” L’ Aga Khan non se lo meritava ” Giù il velo alla Costa Smeralda

smo-file-353-600-500Un set cinematografico costruito in riva al mare, dove i soldi per girare son finiti, e il regista in stile Dolcevita ha già detto da un pezzo: “Stooop..ritirate la paga, e tutti a casa! Domani si chiude”. Questo è ciò che rimane di quello scintillio paiettato in affitto (ma che non affitta manco più tanto) che un tempo era quel luogo. E anche se per molti rappresenta ancora uno sfizio talmente osannato dai rotocalchi da doversi concedere a tutti i costi, tanto per dire di esserci passati.. chi la conosceva lo sa: La Costa Smeralda è morta.
Spiagge deserte, stabilimenti dai nomi curiosi, immobili, come cantieri sequestrati, e locali che alla luce del giorno, svuotati dal fascino e dai ricchi stranieri, sembrano più dei pacchianissimi ristoranti arredati in stile vagamente bizantino che delle mete da Vip. Porto Cervo a giugno è cosi.. Attende quieta e con l’amaro in bocca che i nuovi venuti: i turisti pendolari e marsupi-ati la stuprino di nuovo per quelle due misere settimane; sotto gli occhi dispiaciuti di chi dalle sue belle ville di proprietà assiste allo scempio della globalizzazione low-cost. Loro, che con lo sguardo snob, degno di una nobiltà mai raggiunta,  li osservano mentre sparafleshano di foto centrate male il porto, intenti ad immortalare gli enormi panfili rigorosamente charter che ormai solo gli oligarchi russi: quelli che hanno saputo approfittare dello sgretolamento di un sogno,l’Urss ,possono permettersi.
I marsupiali passeggiano ciabattanti con laconico rispetto tra le boutique dai nomi altisonanti e i ristorante dall’aspetto parecchio costoso, così: come si trovassero al cospetto di un luogo mistico.. Sono ansiosi di incontrare qualcuno di famoso, tanto per passarci accanto. Ridacchiando compiaciuti al solo pensiero di poterlo raccontare “a casa” una volta tornati.. Qua ormai si vendono più gelati che bellini. Porto Cervo è come una escort stanca e invecchiata, che ha negli occhi le avventure conturbanti di un passato sottobraccio ai potenti; hanno ancora il suo numero ma non la chiamano più da molto tempo, troppo tempo è passato perchè lei ancora ci speri.
Porto Rotondo? Un ricordo.. lì dove un tempo lo struscio perpetuo di giovani ricchi, veri o finti che fossero, si accalcava in attesa di riversarsi in qualche night, c’è solo qualche sbandato che si agira smarrito con l’aria di qualcuno che vorrebbe domandarti: ”Dov’è la festa?”.. La festa è finita da un pezzo caro mio, come i soldi di chi accendeva quel siparietto vanziniano, e  ti dirò, anche allora non era poi un gran che.
Ricordo la mia prima volta da quelle parti, avevo sedici anni, e i “bei tempi” di quel posto erano già finiti, mormoravano i più grandi.. ”tanto per cambiare”, dicevo io , e pensavo tra me e me, mostrando la faccia di chi vuole dare l’idea di sapere, che ero come al solito colpevole di essere nato troppo alla fine degli anni ’80 e mi ero perso il rampante yuppismo all’italiana. Ma non mi importava più di tanto, ero comunque emozionato di esserci.. Finalmente. Che se ne dica, le storie dei posti sono di chi se le vive.
A quei tempi andavano i pantaloni a sigaretta colorati, tonalità pastello, le camicie ultra-slim fit con le cifre ben in vista, calzate nei pantaloni e sotto i mocassini coordinati di colori aberranti.. Troppo piccoli per sfoggiare pacchiani Audermars Piguet  d’oro, a causa di un educazione ancora troppo austera, ci riempivamo la bocca di sparate altisonanti , ci annodavamo i maglioni sulle spalle e osservavamo dal marciapiede davanti al Tartarughino con un pizzico d’invida, i “macchinoni” di chi scopava più di noi..Ferrari 360 e Lamborghini Gallardo  dai colori orripilanti che sgasavano in prima con donne facili e stratinte, sedute nel sedile del passeggiero con la faccia imbronciata. Una gara a chi salutava più “amici” in trasferta ci dava quella sicurezza frivola di chi alla fine non è proprio l’ultimo arrivato, ma non ci sarebbe comunque bastata per portarci a casa quelle bellissime stangone abbronzate, che socchiudono  le labbra in maniera vagamente conturbante e svampita  fingendo di non carpire lo sguardo di qualche calciatore, di qualche attorino o semplicemente di  qualche belloccio sulla trentina che pareva abbastanza in grana. Ci saremmo fatti di meglio, e senza pagare.. Ma a quei tempi era un miraggio, e ordinavamo timidamente champagne per farci notare comunque.. Tutti soldi buttati nella prospettiva di oggi, ma un gran divertimento allora per dei bambini ansiosi di essere guardati dai grandi.
