Se riscoprendo Gigi Rizzi: i tempi non sono mai cambiati.

“Noi, ragazzi italiani di Saint Tropez, dovevamo lottare contro gli straricchi per piacere, per conquistare. Io non avevo la Ferrari o la Rolls Royce e nemmeno lo yatch di trenta metri, me la giocavo tutta con la mia faccia e quella era la sfida più eccitante (…). Quando arrivava Gunter Sachs, ex marito di Brigitte, play boy e miliardario, atterrava dal suo elicottero vestito da Dracula, lanciava tonnellate di rose rosse, entrava nel porto con il suo Acquarama (…) Io ballavo il flamenco sul tavolo prendendo a calci i bicchieri. Piedi nudi, jeans, capelli al vento e via. Vaffanculo.
Eravamo velenosi, inconfondibili..”

gigi rizzi
Ci ha lasciato, ahime, Gigi Rizzi; ci ha lasciato nella sua amata Saint Tropez, colpa di un malore frettoloso, all’età di 69 anni. Come vale per tutti i defunti più o meno celebri di questi tempi, l’avvenimento ha dato la consueta e macabra scossa al pigro interesse dei socialnetwork, che pronti e lieti si sono riversati a googlarne il nome: per scoprire, per sapere, per piangerne la scomparsa. E cosi è tornato per un giorno il mito di Gigi Rizzi, l’ultimo playboy italiano degno di meritare questo appellativo.

Avevo 24 anni e Brigitte Bardot.
Scrisse sul suo libro “L’altro Sessantotto” e forse è per questo unico, casuale , frivolo motivo che rapì allora l’interesse del Newsweek, che lo sistemò accanto a volti noti come quello di Che Geuvara , e quello dei rotocalchi italiani, che anticipando il senso del motto “italians do it better”, cantavano il vanto patriottico di un’illustre e scanzonato giovane guascone in vacanza all’estero.

Io scoprii chi era Gigi anni fa, un po’ per caso, un po’ perché (nella mia modestissima parte) faccio parte anche io di quelli che adesso vengono chiamati Les Italiens a St. Tropez. Noi che senza doti miliardarie, cerchiamo a nostro modo di imitarlo e ne condividiamo gli stati d’animo; stessi pensieri, stesse illusioni. Noi che ci rendiamo sempre più conto di quanto il Mondo non sia voluto cambiare. Di come si sia saputo ingannare.

Gigi scrisse di quel suo “Sessantotto”, l’altro, quello senza molotov e senza barricate, senza gli studenti impegnati che manifestavano nelle università occupate contro il Vietnam e per i diritti civili. Un ’68 al sicuro dai rischi e dall’ideologia ,nella tranquilla e inebriante Costa Azzurra.. ” Ricordo i titoli dei giornali e gli occhi allucinati degli amici in quelle notti senza fine(…) il mondo ci guardava un po’ invidioso, forse indignato”.
E adesso? Sembrerebbe quasi che tutto quel cambiamento ,quel fervore, quello spirito di sacrificio sparso per il Mondo non sia affatto servito.
A place des Lices, i titoli dei giornali freschi di stampa dopo notti sbandate, tra un cornetto e un caffè troppo lungo.. non sono rassicuranti ancora una volta; rivolte in Brasile, allo Gezi park in Turchia, la Corea del Nord ha sostituito la Russia e i lavoratori disoccupati greci e spagnoli hanno rimpiazzato gli studenti universitari che presto li raggiungeranno, e che adesso sono troppo impegnati a rincorrere la vita che non li vuole, che pretende troppo tempo per metterli in pari con la loro età, e li giustifica di non avere un vero ideale, un vero valore politico; hanno volti tristi e disillusi, per colpa di qualcun’altro.
La crisi e il default spaventano l’opinione pubblica più della guerra fredda, che riaffiora in nuovi schemi geopolitici o fantapolitici (alcuni dichiarano)…
E noi restiamo li immobili, impassibili, scalzi con i nostri jeans e la camicia sbottonata, i capelli arruffati pieni d’alcool di giovanotti “posh”, impotenti nonostante le loro idee di alzarsi e dire che le cose non vanno e vogliamo cambiarle. Perché siamo consapevoli che a quanto pare il mondo non intende risolvere i suoi problemi, ieri come oggi, ma mantenere i suoi ingiusti equilibri.
Ho 25 anni, non ho la mia Brigitte Bardot, vorrei inventare una cura per il mondo, ma non so da dove cominciare”.

db

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