma Bene della quale piace tanto scrivere ai giornalisti di cronaca ‘cosa’ si riversa lì – manco regalassero preservativi e buoni per tatuarsi gratis contemporaneamente – e dopo aver eluso alla buona i varchi Ztl, che purtroppo non riescono a tenere a distanza i cafoni che ancora ti chiedono “Uè capo pe’ campo de fiori?” rimediamo un altro parcheggio di fortuna per correre ad unirci alla “Marcia dei pinguini” che va in scena puntualmente dalla mezzanotte. Almeno se fa freddo tutti attaccati ci riscaldiamo. Orde di vuoti esseri che si intruppano, si salutano, si evitano, si odiano, si strusciano tra loro facendo il gioco dei quattro cantoni all’angolo tra La Pace e il Fico; e col passare del tempo, qua di fica manco l’ombra. Fatto il pieno di alcool e non di meno di stronzate pronunciate da conoscenti nauseanti, ci dirigiamo strascicanti e sbiaccicanti in una delle classiche serate fotocopia nei localini monnezza del centro, stessa musica,stesso mixaggio registrato, stesse facce, stessa noia atavica appesa nella speranza che un decreto legislativo sdogani la prostituzione, o per lo meno costringa la buona parte di chi frequenta questi posti ad essere recluso nelle segrete di castel Sant’Angelo, o li riporti nelle grotte dalle quali si sono scapiccollati a mettersi in fila qua davanti.. – quelle horreur -. Dispensati i saluti di circostanza a chi passa la serata con in mano una corda, e chi con appresso una cartellina e una penna, si può subito notare il degrado sociale che sconvolge i nostri tempi: non c’è una maggiorenne nuda, non c’è una minorenne vestita, e per vedere una camicia ben tagliata converrebbe prendere un paio di forbici. Una quantità sconfortante di bambini neodiciottenni con magliette a girocollo di Ralph Lauren, zuccotti di cashemire in capoccia e scarpe da finti hooligans ai piedi sbracciano e saltano tra loro lubrificati dal sudore e dalla vasellina che ricopre i freschi tatuaggi old school che si affollano, per non dire sovrappongono sulle loro braccia…- basta,basta, fa troppo caldo, la musica in camera mia la sento più alta e per bere un gin&tonic, con gin da supermercato devo sborsare quindici euro, portatemi via – È fuori luogo, e qua ballano tutti fuori tempo.. mi ritiro. Altro giro altra corsa, è sabato, stasera il centro me lo risparmio volentieri, –di sabato rischio di incontrarci pure gente che viene da Fara Sabina e passeggia con il tom-tom in mano per trovare piazza Navona e farsi le foto con il cellulare.. -temo di svenire, dalle risate e dalla paura a riassistere a queste scene esotiche . Quindi o si replica la cena, sperando che sia in qualche ristorante dove si mangi decentemente, per lo meno per scongiurare l’influenza intestinale che incombe, oppure? – “Oppure un bel locale con cena spettacolo”- ma chi lo ha portato questo mi domando, e poi chiedo  – “A bello e in cosa consiste? ti tirano i piatti? te li servono camerieri vestiti da circensi? cucina un comico?- No.. niente di tutto questo.. c’è solo un cinquantenne consumato dalla cocaina che in attesa di smerciarla, canta e suona, spesso non troppo bene, un pianoforte in un angolo nella sala. Il vantaggio? Una tagliata costa il doppio di ieri, puoi ordinare direttamente una bottiglia di vodka senza cambiare sedia, non spender nemmeno quattro passi per digerire..e ogni tanto assistere agli imbarazzanti espluà di qualche ubriacona, che sconvolta dal ciclo ormonale talvolta, talvolta dalla menopausa, si accaparra un microfono e si presta all’esibizionismo più sfrenato. Per fortuna il siparietto dura solo il solito ritornello della solita canzone revival, dato che le strofe più composte, non le conosce. Intorno a noi siede quel che resta di tangentopoli e della banda della Magliana, credo..Chi ha fatto abbastanza impicci per potersi permettere di portarla anche a cena fuori, una escort..sta sicuramente qua, temo. E tra mignotte e mignottari, abbagliati reciprocamente dal pacchiano riflesso dell’oro che cinge i loro polsi e quelli dei vicini, tra pettinature amazzoni e siliconature da valley, finisci per ordinare dopo una cena peggiore di quella di ieri, una bottiglia di champagne che costa più delle Church’s che hai calzato per competere con i tacchi della baldracca con la quale conto di rincasare.. MARACAIBO, MARE FORZA NOVE, FUGGIRE SI MA DOVE? – Dove ve pare. Basta che mi levate questi cafoni impomatati da vicino, altrimenti chiamo la Finanza – Sono le tre di notte, i vecchi papponi bavosi, che claudicanti si sono affannati tutta la sera appresso a stangone dell’est , tutti uniti per una sera solo dal medesimo cattivo gusto nel vestire, non ce la fanno più a regge il passo. Tirano giù le serrande, e noi ci accingiamo ad abbandonare via Veneto: – “Vi è piaciuta la cena?” – Chiede una specie di maître all’uscita – “NO.. ma non fa niente, infondo che qua si mangiava come in carcere già lo sapevo, ma lo fate per non confondere la clientela?.. Va be buona notte va” – .