Anni dopo, abbastanza cresciuto, ricadutoci per noia e nostalgica malinconia, fu un colpo levare il velo pietoso che celava le quinte dove si preparava ogni serata lo “spettacolo”. Mentre nell’ Italietta i soldi iniziavano a scarseggiare, gli States incubavano la crisi e le mode cambiavano, le Escort stipavano chilate di vestitini regalati, le Vuitton tarocche e fuggivano altrove, seguendo il profumo del denaro, e li rimaneva la serie B, di calcio, del jet Set, dell’industria, della movida, di tutto. Ero ospite di un amico che gestiva le pubbliche relazioni di uno dei locali più In di Porto Cervo, e già non percepivo più quel “salto”  che anni prima avrei bramato.. L’età rende coscienti della stupidità che spesso contorna i desideri dei bambini. Avevamo lasciato la villa di un amico e la comoda e composta ospitalità della sua famiglia per fare un po’ più di vita…Ma il cambio di sistemazione ci sarebbe costato lo svelare il trucco di un mago che nonostante i tempi che correvano riusciva, dopo tutto, ancora ad affascinarci.
Arrivati in questo appartamento carino per due coppie poco distante dal Piccolo Pevero, ci rendemmo presto conto di essere destinati ad una camerata. Le case dello staff delle pubbliche relazioni sono in generale un po’ tutte uguali, carine e accoglienti nelle foto e nei racconti, distanti e sovraffollate nella pratica..è la meritocrazia a decidere imparzialmente la tua destinazione. Se possiedi una vagina meriti di essere nell’ombellico del paese, se sei ospite e hai soldi da spendere, pure?.. per tutti gli altri ci sono sistemazioni di fortuna in luoghi limitrofi, a mezza collina, dove con 40 gradi centigradi non si sente neanche l’odore della brezza del mare, e dove leggere le indicazioni Arzachena, già ti fa pregustare la possibilità di un bel bagno per levarsi il sudore di dosso. Sconcertati ci sistemiamo in quello che potrebbe essere definito l’accomodamento della servitù, che non portiamo in villeggiatura con noi. Il salone da pranzo, o quello che prima dell’invasione doveva esserlo, è ingombro di vestiti, scarpe, locandine e oggetti  da casalinga per la cura della casa, qualche magnum di champagne pagate da altri poggiata qua e la a mo’ di trofeo e un disordine proibitivo per ispirare l’inizio di un vago riassetto, meglio lasciare tutto come sta, oltre a crollare qualcosa spostando una tessera del domino, potrebbero farsi una strana idea dei motivi per i quali siamo qui..Infondo dormiremo nella stanzetta della servitù, ma nessuno ha accennato ancora ad un compenso adeguato, e non ci accontenteremmo di essere liberi solo di giovedì. Quattro belle ragazze  (impegnate a primo impatto in una sostenuta lite interna di cui non conosciamo la natura) ci accolgo senza troppa cortesia, stanche e con i visi struccati e stressati da quella che scopriremo essere una vita da definire pressappoco “di  stenti “, per quelle che si danno tante arie quante se ne da, tornata al paese, una Velina scartata all’ultima eliminatoria. Una volta entrati in simpatia, date le nostre inaspettate, quanto consone e naturali buone maniere, ci confesseranno che mangiano pezzi di pizza da mesi, ogni tanto improvvisano una pasta malcondita perché nessuno vuole avanzare i soldi per fare una spesa completa e non dormono mai.. sono l’esempio della serie A delle ragazze immagine della Costa Smeralda, quelle che per buongusto si sistemano un gradino sotto le escort, e due gradini sotto le mantenute; si attestano comunque sul podio della “figa”. E questo le tranquillizza. Lavorano per un “Locale” e un “aperitivo” in uno degli stabilimenti in spiaggia, quando non sono impegnate a ballare come delle sceme a ridosso dei tavoli dei night per far spendere centinaia di euro a giovani e meno giovani polli che non gli piacciono.. Girano per aperitivi, spiagge e centri abitati meno battuti e conosciuti, con l’obiettivo di trascinare per mezzo di prevendite dagli slogan e le immagini promettenti, anonimi paganti disorganizzati o giovani ingenui che restano ammaliati da promesse di appuntamenti forvianti e mai mantenuti. Si pagano la benzina, si pagano i pasti frugali, non hanno tempo per andare dal parrucchiere e curarsi dall’estetista come sono abituate di solito.. alle lunghe indossano quello che capita e la loro artefatta bellezza sfiorisce lunaticamente. Devono farsi trovare al locale alle 10.00 p.m. e devono rimanerci a ballare e ad attizzare l’interesse di chi spende, senza essere confuse con delle mignotte, almeno fino alle 05.00 a.m. (rigorosamente sui tacchi), poi possono andare a fare colazione al PaninoGiusto con chi vogliono, e se non hanno ancora cenato, finalmente cenano. Poi si concedono baci appassionati con vacanzieri spesso differenti o con pr di altri locali e possibilmente altre città. Alle 6 a.m. tutte a casa. E alle 12.00 p.m. si ricomincia. Chi sgarra a casa e i soldi sulle percentuali a riscontro a settembre. Se chi le ha ingaggiate è in buona fede. Molti non lo sono.
Imbarazzati per questa triste scoperta, andiamo a fare la spesa anche per loro. Non accettiamo soldi indietro e ci osservano come degli alieni mentre sistemiamo le vivande e l’acqua (spesso assente) del frigorifero vuoto. Senza troppa fatica ci siamo fatti delle nuove amiche. Non ci passerà  nella mente mai neanche un momento di provarci con una di loro e portarcele a letto, le reputiamo sporche e sciatte, specchietti per allodole con una vista da principiante. E il fatto che ci passino o ci abbraccino mezze nude da mattina a sera non ci fa nessuno effetto, preferiamo ciarlare insieme dei loro amori di città o scambiarci consigli sessuali pour -parler  che non seguiremo. Infondo se noi non siamo di quelli che ci cascano con loro.. un motivo ci sarà. Pensiamo affranti ai ragazzi che hanno lasciato nelle città o in vacanza altrove che le chiamano insistentemente mentre fanno la doccia al volo e con l’acqua ormai fredda e che non sono in grado di percepire le loro bugie.. ma si lasciano abbindolare e credono che sia “tutto apposto”. Noi alle fidanzate, che non abbiamo, non permetteremmo mai di venire qui dentro.
In prossimità del tramonto, il mecenate da cui abbiamo ricevuto questo malaugurato invito compare, e perennemente al telefono ci porta al Phi Beach insieme ad una di loro, probabilmente quella che si fa. Oggi mi rendo conto che con l’avvento dei tag c’è qualcuno che lo ha ribattezzato PIEBeach, a quei tempi facebook ancora era cosa solo di Harvard, serebbe arrivato di li a poco. Un tempo era pieno di fascinosi 30enni rigorosamente scalzi che con Vilebrequin, camice di lino sbottonate e sciarpe di tessuti arabegianti intorno al  collo, ballavano con indosso  gli occhiali da sole a mo’ di revee dal tramonto a mezzanotte con un mojito in mano, per filare via su quad e vespedirezione ristorante, docciati e cambiati per ricominciare da capo in un altro locale fino all’alba. Adesso  un mischione di malcapitati passa la corda all’entrata senza essere annunciato, gente vestita bene, male, malissimo.. gente sfoggia slippini fluo,famiglie dotate di marsupio e tracolla con i bambini in groppa che scattano inutilmente le classiche foto (che scopriranno non esser venute) con macchinette compatte in direzione del tramonto giunto ormai al termine. Qualcuno indossa perfino calzini bianchi e ciabatte. I  vocalist già troppe volte derisi per le loro espressioni anglofone senza senso, stilano un resoconto dei presenti  a loro noti, che sono rimasti li anche quest’anno.. e ne narrano le imprese in soldi. Mentre camerieri non più cosi affaccendati sbadigliano sperando in uno spaghetto semplice e una bella dormita. Scappiamo..