Un saluto all’uomo che anche qua tiene una corda e ce ne andiamo.. qualcuno dice: “Jackie?” – rispondo – “E che non ti è bastato il rimpiangere fino ad ora di non essere nato 100 anni fa per non vedere in faccia la degenerazione della razza umana? Ho visto più classe al bioparco… e li almeno, gli animali non sono tutti drogati.  Buonanotte, buonanotte “. – Mi congedo.

E’ domenica, (che non mi si parli alle spalle che non sono più il viveur di una volta), dopo un paio di caffè con amicizie discordanti si va in quella che potrebbe essere la rivincita dei nerd. Serata in un museo dell’arte moderna dove qualcuno presenta qualcosa,che nessuno sa ne acquisterà, mai. Ma dove almeno si mangia e beve gratis.. la parola “Openbar” è dolce all’udito come un sorso di porto al sapore. Ho preparato una divisa più modaiola per questa sera. A rischio di sembrare palesemente gay nella mia smodata eleganza, non voglio permettere a nessun Hipster di guardarmi dall’alto al basso storcendo il naso e di dire..”pff questi arricchiti di Roma nord stanno ovunque“. Pff Se almeno qualcuno mi arricchisse sul serio, non ci sono più i socialisti ahimè. L’allestimento a differenza dei locali fotocopia è interessante, la figa pullula, i finocchi pure. La musica è decisamente piacevole, elettroniKa ricercata che non ribadisce i beat clonati al ridosso del cacofonico fino allo sfinimento in cui spesso ci si costringe a dograrsi per la noia. Va  quasi tutto bene, c’è un solo dramma che mi consuma al ridosso del terzo martini cocktail:  la continua sfilata di fashion victim che passa in rassegna il mio sguardo sempre meno lucido..e tra modelle, modelli, e modelli da non seguire, cripto gay, studenti dello Ied, scarti della moda e scarti e basta, giovani attori appena famosi che si scimmiottano davanti alle macchine fotografiche brandite da fashion blogger alla ribalta. Non posso fare a meno di sottrarmi alla base elettronika che il solito dj barbuto a quattrocchi sta passando. Ma mentre ballicchio, continuo a canticchiare tra me e me la strofetta di quella canzone che ho sentito tempo fa.. – Falsi nerd con occhiali da nerd, radical chic senza radical, anoressiche alla moda, anoressiche fuori moda, bulimiche che si occupano di moda -…e mi dico : “Per fortuna che non abbiamo incontrato il  vecchio Principe Giovannelli o peggio Fabrizio Corona.”

db

L’attualità di questo pezzo, datato realmente 31-01-2012, denota un certo immobilismo ahimè, le uniche differenze è che il principe è deceduto e Corona è in carcere ( per la seconda volta.

Annex - Bogart, Humphrey (Casablanca)_13

OGNI RIFERIMENTO E’ PURAMENTE CASUALE
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8 pensieri su “STORIA DI UN WEEKEND ROMANO FINTO MONDANO

  1. Quello che scrivi è molto interessante, nell’articolo sui pariolini ho rivisto un po’ della mia adolescenza, ah il Gilda, l’Alien, sub dued… L’unica cosa che mi dispiace è che forse hai passato troppo tempo in discoteca e poco sui libri, il tuo italiano lascia molto a desiderare… le hai provate tutte con la punteggiatura virgola in mezzo, prima dopo lo spazio, insomma scelte arbitrarie… ma si sa la vita è dura, soprattutto (che si scrive con 4 t) se sei un pariolino di Roma annoiato dalle serate, bè la prossima volta io ti consiglierei di andartene a teatro!
    un ultima cosa: dal cassamortaro non si mangia per nulla bene e il personale è veramente cafone anche se viene da Roma Nord… magari a Sora, Fiano Romano o a Fara Sabina sono più simpatici, dagli una chance!

    • Sai, avevo chiesto a Babbonatale una correttrice di bozze, perché proprio non mi so rileggere. Ma niente, solo maglioni..e anche qualche libro,guarda un po.
      Ps. Ho usato non a caso l’articolo femminile, perché da come scrivi si capisce che sei una donna.Ti ringrazio per le critiche che sono sempre ben accette,al contrario dei complimenti troppo facili.Un ultima cosa: RomaNord era campagna,adesso siamo solo cafoni senza l’incombenza di doverci spostare.

  2. A me sinceramente fa ridere il fatto che l’articolo sia scritto da un pariolino annoiato che organizza serate altrettanto noiose con gli stessi piano bar di 30 anni fa..

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