In macchina guardando  attraverso il finestrino che cala, la gente che a piedi raggiunge macchine parcheggiate distantissime per sfuggire alle grinfie dei parcheggiatori dello stabilimento che reclamano ancora otto euro anche per una sola ora di sosta, mi interrogo su quale mente malata abbia potuto congegnare questa degenerazione del millantato divertimento. Pur di abbindolare chi imperterrito ci ricasca estate dopo estate, in ogni capoluogo economicamente valido dello stivale, intraprendenti gestori di locali di grido e dubbio gusto reclutano gregari ed adepti che sappiano reperire giovani e appariscenti scappate di casa, che provviste di un guardaroba senza troppo pretese ma comunque adeguato, siano disposte a lavorare per 60 giorni d’estate con la scusa di vedere la Costa Smeralda  e con la promessa di quattro soldi in cambio, per indurre figli morti di figa, e in cerca di esibizionismo, e imprenditori evasori fiscali, a spendere cifre scandalosamente  gonfiate per tavoli apparecchiati da bottiglie di champagne di svariati litri (e che quindi per via delle specifiche dovute alla pressione che l’anidrite carbonica imprime sul  vetro della bottiglia, vengono riempite con champagne misto a grandi quantità di semplice vino) nella speranza di riuscire a scoparsi ragazze che alla fine dei giochi preferiscono rubarsi baci promettenti con baristi palestrati e malpagati alle spalle dei loro ammiratori champagnoni con la lingua di fuori e la carta di credito scarrellata per pagare la camera in un albergo di lusso, dove si augurano di portare una che se le va bene, dorme in un pagliericcio di vestiti due mattonelle accanto alla porta della stanzetta da servitù dove hanno sistemato a me. “Che storia assurda”..
Mentre passeggio per quello che dovrebbe essere un paese, ma che in fin dei conti non è altro che il set cinematografico di un centro commerciale di grandi marche all’aperto con un porto adiacente, noto facce appese di ragazzi che temono di tornare a casa senza una lira, in cambio di aver sacrificato l’estate in un posto che non gli piaceva neanche tanto, dormendo in una stalla. Sono posizionati agli angoli strategici come piantoni e pali prima di una rapina, hanno in mano cartoncini dove vorrebbero scrivere un nome a caso con un +10 che sperano verrà riscontrato, ma nella migliore delle ipotesi scrivono 3 omaggi donna, due ridotti.. Non gira una lira, per entrare in un locale ci vogliono 60 euro da queste parti, e chi c’ha i soldi di certo non passa per loro..ahime, li compiango e mi bevo un bicchiere di whisky in ogni bar in cui mi imbatto che non è stato ideato per assomigliare ad una gioielleria. Qualcosa mi suggerisce che stasera ne avrò bisogno. Arrivato al locale, della fila di super car rare e bellissime che un tempo ingombravano il parcheggio riservato ai clienti affezionati, è rimasto poco e niente, tutti pezzi da macellaio, roba in leasing, colori vivaci e abbinamenti di interni veramente pessimi, mi domando se non facciano i cataloghi in Breil.. poi mi ammonisco stupidamente:” i ciechi non guidano! Davide..” – “Ok ,ma non ordinerebbero nemmeno una macchina di questo colore se lo facessero..”, lascio stare. Mi fanno saltare la fila passando sulla sinistra dall’uscita e mi presentano a non so chi, come se fossi chissà cosa, che non sapendo cosa dire mi sorride facendo finta di conoscermi da anni, per non fare la figura dell’idiota. Questo saluto almeno mi assicura di poter beneficiare per tutta la sera dei servizi tutta via sotto livello per i prezzi che costano di questo locale un tempo cosi blasonato..
Avendo iniziato a frequentare altri luoghi di villeggiatura adesso mi vesto decisamente in maniera più radical e freak.. rispetto ai vecchi tempi. Mocassini sdruciti, jeans stretti ma comodi con una camicia di lino che a mo’ di poncho e i capelli sporchi ancora di salsedine e tutti arruffati.. di ciò che avrei  indossato qui da piccolo porto solo un orologio costoso che al tempo non possedevo, che è un esauriente biglietto da visita per fare comunque parte del club.. Come ho spesso ripetuto, i tempi sono cambiati e con loro sono calate anche le pretese di chi seleziona gli ospiti. E poi in Costa Azzurra si fa così.. che ne sanno questi penso in maniera snob e pietosa allo stesso tempo. I traguardi del cretino, mi ammonirò negli anni a venire.
Qualunque cosa mi offrano da bere non basta a non farmi apparire repellente ogni persona che mi viene presentata come il nuovo qualcosa del qualche caspita di qualche dove, ma anzi mi invita a rendermi sempre più volutamente ridicolo e sfacciato con chi mi passa accanto, decido di cercare di farmi cacciare o di attaccare briga tanto è poco il divertimento che appesta questo luogo.. babbione ballano con oliate parodie di tornisti con il sogno del cassetto di rinascere Fabrizio Corona. Babbioni ballano con giovani ragazze dell’est  che su tacchi altissimi mi appaion’ come pale eoliche lasciate a invecchiare nel posto sbagliato. Quello che rimane dei  vip o di chi si vuole spacciare per tale sono tutti stipati in un complesso di baldacchini dove vanno e vengono fiaccole scintillanti e puzzolenti. Non c’è l’ombra di uno spacciatore, ma molti si confanno a quello stile, e tutti tirano su sgarbatamente come dopo un ora di pianto infantile. La musica è commercialmente associabile a una stazione radio e il vocalist ha sempre un cognome da dire…annota i Cristalli (bottiglie di Cristal) che escono dalla cambusa come l’arbitro di un match di tennis ricorda il punteggio. Incontro le mie coinquiline che non possono concedermi troppo tempo perché sono impegnate con una banda di napoletani che portano tatuaggi da galeotto e scommetterei  che abbiano pagato il traghetto con l’ultima rapina al supermercato andata a segno. Mi dileguo. Passo il resto della serata in veranda a calarmi di Gin&Tonic in compagnia del nord, superstiti, che conobbi un tempo, scambiandomi aneddoti dei tempi che furono, e ascoltando disinteressato le speranze che nutrono per  una ripresa in Sardegna, dove hanno proprietà immobiliari di valore che adesso non saprebbero a chi rifilare.
Il locale inizia a svuotarsi, le solite canzoni revival inducono a cantare chi ancora non ha trovato nessuno da portarsi in barca, o nella peggiore delle ipotesi  per imboscarsi nella distesa del parcheggio.
Andiamo a fare colazione.. e li tutti gli esuli, sopravvissuti  dalle champagnate nei vari locali della costa si uniscono in una caciara di cazzate e cafonaggine sguaiata che col sorgere del sole si fa sempre più nauseabonda e spaventosa. Maschere di cerone all’etto  e camice segnate ampiamente del sudore vengono sfoggiate da gente totalmente ignara della composizione che stanno subendo sotto i postumi dell’alcool.. l’educazione è un optional che si è estinto dall’ora di cena, quando i soldi hanno preso il posto della legge, nel tratto di riva che da Golfo Aranci a Baia Sardinia, e mentre pago un toast e una minerale 12 euro, scorgo alle mie spalle un panzone con le scarpe sformate da quella che in un altro secolo sarebbe stata riscontrata come gotta, ma che oggi viene indulgentemente considerata  “pienezza del benessere” da chi è sovrappeso e da chi ci finisce a letto.. che ordina due cristale? e una cinquantina di cornetti e che inizia a regalarli a persone che non li vorrebbero…autoproclamandosi Re della Costa Smeralda, proponendosi di pagare il conto di tutti in cambio di un bacio dalla moldava che ha avuto lo spirito imprenditoriale di incollarselo.. per ora. Mi infilo i miei occhiali di tartaruga,che erano rimasti nella tasca, e attraverso loro ristendo quel velo pietoso che mi sono concesso di svelare.. sprofondo nel divanetto mentre penso al volo che domani mi libererà da questo posto,dove non tornerò mai più ;e  penso all’infanzia traviata di questo ciccione insicuro e spendaccione, penso ai genitori dell’esile moldava che lo abbraccia, penso alle mie coinquiline che si tengono per mano con le loro conquiste serali, e ai loro ragazzi che si tengono l’anima in pace altrove.. e mi dico “ecco, l’Aga Khan finirà a rivoltarsi nella tomba”.

dbAnche se i fatti narrati sono ispirati ad avvenimenti realmente accaduti, riferimenti a fatti luoghi e persone sono puramente casuali.LeGothablog copyright

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